RAPPORTO IMMIGRAZIONE 2020

Caritas-Migrantes: nessun allarme sanitario Covid ricollegabile alla presenza di stranieri in Italia

Secondo l’indagine, la prevalenza di casi positivi è analoga a quella della popolazione generale e con una distribuzione geografica dei casi che mostra un gradiente Nord-Sud conforme a quello osservato nel Paese

di Andrea Carli

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Secondo l’indagine, la prevalenza di casi positivi è analoga a quella della popolazione generale e con una distribuzione geografica dei casi che mostra un gradiente Nord-Sud conforme a quello osservato nel Paese


4' di lettura

Non c'è stato in questi mesi di emergenza Covid alcun allarme sanitario ricollegabile alla
presenza di cittadini stranieri in Italia. È quanto sottolinea il XXIX Rapporto Immigrazione 2020 dal titolo: “Conoscere per comprendere” redatto da Caritas Italiana-Fondazione Migrantes, presentato oggi. La prevalenza di casi positivi è analoga a quella della popolazione generale e con una distribuzione geografica dei casi che mostra un gradiente Nord-Sud conforme a quello osservato nel Paese.

Il Rapporto chiama a conferma di questo quadro un monitoraggio condotto dall'Inmp (Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti ed il contrasto delle malattie della povertà) sui casi di positività al Covid-19 fra gli stranieri presenti nel sistema di accoglienza per richiedenti asilo in un periodo che va dall'11 maggio al 12 giugno di quest’anno. Su 59.648 immigrati accolti, sono stati confermati 239 positivi, lo 0,4%, distribuiti in 68 strutture, nel 97,1% al nord, in particolare in Lombardia (27,9%) e in Piemonte (22,1%). In totale sono state monitorate 5.038 strutture di accoglienza sulle 6.837 censite dal ministero dell'Interno, con una copertura pari al 73,7% e la copertura stimata rispetto al numero degli ospiti presenti è stata di circa il 70 per cento.

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Presenza stranieri, trend in diminuzione

Il rapporto Caritas Italiana - Migrantes fornisce un quadro complessivo dell’immigrazione in Italia. «Se fino a un decennio fa - si legge nel documento - l'aumento della popolazione straniera seguiva un ritmo significativo, da qualche anno il trend è in diminuzione (dal 2018 al 2019 appena 47mila residenti e 2.500 titolari di permesso di soggiorno in più), accompagnato da altri segnali “negativi”, come la diminuzione delle nascite (da 67.933 nel2017 a 62.944 nel 2019) e le minori acquisizioni di cittadinanza (passate da 146 mila nel 2017 a 127 mila del 2019)». Il 5 ottobre il Consiglio dei ministri ha dato il via libera a un nuovo decreto che interviene sul sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati e sulle diverse forme di protezione internazionale.

L’India “supera” una nazionalità storica: le Filippine

Stando ai dati forniti dal ministero dell'Interno, continua l’indagine, «i permessi di soggiorno validi al 1° gennaio 2020 sono 3.438.707, il 61,2% dei quali è stato rilasciato nel NordItalia, il 24,2% nel Centro, il 10,8% nel Sud e il 3,9% nelle Isole. I cinque Paesi diprovenienza prevalenti fra i titolari di permesso di soggiorno sono, nell'ordine,Marocco (circa 400 mila cittadini), Albania (390 mila), Cina (289 mila), Ucraina (227mila) e India, che con poco meno di 160mila soggiornanti ha superato una nazionalità storica come le Filippine. Considerando, invece, il dato complessivo sui cittadini stranieri residenti in Italia
(compresi, dunque, i cittadini comunitari), che in base alle elaborazioni
Istat al 1° gennaio 2020 ammontano a 5.306.548 (con un'incidenza media sulla
popolazione italiana dell'8,8%), la maggior quota è rappresentata dai rumeni
(1.207.919)».

Più inserimenti stabili

«I motivi dei permessi di soggiorno - si legge ancora nel rapporto - confermano la tendenza all'inserimento stabile, in quanto, in relazione alla durata, la maggior parte dei permessi è a lunga scadenza (62,3% del totale); mentre quelli di breve durata si attestano sul 37,7%. Stando ai motivi del soggiorno, si conferma la prevalenza di quelli familiari (pari al 48,6% del totale), seguiti da quelli lavorativi (41,6%). Terzi per volume i permessi collegati all'asilo e alla protezione internazionale (5,7%) e quarti quelli per studio (appena l'1,5%).

I nodi “classici” del mercato del lavoro

Per quanto riguarda il mercato del lavoro, «l'occupazione dei cittadini stranieri continua a dare segnali di crescita, ma al contempo non registra significativi avanzamenti nella qualità del lavoro». Permangono nodi come «la tendenziale concentrazione in alcuni specifici settori, in cui le qualifiche e le mansioni ricoperte sono per lo più a un basso livello professionale o contrattualizzate a tempo (o con modalità precarie); le conseguenti differenze retributive con i lavoratori italiani, la ancora scarsa partecipazione delle donne(soprattutto di alcune nazionalità) al mercato del lavoro, l'adibizione a lavori manuali, con scarsa preparazione anche rispetto ai rischi per la sicurezza e, ancora, le scarse prospettive di crescita professionale dei più giovani, anche essi avviati, almeno stando alle attuali tendenze, a riprodurre le modalità occupazionali della generazione precedente».

Gli stranieri sono il 10,7% degli occupati

Fin qui i nodi “strutturali”. I numeri parlano di 2.505.000 i lavoratori stranieri in Italia, che rappresentano il 10,7% degli occupati totali nel nostro Paese. Il tasso di occupazione straniera si attesta intorno al 60,1%, superiore al 58,8% degli autoctoni; parallelamente, il tasso di inattività degli stranieri extra-UE (30,2%), per quanto elevato, risulta comunque inferiore a quello italiano (34,9%).La retribuzione media annua nel 2019 dei lavoratori
extracomunitari è inferiore del 35% a quella del complesso dei lavoratori (14.287 euro rispetto a 21.927 euro).

In crescita gli studenti con cittadinanza straniera

Un passaggio dell’indagine è sulla scuola: «La presenza degli alunni stranieri si attestacome una componente sempre più fondamentale e consistente: nell'anno scolastico 2018-2019 la perdita di 100mila studenti italiani (-1,3%) dovuta al calo della natalità è stata compensata da un aumento di studenti con cittadinanza straniera, per lo più di secondagenerazione, di quasi 16 mila presenze rispetto all'anno precedente (+1,9%) raggiungendo un totale di circa 860 mila unità ossia il 10% del totale della popolazione scolastica».

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