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Caro bollette: ecco il piano del Governo per ridurre gli aumenti di luce e gas

La riunione dovrebbe essere convocata giovedì prossimo per il via libera al provvedimento che proverà a ridurre di un terzo l’impatto da 9 miliardi degli aumenti in arrivo (le previsioni parlano di un 40% per l’elettricità e di un 31% per il gas)

di Celestina Dominelli

Clima, Draghi: "Determinati a proteggere piu' deboli da costi, come le bollette"

3' di lettura

L’ammontare definitivo delle risorse che il governo si prepara a mettere in campo per ridurre di almeno il 30%, come anticipato da questo giornale (si veda il Sole 24 Ore del 17 settembre), i rincari di luce e gas, si saprà, con molta probabilità, solo alla vigilia del Consiglio dei ministri. La riunione, salvo cambi dell’ultima ora, dovrebbe essere convocata giovedì prossimo per il via libera al provvedimento che proverà a ridurre di un terzo l’impatto da 9 miliardi degli aumenti in arrivo - le previsioni parlano di un 40% per l’elettricità e di un 31% per il gas - sulle bollette degli utenti in maggior tutela (famiglie e microimprese).

Tecnici al lavoro per individuare le coperture

In queste ore i tecnici sono al lavoro per individuare le coperture al Dl: una parte (si parla di circa 750 milioni) dovrebbe arrivare dalle aste della CO2 che, già a luglio, hanno contribuito a sterilizzare parzialmente gli aumenti.

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La tranche più consistente sarà recuperata dal Mef a valere sulle risorse avanzate dai tiraggi ridotti delle misure anti-crisi predisposte dall’esecutivo per fronteggiare la pandemia (leggi bonus). E sarà l’entità di questa fetta a determinare il valore finale del decreto: il range entro cui ci si muove al momento è 3-3,5 miliardi.

Fin qui il perimetro della misura “tampone” che dovrebbe essere approvata giovedì dal Cdm e che replicherà il meccanismo già messo in pista a luglio: vale a dire il taglio “una tantum” degli oneri di sistema (in particolare la componente Asos che copre soprattutto i costi per il sostegno delle rinnovabili). Gli oneri, nell’ultimo aggiornamento trimestrale, pesavano per il 10,7% sul totale della spesa per la fornitura dell’energia elettrica (e il 4,7% sul gas). Le imposte, invece, intese come Iva e accise erano pari al 12,6% nella bolletta della luce (2,9 centesimi di euro rispetto ai 22,9 cent che paghiamo per ogni kilowattora consumato), mentre incidevano molto di più nell’esborso per il gas dove vanno conteggiate anche le addizionali regionali: il 35,6% di tutta la bolletta (30,2 centesimi a fronte degli 84,7 cent per metro cubo di gas utilizzato).

Lo strumento da utilizzare

È la conferma, insomma, che il quadro è diverso tra i due binari e che comunque una reale boccata d’ossigeno può arrivare - come chiedono da tempo le Authority (Arera e Antitrust) e come ha ribadito in questi giorni anche il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, impegnato in prima persona sul dossier -, solo da una rivisitazione profonda delle voci presenti nella bolletta. Al momento, l’unica certezza è l’approdo finale che dovrebbe essere il Documento di economia e finanza (Def) anche se si sta ancora decidendo se inserire la revisione strutturale in uno dei collegati alla legge di bilancio, tra le riforme da attuare, o dentro la manovra per rendere possibile la sua entrata in vigore già dal primo gennaio. Il nodo sarà sciolto da qui alle prossime settimane, ma è chiaro a tutti che la materia è complessa ed è impossibile arrivare alla soluzione del rebus in tempi strettissimi.

Rimandato il restyling delle bollette

Per questo alla fine si sarebbe scelto di replicare lo schema di luglio per attenuare da subito l’impatto dei rincari in arrivo e posticipare invece il restyling profondo. Ma quale riforma? Anche qui il ventaglio delle possibilità è aperto e i tecnici stanno incrociando soluzioni e scenari per capire quale potrebbe essere il mix più efficace. Le ipotesi al vaglio sono diverse, ma tutte devono essere attentamente ponderate. Una ricetta, come propone da tempo l’Autorità per l’energia, le reti e l’ambiente, potrebbe essere quella di finanziare una parte degli oneri con la fiscalità generale, cominciando per esempio dalle voci che non sono propriamente legate ad obiettivi di sviluppo ambientalmente sostenibile (in primis, messa in sicurezza del nucleare e regimi tariffari speciali per le ferrovie).

Resta, poi, in piedi anche la via di un taglio/sterilizzazione dell’Iva che, però andrebbe attentamente ponderato per non incorrere nel cartellino rosso dell’Europa e per garantire un gettito significativo. Infine, c’è il capitolo della possibile estensione del bonus sociale, lo sconto in bolletta garantito alle famiglie in difficoltà: su questo fronte, si potrebbe procedere o allargando la platea dei beneficiari (oggi ne usufruiscono oltre 3 milioni famiglie) o ampliando l’entità dell’assegno ora garantito in automatico a chi ne ha diritto. Ma anche in questo caso la strada non è certo in discesa. Perchè è chiaro che già solo la scelta dell’orizzonte temporale della misura (temporanea o strutturale?) rinvia a scenari e coperture molto differenti.

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