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Caro energia: i ministri Cingolani e Franco e il sottosegretario Garofoli vedono Descalzi per sbloccare la partita sul gas

Incontro a Palazzo Chigi in vista del nuovo decreto del governo per alleggerire gli effetti dei nuovi aumenti di luce e gas

di Celestina Dominelli

L’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi

3' di lettura

Per sbloccare la partita dell’incremento della produzione nazionale di gas (da 3,34 ad almeno 7 miliardi di metri cubi l’anno), uno dei tasselli attorno a cui ruota il nuovo decreto contro il caro energia che il governo si accinge a varare al Cdm di venerdì, l’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi, intercettato all’uscita da Palazzo Chigi, avrebbe incontrato, a quanto apprende il Sole 24 Ore, il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, il collega dell’Economia, Daniele Franco, e il sottosegretario all presidenza, Roberto Garofoli, che sta seguendo in prima linea il dossier. L’incontro si sarebbe svolto di primo mattino, mercoledì 16 febbraio, in vista del rush finale per la messa a punto del provvedimento che dovrebbe alleggerire ancora famiglie e imprese dopo i nuovi rincari di luce e gas.

Le richieste delle imprese

Il faccia a faccia voluto dai ministri e da Garofoli, che stanno cercando di trovare la quadra su un complesso rebus di misure, su cui la pressione della politica e delle aziende è fortissimo, punta a fugare i dubbi di Palazzo Chigi sulle reali potenzialità del paese rispetto all’auspicato rilancio della produzione di gas, al quale le imprese, energivori in testa, vorrebbero agganciare una cessione a prezzi calmierati (16/20 centesimi di euro per metri cubi standard) con contratti decennali per l’industria gasivora, la più colpita dagli aumenti dei prezzi.

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Il nodo del Pitesai

L’obiettivo è chiarissimo: capire attraverso il confronto con il principale player del mercato del gas italiano quali siano i margini di manovra dell’esecutivo per sbloccare il più rapidamente possibile giacimenti da tempo in stand by per via dei veti incrociati dei precedenti governi con la moratoria no-triv e delle comunità locali e per avviare nuovi pozzi, dall’Adriatico al canale di Sicilia. Anche perché sui progetti di ripresa della produzione nazionale pesa come un macigno il nuovo Pitesai, il piano per le trivelle pubblicato nei giorni scorsi dal ministero della Transizione ecologica, che, lamentano gli operatori a gran voce, si muoverebbe in direzione totalmente contraria rispetto alla via che l’esecutivo intende battere con il nuovo decreto.

I progetti di Eni

Come fare allora? Proprio qui entra in gioco la mossa del sottosegretario che ha chiesto a Descalzi una disamina puntuale della situazione, a cominciare dai progetti di Eni che, da sola, produce poco più di 3 miliardi di metri cubi sui 4,4 miliardi di metri cubi complessivi oggi garantiti dai pozzi nazionali. E che può contare storicamente su un grande potenziale tra asset esistenti ed eventuali nuovi sviluppi in tutta la fascia che va dalle Marche all’Emilia Romagna ed è al lavoro su un altro campo, nel canale di Sicilia, che potrebbe garantire 1-1,5 miliardi di metri cubi (con potenzialità complessiva fino a 10 miliardi di metri cubi di riserve secondo alcune stime).

Tempi troppi lunghi per permessi e autorizzazioni

Come dire: i numeri per assicurare il salto necessario ci sono, ma il nodo restano i tempi per la sua messa a punto. E su questo incidono pesantemente le lentezze della burocrazia per il rilascio di permessi e autorizzazioni: non meno di 10 mesi per i più veloci, una tabella di marcia che rischia di vanificare in partenza qualsiasi tentativo di accelerazione da parte del governo. Senza contare la necessità di investimenti: si stima uno sforzo almeno di 2 miliardi di euro per riaccendere rubinetti spenti e in stand by da un pezzo che vanno aggiornati per ripartire con la giusta velocità. Da qui l’esigenza di vederci chiaro a valle delle richieste delle imprese e delle previsioni formulate dall’Arera sull’andamento dei prezzi nelle prossime settimane. Garofoli e i tecnici di Palazzo Chigi vogliono quindi comprendere a fondo la questione per sbloccare rapidamente il dossier. Per questo hanno deciso di incontrare il top manager che può diventare il più prezioso alleato del governo in questa battaglia, apparentemente senza fine, contro il caro bollette.

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