Sei storie fatte di oro, organizzazione e umanità

5/7Olimpici

Carlotta Gilli / «Il nuoto mi ha dato una strada: arrendersi non è mai un’opzione»

(REUTERS)

Carlotta da Moncalieri, nostra signora delle medaglie. Ai Giochi, il mondo ha scoperto Emma McKeon, l’australiana che ha vinto da sola sei medaglie e ora, alla Paralimpiade, Carlotta Gilli, sei gare e cinque medaglie fra cui due ori. Il tesoretto di cinque medaglie è di poche elette: con Carlotta, quel mostro sacro di Jessica Long, la nuotatrice brasiliana Maria Carolina Gomes Santiago e l’ucraina Yelyzaveta Mereshko. Vent’anni, originaria di Moncalieri (Torino), è ipovedente a causa della sindrome di Stargardt, una retinopatia degenerativa. Ha iniziato con i normodotati, poi il nuoto paralimpico di cui è diventata regina: «Con il passare dei giorni e delle vasche è diventato un vero e proprio amore» ma, intanto, la malattia faceva i suoi danni: « Vedevo benissimo, ora solo 1/10 ma arrendersi non è un’opzione e il nuoto mi ha dato una strada, una corsia. Arrendersi non è mai un’opzione». Nei 100 farfalla, le è bastata la subacquea per prendersi l’oro e poi è stata una marcia trionfale nell’acqua con record paralimpico. Ha preceduto l’altra azzurra, Alessia Berra, e l’inno d’Italia, cantato insieme sul gradino più alto del podio, rimane una delle immagini più significative di Tokyo. Dai 200 misti Carlotta è riemersa quasi incredula dell’oro e del record del mondo: «Studio Psicologia all’Università di Torino, faccio parte delle Fiamme Oro e il mio sogno è di essere la prima atleta paralimpica a venir arruolata e diventare effettivamente una poliziotta, magari con mansioni attinenti alla laurea che sto prendendo». Ma, ora dopo le fatiche di Ercole all’Aquatics Centre, sa che a casa la aspetta una bella cheesecake alla Nutella.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti