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Caro energia, terme nella morsa «Investiamo nelle rinnovabili»

di Valentina Saini

Lotta agli sprechi. Tra gli obiettivi della ristrutturazione delle terme di Comano un sistema di gestione dell'uso dell'acqua e del calore, per ottimizzare il lavoro degli impianti

4' di lettura

Le terme sono da sempre l’emblema del relax e del benessere. Ma per i loro gestori è difficile non essere preoccupati in questi tempi di crisi energetica. Scaldare l’acqua per i bagni termali richiede enormi quantità di energia e ora le bollette sono schizzate a cifre astronomiche. Tanto che di recente il presidente di Federterme, Massimo Caputi, ha avvertito che senza provvedimenti validi «a dicembre vedremo migliaia e migliaia di imprese fallire», auspicando la concessione del credito d’imposta relativo alla differenza di prezzo dell’energia tra il 2019 e il 2022 per le imprese che restano aperte.

Nel nord est, dove ha sede un terzo dei 317 stabilimenti termali italiani, il caro energia si sta facendo sentire parecchio. Nel 2019, più del 30% degli utenti delle terme italiane ha scelto stabilimenti del nord est, che nello stesso anno, per le sole cure termali, hanno superato i 23 milioni di euro di fatturato (dati Federterme). Del resto queste terre di stacanovisti vantano una forte tradizione di benessere, come sapeva già il poeta romano Catullo, che a Sirmione veniva a consolarsi per gli amori tormentati.

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Nell’Europa dei lumi Maria Teresa d’Austria amava recarsi alle terme di Rabbi, in Trentino; e lo stabilimento di Recoaro Terme, nell’alto vicentino, attirava personaggi come Margherita di Savoia e Giuseppe Verdi.

Ma in queste condizioni tornare alle performance pre-pandemia non è facile, dicono gli operatori del settore. «Proprio oggi sono stata in banca e ho scoperto che pagheremo quasi il triplo dell’anno scorso – racconta Evi Oberhauser, direttrice del Bad Moos Dolomites spa resort, in Alto Adige, che tra i suoi ospiti annovera anche Giorgio Napolitano –. L’acqua sulfurea che alimenta le nostre terme sgorga a 6,1° per tutto l’anno. La scaldiamo a 33° per riempire le nostre due piscine, e ci costa un occhio della testa».

La direttrice guarda con preoccupazione ai mesi invernali, quando la spesa per l’elettricità nel suo hotel da 105 camere salirà di sicuro. A consolarla c’è la promessa giunta dalla centrale di Sesto, che produce oltre il 98% del calore con biomassa, legno proveniente soprattutto da attività agroforestali e segherie, che i prezzi per il teleriscaldamento non aumenteranno. Tuttavia, di fronte alle spese per l’energia lievitate, Oberhauser sta valutando di installare dei pannelli fotovoltaici. «Un piccolo aumento ci può stare, ma il triplo è davvero troppo», ribadisce.

Un imprenditore del settore che preferisce parlare sotto anonimato, nel padovano, conferma che il caro prezzi dell’energia «è davvero tremendo» e che servono aiuti. Da parte sua sta sentendo dei consulenti per valutare se dotarsi di un impianto per energie rinnovabili; chiarisce,però, è ancora lontano dal prendere una decisione.

Per il settore termale scommettere sulla sostenibilità può essere più di una mossa per dribblare le bollette astronomiche. Può diventare una strategia per presentarsi con una marcia in più a un tipo di consumatore cui la ricerca di uno stile di vita sano si associa sempre più alla sensibilità ambientale. Ne sono convinti i gestori delle Terme di Comano, in Trentino, che due anni fa hanno indetto un bando per una riqualificazione completa dello stabilimento con l’obiettivo della certificazione LEED® (Leadership in Energy and Environmental Design). I lavori, previsti per inizio 2023, comprenderanno «l’installazione di un campo fotovoltaico molto più ampio di quello attuale, grazie al quale autoproduciamo circa il 5% dell’energia – spiega Elena Andreolli, consigliera delegata dell’Azienda consorziale Terme di Comano –. Altro obiettivo della ristrutturazione, durante la quale lo stabilimento resterà aperto, è un sistema di monitoraggio e gestione dell’uso dell’acqua e del calore, per ottimizzare il lavoro degli impianti ed evitare sprechi».

Andreolli osserva che da tempo l’azienda si sforza di operare in un’ottica green. «Abbiamo dotato i 14 ettari del nostro parco di illuminazione a Led, costruito vasche per raccogliere l’acqua piovana e usarla per irrigare, e ricicliamo oltre l’85% dei nostri rifiuti. L’obiettivo principale dell’azienda, costituita da cinque comuni, è lo sviluppo socioeconomico del territorio, e per noi questo significa anche responsabilità ambientale».

La partecipazione di più attori a livello territoriale sembra essere una chiave per affrontare i momenti difficili. Allo stabilimento termale di Comano, ad esempio, l’elettricità è fornita dal Consorzio elettrico industriale di Stenico che, dice Andreolli, «redistribuisce per quanto possibile le plusvalenze, essendo una società senza scopo di lucro, e comunque riesce a calmierare un po’ i prezzi». Non è certo una panacea ma qualunque risparmio è benvenuto in un momento come questo: pur con i prezzi calmierati dal consorzio, se nel 2019 le Terme di Comano avevano messo a bilancio 400mila euro per gas ed elettricità, quest’anno la cifra è raddoppiata.

Prendere questa crisi energetica come uno stimolo, per quanto sgradito, a puntare con decisione su sostenibilità ed energie rinnovabili può essere una buona decisione. Al settore il potenziale non manca. Il turismo termale si colloca all’interno di quella cosiddetta wellness economy globale che la crescente attenzione per uno stile di vita sano, sommata alla ricerca di momenti per sfuggire a stress e ritmi frenetici, hanno portato a sfiorare i 5 trilioni di dollari nel 2019.

Nel Belpaese, che il Global Wellness Economy report 2022 colloca quarto in Europa, la wellness economy vale quasi 92 miliardi di dollari. Ancora, nel 2019 il settore termale contava 11mila addetti in Italia, di cui oltre 3.600 nel nordest. E, a differenza di quello sciistico o balneare, il settore termale è attivo per tutto l’anno. Le opportunità per gli imprenditori italiani non mancano e nel nordest c’è chi sembra pronto a coglierle.

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