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Carne rossa, un italiano su due la mangia una o due volte alla settimana

Solo il 30% degli intervistati assaggerebbe farina di insetti (l’8% se si parla di insetti interi), mentre si scende al 25 % se si parla di disponibilità a provare la carne sintetica

di E.Sg.

(Adobe Stock)

2' di lettura

Quasi un consumatore su due (il 48,5%) mangia carne rossa 1-2 volte alla settimana e uno su tre (il 33%) meno di una volta/settimana, mentre il 46% mangia quella bianca una volta o meno a settimana e il 40% due o tre volte a settimana. Inoltre il 65% risulta propenso a ridurne le quantità, da sostituire con legumi e/o prodotti a base di legumi (84%), pesce (67%), uova (46%), cereali e derivati (33%), formaggi (26%), funghi e derivati (17%) e alghe e derivati (9%).

Il risultato è che «tra i prodotti alternativi alle proteine animali prevalgono i derivati da legumi – burger, polpette, pasta – e il 65% li ha consumati in passato o li consuma». Sono le tendenze che emergono da un’analisi dei ricercatori del Crea Alimenti e Nutrizione in occasione della V Giornata della Nutrizione, in programma il 15 novembre e dell’incontro “Fonti proteiche 2050: quale futuro? Convenzionali o alternative, ma soprattutto sostenibili”, organizzato presso il centro Crea di Via Ardeatina a Roma.

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Lo studio del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria è stato condotto con un questionario per valutare l’opinione e la percezione dei consumatori in merito ai prodotti analoghi o alternativi alle proteine di origine animale.

Per quanto riguarda fonti proteiche lontane dalla nostra tradizione, dall’analisi Crea prevale la diffidenza: solo il 30% degli intervistati assaggerebbe farina di insetti (il dato precipita addirittura all’8% se si parla di insetti interi), mentre si scende ancora al 25 % se si parla di disponibilità a provare la carne sintetica.

I risultati del questionario hanno interessato persone di età compresa fra i 30 e i 59 anni (65%), residenti nel Lazio (51%) e con titolo di studio elevato (laurea o superiore) (67%), in prevalenza donne (73%). Si dichiarano onnivori (90%) e, solo in minima parte, vegetariani (5%) e vegani (meno dell’1%). Gusto (61%), salute (56%) e caratteristiche nutrizionali (51%) guidano le scelte alimentari degli intervistati, mentre seguono distanziati costo (38%), tutela dell’ambiente (22%) e praticità d’uso (20%).

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