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Carne, calano i consumi (non gli euro spesi) e i prodotti veg salgono al 4% del mercato

Secondo un report Ismea cala la quantità di carne rossa acquistata ma rimane costante la spesa in valore sostenuta. Cresce il mercato delle “alternative” vegetariane

di Emiliano Sgambato

Aggiornato il 27 luglio 2022 alle ore 8:30

Alimentazione, Sondaggio Aisa: 61% acquista carne in base a tipo allevamento

2' di lettura

Cala del 5,6% la quantità di carne bovina acquistata dagli italiani nei primi cinque mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2021. Secondo un report di Ismea, si conferma quindi una tendenza che già si era registrata lo scorso anno (-2,1%): un trend che però «si distingueva dalla situazione attuale per i volumi delle vendite in positivo (+5,4%) rispetto alla situazione pre-covid». La spesa in euro è rimasta invece sostanzialmente invariata, sintomo dell’aumento medio dei prezzi, e al contempo degli effetti che l’inflazione può avere sulle scelte di consumo delle famiglie.

Ad aumentare nel carrello sono invece i prodotti a base vegetale proposti come alternative della carne (il sempre più ampio mondo della cosiddetta fake meat e gli altri sostitutivi proteici) che mettono a segno +14,8% dopo il +21% registrato nel 2021 rispetto alla media pre-Covid (anni 2108-2019). Si tratta di un comparto arrivato a rappresentare ormai il 4% della torta totale delle “carni”. Ismea nota come si tratti di aumenti facilitati dalle piccole dimensioni del mercato che, tuttavia, «sono in grado di fornire indicazioni chiare sulle tendenze espansive di questa nicchia».

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La fotografia generale scattata al settore delle carni rosse ben riflette le conseguenze dell’aumento dei costi di alimentazione animale: viene infatti macellato un maggior numero di capi ma con un peso medio inferiore. I prezzi al macello sono in risalita fino a +33% e sopra le medie stagionali rispetto ai precedenti anni, una corsa trainata anche dalle dinamiche degli altri Paesi europei. Ma la tendenza al rialzo dei prezzi è un trend che va oltre il breve periodo, come testimoniato anche dal precedente report Ismea sul settore. È anche vero che per avere un trend più chiaro occorrerà aspettare il consolidarsi degli effetti della ripartenza dei consumi fuori casa, che possono ovviamente influire sia sull’offerta sia sulla composizione della spesa (per tipo e quantità).

Intanto però peggiora il clima di fiducia degli allevatori, «preoccupati soprattutto dalla corsa dei prezzi delle materie prime che, associati alla perdita di potere di acquisto dei consumatori, potrebbe rilevarsi catastrofico per un settore da tempo in equilibrio precario», conclude Ismea.

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