Analisi

Caro benzina, chi specula davvero sugli automobilisti e perché?

L'emergenza dei carburanti alle stelle e le ragioni di una crisi

di Pier Luigi del Viscovo

(ANSA)

3' di lettura

Automobilisti e autotrasportatori stanno pagando la benzina e il gasolio fino a 30/40 centesimi in più. Questo è un danno e genera due reazioni. Primo, chi e come può abbassare questi prezzi? Secondo, chi e perché ha causato questo picco? L'ordine delle domande sarebbe invertito, ma nella nostra economia finto-liberista quando il mercato non garba si invoca l'intervento dello Stato, in forma di coercizione di qualche operatore o più direttamente erogando soldi a chi è colpito.

A conferma e conforto, l'intervento è arrivato, con un sacrificio di 25 centesimi sulle accise che, ricordiamolo, non sono soldi pubblici ma soldi dei contribuenti, che dunque non li pagheranno attraverso i rifornimenti ma in altre tasse e imposte. A parte ciò, e a ulteriore riprova della natura politica e non economica del provvedimento, non si capisce quale sarebbe l'automatismo per cui il minor carico fiscale dovrebbe riflettersi sui prezzi. I prezzi dei carburanti sono liberi da decenni e chi ne è proprietario può venderli al prezzo che il mercato gli paga. Altro sarebbe stato se il Governo avesse optato, ma siamo al periodo ipotetico del terzo tipo, per un eccezionale e limitato nel tempo ritorno alla determinazione del prezzo alla pompa.

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Tuttavia, è molto probabile che automobilisti e trasportatori troveranno un ribasso sensibile. Quanto? Nessuno può dirlo. Anche ammesso che sia quel quarto di euro, rispetto a cosa? Chi ricorderà al centesimo quale fosse il prezzo della tale pompa, self-service o servito, in quella stessa ora del giorno di una settimana o dieci giorni prima? Quando? Non si sa. Ci sono tempi tecnici nella catena di fornitura. I carburanti attualmente stivati sotto le pompe sono già stati pagati dai gestori con le accise piene pre-decreto. E così sarà finché non sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Un gestore che vendesse quella benzina a 25 centesimi in meno ce li metterebbe di tasca sua. Eppure, nel week-end la notizia era che minacciassero la serrata contro la decisione del Governo. Oggi è cambiata in un più morbido “ci vorranno dei giorni per adeguare”.

La notizia vera invece è che i gestori hanno chiesto espressamente al Governo di fornire concrete indicazioni operative, affinché le minori accise potessero essere immediatamente ribaltate alla pompa attraverso un credito d'imposta, senza aspettare i nuovi acquisti post-decreto. In mancanza, quella benzina pagata con accise alte sarebbe rimasta in pancia ai gestori.

In pratica, su quel carburante già nelle stive lo Stato ha già incassato un'accisa piena e lo sconto di 25 centesimi l'avrebbe offerto il benzinaio. Questo modo approssimativo e parziale di informare si incastra nella seconda domanda: chi e perché ha causato questo picco? C'è un danno per automobilisti e trasportatori e serve un colpevole. Il cittadino sa dell'esistenza di due soggetti, il gestore dove fa il pieno e la compagnia petrolifera, nazionale o straniera, che gli fornisce l'insegna e parte, solo parte, dei carburanti. Ma non è nessuno dei due e la catena è più complessa di così. Ci sono trader di greggio che operano sui mercati, a Genova per il Mediterraneo e a Rotterdam per il Nord Europa. Sono soggetti privati che operano e sì, speculano, nel senso che con i loro soldi scelgono di acquistare e vendere per profitto. Non è illegale, salvo i casi previsti dall'articolo 501 bis del codice penale e spetterà alla magistratura stabilirlo.

Era a loro il riferimento del Ministro. Ed è per loro che il prezzo dei carburanti non corrisponde alle quotazioni del petrolio, come qualcuno vorrebbe.C'è poi tutto il sistema nazionale di trasformazione e distribuzione di prodotti petroliferi, da anni insufficiente a soddisfare la domanda del mercato. A seguito delle politiche ambientaliste, che scoraggiano ogni forma di investimento e anche di manutenzione importante degli impianti, la capacità di raffinazione si è ridotta di circa il 60%. Oggi la nostra offerta, che un tempo veniva anche esportata in Europa, dipende in parte dalle importazioni sul mercato spot, precario per definizione e soggetto a speculazioni. Automobilisti e trasportatori potranno beneficiare di questo obolo di un quarto di euro, ma nel prossimo futuro non è difficile prevedere ulteriori crisi sui prezzi dei carburanti. Perché? Perché questa è la realtà. Prima la vediamo e prima ci adattiamo, scordando i sogni di quando dormivamo sereni. Persone e merci si devono muovere e serve il carburante. Come ha suggerito anche Elon Musk: dateci dentro con i fossili sennò vi impoverite e non potrete acquistare le Tesla. È suonata la sveglia.

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