Report Ismea

Carne di coniglio: produzione italiana in calo di un terzo in 10 anni

I consumi domestici sono risaliti nell’ultimo anno e mezzo, ma pesa il calo del fuori casa. Le importazioni valgono meno del 10% e sono calate del 50% nel decennio.

di Emiliano Sgambato

(meryll - stock.adobe.com)

3' di lettura

Il trend di mercato per la carne di coniglio in Italia nel 2021 prosegue nel calo registrato negli ultimi anni e, anzi, le restrizioni che hanno colpito la ristorazione hanno tolto uno sbocco importante a una carne che è legata a preparazioni tradizionali e non di facilissima realizzazione casalinga. Vero è che gli acquisti nei supermercati sono aumentati nel 2020, ma si tratta probabilmente solo di un traino dovuto alla crescita generale delle vendite alimentari durante il lockdown e, appunto, al calo del fuori casa. È il quadro del settore cunicolo tracciato da un record di Ismea, secondo cui «la filiera cunicola nazionale è in sofferenza oramai da diversi anni e la crisi dei consumi non sembra arrestarsi».

In Italia sono allevate circa un milione di coniglie fattrici all’anno in circa 8mila allevamenti di cui 1.500 “professionali». Le regioni con maggiore specializzazione sono Veneto (oltre il 40% di produzione), Piemonte, Lombardia, Friuli ed Emilia-Romagna dove operano allevamenti di medio grandi dimensioni.

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I dati Istat sulle macellazioni industriali – che quindi non rilevano l’allevamento per autoconsumo e il commercio locale che secondo Ismea «rappresentano una quota difficilmente stimabile ma sicuramente di un certo rilievo» – mettono in evidenza una contrazione della produzione nell’ultimo decennio del 32%.
Dopo la riduzione della produzione nazionale del 4,4% nel 2020 rispetto al 2019 nei primi sette mesi del 2021 si registra una nuova contrazione dell’offerta del 4,6% rispetto all’analogo periodo del 2020.
«La disaffezione al consumo della carne cunicola e la conseguente contrazione della domanda – nota Ismea – si riflette in misura evidente anche nei dati di importazione che, pur rappresentando solo una piccola quota del mercato (inferiore al 10%) nel giro di dieci anni mostrano una contrazione del 50%».

Sul mercato interno però, Ismea evidenzia «una buona ripresa nel 2020 (+11,3% i volumi rispetto al 2019) che si protrae anche nei primi nove mesi del 2021, con volumi incrementati di un ulteriore 1,9% rispetto a quelli già in aumento del 2020. Tale tendenza positiva è da ascriversi però esclusivamente al “travaso” dei consumi “fuori casa” a quelli tra le mura domestiche, per le disposizioni legate al contrasto della diffusione del Coronavirus in vigore da marzo 2020 a maggio 2021. Essendo infatti diminuita la produzione interna, così come le importazioni, è facilmente deducibile che i consumi apparenti interni totali siano diminuiti; tuttavia, va considerato che è mancato lo sbocco del canale horeca e sono mancati totalmente i consumatori stranieri, pertanto, l’incremento del consumo avvenuto esclusivamente tra le mura domestiche sottolinea l’affezione di una nicchia di consumatori al prodotto».

Ismea sottoline anche come la carne di coniglio, più di altre, «ha sofferto la mancanza di sbocco del canale della ristorazione, dove era presente in maniera piuttosto diffusa, con ricette tipiche, spesso legate al territorio, difficilmente replicabili in casa nei tempi brevi di preparazione odierni».

Nel mondo si producono ogni anno circa 884 mila tonnellate di carne di coniglio (Fao 2019). La Cina da sola ne produce oltre 477 mila tonnellate, pari a poco più della metà della produzione mondiale. L’Europa è il secondo produttore. Sono circa 13,8 milioni i conigli presenti negli allevamenti dell’Unione Europea. Il 2,9% in meno rispetto a 5 anni prima, quando erano oltre 14,2 milioni.

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