Industria

Carlyle conferma l’interesse per Officine Maccaferri, entro due settimane il nuovo piano

Nuova finanza per 45 milioni, interessi più bassi e le spese per i consulenti a carico del fondo. È il piano che Carlyle strategic partners sta mettendo a punto per salvare Officine Maccaferri

di Ilaria Vesentini

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Nuova finanza per 45 milioni, interessi più bassi e le spese per i consulenti a carico del fondo. È il piano che Carlyle strategic partners sta mettendo a punto per salvare Officine Maccaferri


2' di lettura

Ci vorranno un paio di settimane, ma Carlyle e co-investitori del veicolo AHG sono al lavoro per rivedere il piano di salvataggio di Officine Maccaferri, rigettato dal Tribunale di Bologna, e ripresentarlo prima delle ferie estive. Consulenti ed esperti esterni del fondo americano di private equity confermano infatti non solo l'interesse a rilanciare lo storico gruppo industriale della famiglia Maccaferri investendo capitali, ma anche l'adesione di tutte le principali classi di creditori – banche in primis - al modello costruito per la ristrutturazione finanziaria, con un finanziamento ponte prededucibile di 60 milioni di euro (che sarà ridotto, nella nuova versione, a 40-45 milioni di euro per garantire la continuità aziendale più altri 10-15 milioni di liquidità che AHG fornirà in un secondo step) per poi arrivare al controllo di oltre l'80% dell'azionariato e la parallela uscita della famiglia Maccaferri.

I punti contestati
I punti contestati dai giudici emiliani si riferirebbero infatti ad aspetti tecnici che AHG sta correggendo, tra cui l'esclusione di alcune spese di consulenza dal calcolo dei costi del prestito e la rinuncia ad ulteriori garanzie reali sulla holding Seci e controllate.

Fonti vicine a Carlyle riferiscono che si tratta di una delle operazioni più complesse gestite dal fondo americano, che amministra asset per oltre 217 miliardi di dollari su scala mondiale, e che anche l'indagine penale sulla holding Seci (che oggi controlla il 100% di Officine Maccaferri) per bancarotta fraudolenta avviata dai giudici bolognesi non sposta la decisione strategica di scommettere a lungo termine sul gruppo industriale, leader mondiale nel settore dell'ingegneria ambientale e del consolidamento del suolo.

La subholding Officine Maccaferri conta oggi 70 aziende nel mondo, 2.700 dipendenti (di cui 270 a Bologna e 80 dipendenti della casamadre che ha presentato lo scorso maggio domanda di concordato preventivo) e ha chiuso il 2019 con 490 milioni di euro di ricavi, più o meno la metà del fatturato della galassia Seci.

I problemi del gruppo non nascono dal mercato ma dalla tensione finanziaria, perché sui bilanci gravano 250 milioni di debiti, di cui 190 legati al bond in scadenza al 2021, in mano oggi per il 54% proprio ad AHG, che gioca quindi il ruolo di primo bondista e primo creditore della società bolognese.

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