L’impatto

Caro energia, ecco in quali settori produzione e occupazione sono a rischio

Ceramica, vetro, gomma plastica e metallurgia i comparti più in affanno per l’aumento dei costi

di Davide Madeddu

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3' di lettura

Aziende costrette a ridurre la produzione e, in qualche caso a ricorrere agli ammortizzatori sociali, per fronteggiare il caro energia. Dalle ceramiche al vetro, passando per gomma e plastica, arrivando poi alla metallurgia. A fare i conti con l’aumento dei prezzi (l’energia elettrica sale in media del 138% e il gas del 228%) le imprese impegnate in un settore che, secondo una prima stima interessa più di 200mila lavoratori.

I segnali

«Proprio a causa di questo aumento di costi, arrivano i primi e allarmanti segnati dalle industrie energivore dei settori ceramica, vetro, gomma plastica, tre settori che occupano circa 210mila lavoratori - scrivono in una nota Sonia Tosoni, Lorenzo Zoli e Daniela Piras, rispettivamente segretari di Filctem, Femca e Uiltec -. A soffrire particolarmente in questa fase sono le piccole e medie imprese che in alcuni casi sono ricorse al fermo produttivo con il conseguente spegnimento degli impianti e la collocazione in Cassa Integrazione per migliaia di lavoratori, che rischiano di perdere il proprio posto di lavoro».

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Le vetrerie di Murano

A fare i conti con il prezzo delle bollette del gas «schizzato alle stelle e con costi insostenibili» sono 64 vetrerie di Murano. Un caso finito anche al centro di un’interrogazione ai ministri dello Sviluppo economico e alla Transizione ecologica. « In base alle statistiche elaborate da Gme (Gestore mercati energetici) il gas metano - scrive il primo firmatario Nicola Pellicani - è passato da 0,23 euro al metro cubo del settembre 2019 agli 0,85 di ottobre 2021, fino addirittura ai 0,98 di questi giorni. Si tratta di un aumento quasi quotidiano e in costante crescita. Il pericolo che si sta correndo è quello di vanificare gli sforzi di rilancio delle attività economiche e del made in Italy».

Le ceramiche

Non meno importanti gli effetti sulla produzione di ceramiche. Il settore (ceramiche e materiali refrattari) ha un consumo medio di metano pari a 1.500 milioni di metri cubi l'anno e un fabbisogno di energia elettrica di 1.800 GWh/anno. A sollevare il problema, sottolineando che «il boom dei costi energetici rischia di spingere alcune realtà industriali di molti settori a sospendere le produzioni, pur in presenza di ordinativi dall’Italia e dall'estero» è la delegazione di Confindustria Ceramica, guidata dal presidente Giovanni Savorani e dal direttore Armando Cafiero, ricevuta al Senato dal viceministro dello Sviluppo economico Gilberto Pichetto Fratin e dal senatore Nazario Pagano, vicepresidente della commissione Affari costituzionali a Palazzo Madama.

Articolo 39 gas

Dai rappresentanti del comparto la richiesta di «azioni volte a calmierare i prezzi, tra le quali una maggior liquidità del mercato nazionale del gas naturale, una rapida emanazione della misura del cosiddetto articolo 39 gas, una ridefinizione delle condizioni economiche per il servizio di interrompibilità gas nel prossimo periodo invernale, accanto a interventi per fermare gli effetti speculativi nel mercato Ets e riconoscere le corrette compensazioni».

Stop allo zinco

Tra i settori più penalizzati dal caro energia, la filiera dello zinco. Per fronteggiare la situazione e quindi evitare contraccolpi dovuti ai rincari la Portovesme Srl del gruppo Glencore ha deciso di «programmare la temporanea e graduale fermata della linea produttiva dello zinco essendo, la stessa, fortemente energivora e, pertanto, con un costo industriale del tutto disallineato ai prezzi dei mercati di sbocco». Situazione connessa all’attivazione della procedura per il ricorso agli ammortizzatori sociali.

Una crisi che pesa due volte

C’è poi il caso della Sardegna dove la crisi, come sostiene Francesco Garau della Filctem regionale, «pesa due volte» perché oltre a fare i conti con la «questione comune al resto d’Italia», si devono fare i conti anche con un altro aspetto: «Il gas in Sardegna non c’è per cui quel sovraccosto dato dalla mancanza del metano si somma agli attuali costi».

L’appello al Governo

Quindi la richiesta al Governo. Per i sindacati «serve un intervento delle istituzioni governative per porre immediatamente fine alle speculazioni finanziarie in atto nel mercato di scambio Ets (Emission trading system) sulle quote di emissioni di CO2, quote che insieme al rincaro del costo del gas metano rappresentano un aumento spropositato dei costi di gestione delle imprese e un pesante e difficilmente sostenibile rincaro dei costi energetici».

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