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Carpi, il distretto punta al rilancio con la scuola di maglieria. «Figure introvabili»

Nasce un corso per formare le magliaie, ormai introvabili, di cui hanno fame le imprese. Promosso da Carpi Fashion System in stretta collaborazione con venti aziende, è rivolto agli studenti delle classi quinte dell’Ipsia Vallauri

di Natascia Ronchetti

(josefkubes - stock.adobe.com)

2' di lettura

La svolta è arrivata dopo quasi vent’anni. Due decenni nei quali la supply chain del distretto della moda di Carpi è stata quasi totalmente dominata dai laboratori cinesi, che hanno sostituito la figura della magliaia, capace davanti alla macchina, di realizzare il prodotto partendo dal filato. Con la pandemia e la drastica riduzione della manovalanza cinese, rientrata nel Paese d'origine, si era creato il vuoto, in assenza di figure professionali tecniche capaci di destreggiarsi con le varie fasi produttive, dal filo alla maglia smacchinata. «Siamo arrivati al punto di rubarceli tra di noi, questi profili, a suon di aumenti di retribuzione», ammette Gian Luca Sacchetti, direttore generale di Produzione maglieria, una delle oltre 700 aziende che costituiscono lo storico distretto emiliano.

Cento ore per 40 studenti

Quel vuoto adesso è riempito dal nuovo corso di maglieria – 100 ore complessive – promosso da Carpi Fashion System in collaborazione con l’istituto professionale Vallauri e con 20 imprese del territorio. Rivolto a 40 studenti del quinto anno, punta a trasmettere loro le competenze tecniche necessarie a riportare al centro della produzione il tradizionale core business. «Già abbiamo percorsi di formazione per diventare stilisti o product manager – spiega Stefania Gasparini, vice sindaco di Carpi (il Comune ha esercitato un ruolo fondamentale di raccordo) -. Ciò che mancava era una scuola per sviluppare le abilità manuali, per addestrare manodopera legata al processo produttivo».

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Un patrimonio che si era disperso, senza la trasmissione alle nuove generazioni dell'arte della vecchia magliaia che smacchinava nel garage di casa. Figura quasi leggendaria in questo cluster che nei decenni ha conquistato sul campo i galloni di capitale della maglieria. E che è sempre più ricercata dalle aziende, soprattutto adesso che, in numero sempre maggiore, si stanno ricollocando su una fascia di mercato medio-alta. Fascia che richiede massima attenzione alla qualità e alla cura dei dettagli.

La collaborazione pubblico-privato

Tutto è nato dalla stretta cooperazione tra l'istituto professionale, le aziende – tra le quali anche big come Twin Set e Liu.Jo - e l’istituzione comunale. La forte integrazione con il mondo produttivo è garantita dagli stessi imprenditori che affiancano i docenti durante le lezioni. Proprio come Federico Poletti, uno dei tre fondatori di Staff Jersey, specializzata nella produzione di tessuti a maglia. «Avevamo l'esigenza di formare una figura tecnica con la conoscenza della macchina, che sa cosa può fare, come usare i filati, quali tipologie di prodotto si possono realizzare – dice Poletti -. Perché è questo il cuore pulsante del nostro territorio, quello che lo ha reso famoso a livello internazionale». Del resto, come spiega Gloria Trevisani, amministratore unico di Crea Sì, che produce cartamodelli, prototipi e capi per le sfilate per diversi brand, «molti marchi che avevano virato sull'abbigliamento stanno riportando in auge proprio la maglieria. Ma abbiamo bisogno di addestrare i giovani, le maestranze più esperte stanno andando in pensione». Il corso, organizzato da ForModena, è fortemente orientato all’operatività. Alterna lezioni teoriche ad altre di carattere pratico, con l'illustrazione della tipologia dei vari filati e lo sviluppo del campionario, la struttura e lo sviluppo della maglia, i punti base, le finiture e il puntino.

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