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Caro gas e contratti a rischio: cartiere, chiusure in vista

Le aziende denunciano che i fornitori, a partire dall’Eni, non sono in grado di garantire nuovi accordi commerciali mentre i broker del libero mercato propongono condizioni insostenibili

di Sara Monaci

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3' di lettura

Non è più solo un problema di costi energetici. Ora le imprese, soprattutto quelle che usano molto gas, devono fronteggiare un altro ostacolo: non si trovano più nemmeno i fornitori. L’Eni sta prendendo tempo, dichiarando a molti imprenditori di non essere in grado di formulare in questo momento nuovi contratti per via dell’incertezza del contesto internazionale (ovviamente facendo riferimento alla guerra tra Russia e Ucraina), mentre sul libero mercato i concorrenti o non si trovano o chiedono condizioni insostenibili per le Pmi. Secondo quanto risulta al Sole 24 Ore, l’Eni stessa sta prendendo tempo in quanto è in attesa di previsioni sui prezzi più chiare.

Mancano i fornitori

Questa è la testimonianza delle energivore imprese cartarie. Per loro in queste ore il problema sta diventando drammatico, perché i vertici del 90% delle aziende di settore si chiedono come riaprire a settembre. Ma questo scenario sta estendendosi anche ad altri comparti energivori e grandi utilizzatori di gas dalla ceramica alla siderurgia.

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Per qualche azienda è, in questo momento, letteralmente impossibile firmare un nuovo accordo di fornitura di gas per l’anno termico 2022-2023, che parte formalmente il primo di ottobre e durerà fino al 30 settembre del prossimo anno. Questo è il periodo durante il quale le imprese solitamente concordano nuovi contratti.

Interrogativi sulla ripartenza

Vista l’incertezza, quest’anno alcune imprese della carta, per ridurre i tempi morti, hanno anticipato la manutenzione annuale e ad agosto hanno scelto di chiudere senza avere impatti occupazionali. Ma al momento in molti si interrogano su come ripartire, visto che dopo settembre si profila il rischio di non avere nessuna fornitura. La Cartiera del Polesine, di Rovigo, con 115 milioni di fatturato medio e oltre 150 dipendenti, al momento non riesce a trovare un contratto. Eni ha comunicato ai vertici aziendali di non poter offrire disponibilità per ora. Le altre società hanno chiesto un mese di pagamento anticipato e una fideiussione dello stesso valore.

Per la Cartiera del Polesine il costo della bolletta di luglio, sommando gas e elettricità, è arrivata a costare 9 milioni, quattro volte di più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il timore per loro è incappare nella procedura di default: quando un’attività rimane senza fornitore di gas, la rete Snam garantisce energia per 60 giorni, a prezzi aumentati, dopodiché il rubinetto si ferma, e così anche l’impresa.

La Burgo, tra le principali del settore della carta - con 1,8 miliardi di ricavi, 11 stabilimenti e 3.125 addetti - si trova nella stessa situazione: Eni non rinnova la fornitura. Per loro l’alternativa è Shell o Edison, che hanno meno problemi a reperire la materia prima ma che propongono cifre e garanzie elevate. Stesso scenario: un mese di anticipo e fideiussioni. E qui alla Burgo ricordano che il gas nel frattempo ha già subito un aumento di 30 volte, nel giro di un anno e mezzo.

Chi si salva

I più fortunati sono quelli che hanno firmato contratti tra marzo e aprile, evitando la crisi autunnale. «Sono in pochi quelli che si salvano dal timore della procedura di default energetico - dice Lorenzo Poli, presidente di Assocarta - qualcuno è stato previdente o solo fortunato a rinegoziare gli accordi in primavera. Ma solitamente l’anno termico finisce il 30 settembre. Speriamo che la situazione si sblocchi a fine agosto». La richiesta generalizzata è che il governo prenda in considerazione l’introduzione di un tetto al prezzo del gas. O che la procedura di default venga bloccata per tutto il 2023. Chi se ne occuperà? Ormai il prossimo esecutivo. Ma il tema è stato finora assente nelle campagne elettorali, pur essendo fortemente sentito dalle imprese. E sempre più imminente.

Il comparto

154 Stabilimenti
Nel 2021 l’industria della carta contava su 119 imprese, 154 stabilimenti e 19.050 addetti, con una produzione di 9,6 milioni di tonnellate
8,2 Miliardi di euro
Lo scorso anno il fatturato del settore, secondo i dati Assocarta, è stato di 8,2 miliardi di cui 4,1 realizzati grazie alll’export

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