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Caro gas: ecco il piano per estrarre 8 miliardi di metri cubi in più

Con un investimento da 1-1,5 miliardi di euro delle compagnie si potrebbe raddoppiare l’estrazione nell’arco di un paio d’anni

di Jacopo Giliberto

"Crisi dei prezzi non era inattesa, ora costruire nuova energia"

3' di lettura

Ecco il piano per passare dalle parole ai fatti. I ministri della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, e dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, hanno detto che bisognerebbe tornare a sfruttare i giacimenti italiani di metano al posto di aumentare l’import. Ecco come.

Con un investimento attorno a 1-1,5 miliardi da parte delle compagnie petrolifere, semplicemente aggiornando e potenziando i giacimenti di gas già attivi, in un paio d’anni potremmo raddoppiare l’estrazione da 3,5 a 7-8 miliardi di metri cubi l’anno, più del 10% dei 70 miliardi di metri cubi che ogni anno consuma l’Italia. Non servirebbe alcun aborrito giacimento nuovo, né alcuna riapertura di quei giacimenti chiusi fra l’applauso collettivo dei comitati nimby: sarebbe invece sufficiente rimettere in sesto gli impianti attivi, ridare attivismo ai pozzi già attivi ma ormai spompati, risvegliare i giacimenti sfiatati.

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L’attesa per il nuovo piano regolatore

Le compagnie sono pronte a giocare la partita con gli investimenti ma finché le leggi impediscono e le regole frenano nessuno si azzarda a rischiare un euro. Per dissipare euro a milionate sono sufficienti poche righe di ricorso al Tar, un parere non espresso alla conferenza dei servizi, il malumore di un politico che per conquistare consensi accende paure negli elettori. Si attende che venga reso noto il Pitesai approvato dalla Conferenza Stato Regioni, che costituisce il «piano regolatore» per stabilire dove non si possono sfruttare le risorse del sottosuolo (non qui) e dove invece si può (da un’altra parte ma non qui).

IL NOSTRO METANO

I giacimenti italiani più rilevanti, compresi quelli in fase ancora di sviluppo

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«Alla manutenzione, l’Italia preferisce l’inaugurazione». Sono parole di Leo Longanesi (1905-1957), giornalista e scrittore romagnolo sotto la cui casa di Bagnacavallo (Ravenna) un mese e mezzo fa è stata inaugurata la trivellazione del grande giacimento di metano che si chiama appunto Longanesi, come lo scrittore sotto la cui casa c’è il gas. Fra poco la prima perforatrice arriverà allo strato profondo e il giacimento comincerà a soffiare fin alla superficie il suo contributo.

Dalla manutenzione dei giacimenti, 4 miliardi di metri cubi in più

L’avvio dei pozzi come il Longanesi è un caso rarissimo, ormai, perché l’Italia da anni sui suoi giacimenti non perfora, non cerca, non investe. I giacimenti non piacciono ai politici italiani, leggi e divieti la scoraggiano, eppure dalla sola manutenzione dei giacimenti oggi in attività potrebbero arrivare 4 miliardi di metri cubi in più che oggi invece importiamo a prezzo superbo da migliaia di chilometri.

Al 30 novembre l’Italia nel 2021 aveva consumato 66,4 miliardi di metri cubi di metano, di cui 3,05 dai giacimenti nazionali (-19,5%). Una ripresa dell’estrazione nazionale non cambierebbe lo scenario però ridurrebbe le emissioni fuggitive di metano e terrebbe in Italia (anche nelle casse pubbliche) quei soldi che oggi diamo ad algerini, russi, libici, azeri. Inoltre, tramite accordi con le compagnie, lo Stato potrebbe destinare a prezzo concordato quel gas ai settori più esposti ai costi energetici, tanto più che i prezzi internazionali non scenderanno, con quotazioni orgogliose anche per l’inverno 2022-2023.

Le stime di investimento necessario per risvegliare i pozzi sfiatati nascono da un calcolo molto dettagliato fatto in Alta Italia dalle compagnie, pozzo per pozzo: se in Emilia, Romagna e Adriatico si investissero 322 milioni, la produzione raddoppierebbe da 800 a 1.600 milioni di metri cubi.

Quando fra 3 anni arriveranno anche i grandi giacimenti da 10 miliardi di metri cubi di Argo e Cassiopea nel Canale di Sicilia (Eni), il medio giacimento Longanesi in Romagna (Gas Plus) e altri giacimenti non ancora attivi o tenuti bloccati da norme nimby, divieti estetici e leggi pro-import, allora dagli 8 miliardi di metri cubi l’anno si potrebbe arrivare ben oltre i 10 miliardi di metri cubi. La metà di quanto estraeva l’Italia fra gli anni ’90 e subito dopo il 2000.

Ancora inaccessibili i 30-40 miliardi di metri cubi del giacimento Alto Adriatico perché si teme che estrarre metano fra il delta del Po e l’Istria possa trascinare Venezia un uno sprofondamento catastrofico.

Riserve per 92 miliardi di metri cubi

In tutto si stimano riserve per circa 92 miliardi di metri cubi che, con i ritmi di estrazione e la capacità di aspirarli dal sottosuolo, potrebbero dare un contributo di una dozzina di miliardi di metri cubi di gas l’anno per una decina di anni.

In quanto tempo potrebbero essere risvegliati i giacimenti che si stanno assopendo? È un processo graduale; alcuni pozzi possono essere rinvigoriti in poche settimane, moltissimi chiederebbero fra diversi mesi e un anno, altri potrebbero riprendere vivacità in un paio d’anni.

Commentano dall’Assorisorse, l’associazione confindustriale delle società minerarie, che «finché non si conosce il contenuto del Pitesai, nessuno investe; e se il documento frenerà gli investimenti, allora nessuno investirà nemmeno in futuro».

(Nota finale. Leo Longanesi, sotto la cui casa si sta perforando il giacimento, scrisse anche: «Un vero giornalista: spiega benissimo quello che non sa»).

Riproduzione riservata ©

  • Jacopo Gilibertogiornalista

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: ambiente, energia, fonti rinnovabili, ecologia, energia eolica, storia, chimica, trasporti, inquinamento, cambiamenti climatici, imballaggi, riciclo, scienza, medicina, risparmio energetico, industria farmaceutica, alimentazione, sostenibilità, petrolio, venezia, gas

    Premi: premio enea energia e ambiente 1998, premio federchimica 1991 sezione quotidiani, premio assovetro 1993 sezione quotidiani, premio bolsena ambiente 1994, premio federchimica 1995 sezione quotidiani,

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