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Caro energia, autoproduzione e aggregazioni per resistere

Le tensioni sui costi dureranno ancora per mesi e le aziende corrono ai ripari per attutire l'impatto su bilanci e redditività. Ma accanto alle singole soluzioni l'industria chiede nuove strategie

di Raoul de Forcade, Filomena Greco

3' di lettura

La tensione sui costi di energia e materie prime durerà ancora per mesi e le aziende provano a correre ai ripari per attutire l’impatto su bilanci e redditività. «Da 12 mesi il tema energia è tra le priorità dell’agenda degli industriali – sottolinea il presidente di Confindustria Piemonte, Marco Gay – per tenere alta l’attenzione su questa emergenza. Per il Piemonte, nel 2019 i costi dell’energia per l’industria sono stati pari a 560 milioni, nel 2022 arriveremo probabilmente a 5,8 miliardi. A fronte di una situazione come questa, l’obiettivo comune deve essere quello di garantire la produzione». Diretta conseguenza di questa situazione è la crescente incidenza del peso dell’energia nei bilanci, peso che secondo il Centro Studi di Confindustria è quasi triplicato negli ultimi trimestri.

Per le aziende la priorità è quella di mettere in campo politiche industriali focalizzate sull’energia a diversi livelli. Non solo azioni spot, dunque, ma una strategia, «a cominciare dal disaccoppiamento del prezzo di energia e gas, passando per il sostegno alle rinnovabili, fino all’imposizione di un tetto al prezzo del gas» riassume il presidente Marco Gay, durante un evento organizzato da Confindustria Cuneo, alla presenza di Aurelio Regina, referente di Confindustria sul tema dell’energia.

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La manovra finanziaria appena presentata dal Governo Meloni ha rimesso in pista il meccanismo del credito di imposta, il Pnrr tra l’altro fornisce strumenti importanti con la possibilità di destinare alle imprese parte dell’elettricità prodotta dalle rinnovabili, ad un prezzo concordato. Le aziende nel frattempo provano ad organizzarsi per gestire il caro energia, e lo fanno appoggiandosi ai consorzi per l’acquisto di energia elettrica, organizzando turni di lavoro e di produzione, puntando sulle tecnologie dirette a migliorare l’efficienza energetica con soluzioni a basse emissioni o favorendo l’utilizzo di energie rinnovabili.

Ma qualcosa si muove anche a livello regionale: maggiore efficienza energetica e utilizzo delle fonti rinnovabili sono infatti al centro dei bandi Fesr per la programmazione 2021-27 in Piemonte, con una dotazione di 263 milioni per interventi dedicati a progetti pubblici e privati focalizzati su questi due obiettivi.

Anche per le imprese delle Liguria il caro della bolletta energetica è stato estremamente incisivo. «Il prezzo di mercato (Pun) 2021 - sottolineano all’ufficio studi di Confindustria Genova - è stato di circa 125 euro per megawattora, mentre sul 2022 la stima (mancano ancora i dati ufficiali di novembre e dicembre, ndr) è di circa 300 euro per megawattora; un incremento di oltre il 200%. Se confrontassimo, poi, il solo primo trimestre dell’anno in corso, l’incremento supererebbe addirittura pari al 300% , circa 70-80 euro per megawattora del 2021, contro i 250 euro per megawattora del 2022, perché l’esplosione dei prezzi è comunque iniziata già nell’estate del 2021».

Il presidente di Confindustria Genova, Umberto Risso, spiega, da parte sua, che l’associazione, «oltre a potenziare i servizi a sostegno degli associati per contrastare il caro energia, servizi che vanno dai consorzi di acquisto, all’accesso all’energy release, ci siamo messi a disposizione delle Istituzioni locali per la redazione del nuovo Piano energetico ambientale regionale».

Secondo Risso, peraltro, «la transizione energetica deve essere neutrale dal punto di vista tecnologico, industriale e sostenibile dal punto di vista economico e sociale. È una sfida globale, tanto più in un contesto geopolitico particolarmente complesso, che ha reso la transizione energetica ancora più urgente».

IN CAMPO
Dl Aiuti e ManovraIl Dl Aiuti-ter stanzia 14 miliardi per il sostegno alle famiglie e alle aziende alle prese con il caro-energia. Per le imprese energivore è previsto l'aumento del credito d'imposta dal 25% al 40% per le spese sulla componente energetica acquistata e utilizzata a ottobre e novembre, questo se l'aumento del costo unitario medio del kWh nel terzo trimestre 2022 supera di almeno il 30% il valore del terzo trimestre 2019. Più basso l'aumento del credito per le aziende non energivore, con il bonus che passa dal 15 al 30%. Nella manovra finanziaria appena varata dal Governo Meloni, le risorse contro il caro energia per i primi tre mesi del 2023 ammontano a 21 miliardi. È stata confermata l'eliminazione degli oneri impropri delle bollette, è stato rifinanziato fino al 30 marzo il credito d'imposta per l'acquisto di energia elettrica e gas naturale che per bar, ristoranti ed esercizi commerciali salirà dal 30% al 35% mentre per le imprese energivore e gasivore dal 40% al 45%

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