ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùDopo il caso svedese

Caro energia, è allarme liquidità: all’esame una soluzione europea

Un numero crescente di aziende energetiche, acquirenti di idrocarburi, sono in difficoltà sul fronte della liquidità, come ha dimostrato il caso svedese nel week-end

di Beda Romano

Il caro energia spaventa gli ospedali, servizi a rischio

2' di lettura

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES – La crisi energetica sta assumendo contorni sempre più preoccupanti. Sul tavolo non c'è solo un forte aumento dei prezzi del gas e quindi dell'elettricità. Nei fatti, alcune aziende energetiche, acquirenti di idrocarburi, sono in difficoltà sul fronte della liquidità, come ha dimostrato il caso svedese nel week-end. Questo aspetto potrebbe rivelarsi cruciale nelle discussioni che avranno venerdì 9 settembre i ministri dell'Energia, tanto più che aumenta il pericolo di una segmentazione del mercato unico.

Si tocca ormai con mano il timore di un tracollo delle aziende che producono corrente elettrica grazie al gas. Non solo il prezzo della materia prima è cresciuto moltissimo, ma le aziende che vendono il gas esigono elevatissime garanzie finanziarie. Durante il fine settimana, il governo svedese ha messo a disposizione delle società del settore aiuti di emergenza, mettendo in luce i rischi di una crisi finanziaria e quindi economica.

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Il timore emerge anche da un nuovo documento fatto circolare dalla presidenza ceca dell'Unione europea che verrà discusso a livello politico venerdì. Il documento precisa le varie opzioni sul tavolo. Oltre agli ormai noti tetti al prezzo del gas e dell'elettricità, la diplomazia ceca mette l'accento sui rischi di liquidità, parlando della possibilità di adottare «sostegni immediati attraverso linee di credito da concedere alle società che subiscono richieste di margini molto elevate».

Nel documento, il governo ceco si interroga «sull’opportunità di una soluzione specifica a livello europeo, ad esempio attraverso il ruolo della Banca centrale europea». Il documento non dà ulteriori precisazioni. L'ipotesi di far intervenire l'istituto monetario appare difficile (se non impossibile) da mettere in pratica, non fosse altro perché la Bce può prestare direttamente solo a istituzioni finanziarie (anche se indirettamente inietta liquidità acquistando titoli obbligazionari anche di aziende).

A tutta prima (e in privato) la reazione da parte delle autorità monetarie dinanzi all'idea della presidenza ceca è stata fredda. Praga propone anche di modificare le norme che regolano le contrattazioni sui mercati energetici, pur di ridurre l'ammontare del collaterale richiesto dalle aziende distributrici di gas. Inoltre, mette sul tavolo anche la possibilità di sospendere la contrattazione dei derivati. L'obiettivo è sempre di calmierare i prezzi.

Secondo le informazioni raccolte qui a Bruxelles, è ancora presto per capire quale delle opzioni messe sul tavolo possa essere scelta a livello politico. Crescono intanto le preoccupazioni di un moltiplicarsi di misure nazionali. Spiega un esponente comunitario: «Le recenti misure decise a Berlino di sostegno alle imprese e alle famiglie, pari a 65 miliardi di euro, sottolineano la mancanza di strumento finanziario europeo e i rischi sempre più evidenti di concorrenza sleale tra paesi e imprese nel mercato unico».

La settimana prevede una serie di incontri che sfoceranno nella riunione ministeriale di venerdì. Mercoledì si vedranno i direttori Energia dei vari paesi membri, così come i rappresentanti permanenti a livello diplomatico. Successivamente, dopo un continuo lavorio tecnico, toccherà ai ministri prendere le decisioni finali. Nella migliore delle ipotesi, potrebbero dare mandato alla Commissione europea di lavorare su proposte concrete di misure d'emergenza.


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