La delusione

Caro energia, imprese deluse dal decreto del governo: serve più coraggio

Il giudizio delle associazioni imprenditoriali: troppo poco, davanti alla prospettiva di una bolletta oltre i 37 miliardi quest'anno e di 21 il prossimo

di Nicoletta Picchio

Giorgetti: "Su caro bollette Governo pronto anche a ulteriori misure"

3' di lettura

Molto delusi, preoccupati: il governo sta sottovalutando l'emergenza energia. Gli imprenditori bocciano il decreto approvato venerdì con le misure sull'energia: troppo poco, davanti alla prospettiva di una bolletta oltre i 37 miliardi per quest'anno e di 21 per il prossimo. Lanciando di nuovo l’allarme: con questo andamento del gas e dell'elettricità il sistema industriale italiano è in pericolo e si rischia la chiusura di intere filiere. «È un piccolo aiuto non risolutivo, per ammortizzare i folli aumenti, con il gas che in Europa ha segnato +700%, serve un piano di lungo termine», commenta Francesco Buzzella, presidente di Confindustria Lombardia.

Quelle del governo sono «misure congiunturali e non strutturali, il rischio che le nostre imprese siano costrette a ridurre o addirittura sospendere la produzione si farà sempre più concreto», dice il presidente di Confindustria Genova, Umberto Risso. Un allarme che arriva all’unisono tra territorio e categorie, in particolare quelle più esposte al caro energia: «sono piccoli interventi spot, occorrono misure strutturali come in Francia e Germania. Tra l'altro le misure sono finanziate con i proventi delle aste Co2 pagate dalle imprese energivore, che dovrebbero essere utilizzati per la decarbonizzazione dell'industria», commenta Lorenzo Poli, presidente di Assocarta. Stessi toni da Assovetro, con il direttore Walter Da Riz: «Il solo settore del vetro dà lavoro a 60mila dipendenti, così è sempre più alto il rischio chiusura. Spero che ci sia un prossimo provvedimento per recuperare».

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Un «piccolo aiuto, mentre i numeri presentati da Confindustria e l’impatto dei rincari richiedono un intervento complessivo in tempi stretti e con una visione di lungo termine», è il commento del presidente di Confindustria Piemonte, Marco Gay. «Se il governo proseguirà nella direzione appresa in queste ore la tempesta diventerà perfetta. Confindustria Alto Adriatico con i consorzi è al fianco delle imprese ma in questo contesto non si possono fare miracoli», è la reazione di Michelangelo Agrusti, presidente di Confindustria Alto Adriatico.

«Ci sono criticità di lungo periodo, molte proposte non sono state prese in considerazione», dice Alessandro Spada, presidente Assolombarda. «Le prime bozze circolate sono veramente modeste, siamo delusi, me misure del governo non incontrano le esigenze delle imprese», condivide Angelo Camilli, presidente Unindustria. «Misure non adeguate, non c’è nulla per calmierare l'aumento del 500% dei prezzi del gas, sembra ignorata la disponibilità data a coinvestimenti per estrazioni aggiuntive», dice Giovanni Savorani, presidente di Confindustria Ceramica.

Segnali «deludenti» per Luigi Traettino, presidente di Confindustria Campania: «Si deve invertire la rotta con misure strutturali in Campania la situazione è diventata insostenibile». Per Sergio Fontana, presidente di Confindustria Puglia e Confindustria Bari-Bat «non bastano più i pannicelli caldi, le imprese chiedono che l'Italia, come Francia e Spagna, faccia una scelta forte di politica industriale». Non sono soddisfatti nemmeno gli industriali della Calabria, come dice il numero uno Francesco Somma: «Il governo ha raccolto le nostre sollecitazioni, ma – ha detto - non ha tenuto conto delle proposte che abbiamo avanzato. La situazione provocherà conseguenze economiche e sociali». Un’emergenza che, per Roberto Valvassori, delegato Anfia (industria automobilistica) rappresenta «una vera pandemia. Intere filiere industriali hanno elevati ordini ma per via del caro energia non riescono a decidere se produrre in perdita o fermarsi».

Misure «inadeguate per merito e metodo, mancano in particolare risposte adeguate sul gas, servono interventi strutturali», dice Paolo Lamberti, presidente di Federchimica. «Ci aspettiamo vere misure di politica industriale, altrimenti le nostre aziende rischiano veramente di fermarsi», incalza Alessandro Banzato, presidente di Federacciai. E Ivano Vacondio, presidente di Federalimentare, chiede al governo di sedersi di nuovo attorno al tavolo «per correggere la rotta ed evitare il peggio».

Si mette a rischio la ripresa del paese per il presidente di FederlegnoArredo, Claudio Feltrin: «pensare che siano sufficienti 1,2 miliardi per far fronte ai rincari è insufficiente. Serve un'azione più incisiva». Usa le stesse parole il presidente di Confindustria Toscana, Maurizio Bigazzi: «Non c’è la consapevolezza della gravità della situazione». Anche per Sergio Tamborini, presidente di Sistema Moda Italia le misure sull'energia sono «totalmente insufficienti. Chiediamo con forza che si possa correggere la rotta».

Per Marco Nocivelli, presidente Anima, «le proposte di Confindustria sono una soluzione concreta e a lungo termine, servono misure strutturali». Misure insufficienti, mentre le imprese pagano un prezzo altissimo è il commento di Claudio Schiavoni, presidente di Confindustria Marche. E Alessandro Albanese, presidente di Confindustria Sicilia protesta: «Insufficienti e inadeguati, per favore non chiamateli aiuti, il caro energia non si affronta con piccole mance».

«Bisogna mettere mano alla politica energetica nazionale, Francia e Germania lo stanno facendo», commenta il presidente di Federmeccanica Federico Visentin. E per Angelo Carlini presidente di Assistal: «Misure insufficienti, serve un atto di coraggio del governo».

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