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Caro energia e burocrazia allarmano il cargo ferroviario

Lettera delle imprese al ministro Giovannini: «Il settore è alle prese con una serie di emergenze che rischiano di comprometterne l’esistenza»

di Marco Morino

I punti chiave

  • La lettera
  • Le richieste

2' di lettura

Grido d’allarme delle imprese ferroviarie che operano nel trasporto merci, alle prese con molteplici emergenze. Giusto per citarne alcune: il prezzo dell'energia elettrica da trazione richiesto alle imprese ferroviarie da Rfi (il gestore dell'infrastruttura) è aumentato del 128% nel periodo ottobre 2020/ottobre 2021; la riduzione della velocità dei treni merci decisa lo scorso 2 novembre dall’Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria (Ansfisa); l’adeguamento alle tecnologie Ertms, che obbliga le imprese ad adattare i propri locomotori con una completa revisione degli apparati tecnologici di bordo, operazione che va poi certificata e omologata con un lungo periodo di fermo del mezzo; complicazioni operative introdotte dal nuovo regolamento di circolazione ferroviaria. Emergenze dalle quali, secondo le imprese, deriveranno pesanti contraccolpi economici.

La lettera

Fercargo (l’associazione che riunisce le imprese private) e Mercitalia Rail (Gruppo Fs) hanno inviato una lettera al ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini, chiedendo un’azione immediata a sostegno del settore. La posta in gioco è alta: dalla salute del cargo ferroviario dipende la possibilità concreta di attuare lo shift modale, cioè il trasferimento di quote crescenti di merci dalla strada alla ferrovia.

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La lettera, di cui «Il Sole 24 Ore» è entrato in possesso, è firmata da Luigi Legnani, presidente Fercargo e Maria Giaconia, amministratore delegato di Mercitalia Rail.

Spiega Legnani: «Il trasporto ferroviario delle merci è diventato in questi ultimi anni il perno essenziale di qualsiasi politica dei trasporti volta e migliorare la sostenibilità della circolazione delle merci, a facilitare il conseguimento di qualunque obiettivo di decarbonizzazione e permettere al sistema logistico italiano di sviluppare l'intermodalità». Per queste ragioni, le imprese del cargo ferroviario auspicano la creazione di condizioni che ne permettano lo sviluppo e il rilancio.

Continua Legnani: «Purtroppo, in questo momento, non solo tutto ciò non sta accadendo, ma il comparto si trova a dover affrontare una serie di circostanze negative, legate a provvedimenti emanati di recente, che rischiano addirittura di comprometterne l’esistenza».

Le richieste

Nell’immediato, le imprese del cargo ferroviario avanzano al ministro Giovannini due richieste: il prolungamento fino alla fine del 2021 (e per l'intero 2022) dello sconto sulla componente B del pedaggio di accesso all'infrastruttura; l'integrazione fino a 150 milioni di euro della norma merci (ferma a 95 milioni per il 2022) e l'estensione della stessa anche per il triennio 2023/2025.

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