Tessile

Carpi, il polo della moda riparte con un’intesa tra pubblico e privato

L’accordo territoriale adotta le linee guida del Pnrr e mira le strategie su formazione, innovazione, internazionalizzazione e promozione d’impresa

di Ilaria Vesentini

Il distretto della moda. Il polo del tessile e abbigliamento di Carpi ha circa 700 imprese e 4.500 addetti

4' di lettura

È stato più che dimezzato negli ultimi trent’anni dalla concorrenza asiatica e dal fast fashion e la pandemia ha dato il colpo di grazia nel 2020 tagliando di netto il 24% delle esportazioni (dati Monitor Intesa Sanpaolo). Ora il distretto della moda di Carpi – circa 700 imprese tra tessile e abbigliamento e 4.500 addetti - prova a rialzarsi, mettendo insieme per la prima volta tutta la comunità di stakeholder attorno a un progetto di rilancio che ha come quattro pilastri la formazione, l’innovazione, l’internazionalizzazione e la promozione. Un accordo territoriale che adotta le linee guida del Pnrr e fino al 2023 finanzierà la rinascita del tessuto produttivo, dove operano marchi come Liu Jo, Twinset, Blumarine e dove già i primi dati del 2021 iniettano fiducia indicando un’inversione di rotta per le vendite estere.
Affonda in questo contesto la firma arrivata a fine maggio sul nuovo protocollo di intesa territoriale “Carpi Fashion System”, progetto creato da Comune, Fondazione CR Carpi, associazioni di categoria (Cna Modena, Lapam Confartigianato e Confindustria Emilia) e ForModena, in cui entrano ora Camera di Commercio di Modena e Fondazione Democenter-SIPE per cercare di costruire le basi di un rilancio duraturo al fine «di non disperdere il patrimonio di conoscenze, abilità, saperi che rende la manifattura tessile del distretto di Carpi un’eccellenza italiana costruita in generazioni», è il commento dei firmatari. Il 24 maggio scorso i partner dell’intesa hanno anche registrato il marchio “Carpi Fashion System” e annunciato l’acquisizione del brand “Moda Makers”, di proprietà del Consorzio Expo Modena, che ha lanciato nel 2016 questo piccolo salone moda del sourcing & sampling del distretto tessile carpigiano a misura di Pmi: si è appena conclusa l’edizione digitale 2021, con 40 aziende espositrici ha hanno presentato le collezioni per la primavera/estate 2022.
«Moda Makers è nata come fiera locale del tessile, ma piano piano sta crescendo, già nell’ultima edizione un terzo delle aziende arrivava da fuori regione, un primo piccolo passo del nostro progetto per riportare il distretto al centro del sistema moda italiano e internazionale – spiega Stefania Gasparini, vicesindaco del Comune di Carpi con delega a Economia e Formazione professionale -. Il protocollo che abbiamo firmato e che sarà in vigore per due anni ha alle spalle una ricerca che abbiamo finanziato e commissionato a economisti e sociologi di fama» e che mette nero su bianco la necessità di passare dalla città-distretto a un ecosistema della formazione superiore e dell’innovazione.
Il riferimento è allo studio “Economia e comunità di Carpi. Le prospettive del distretto del tessile-abbigliamento”, messo a punto da un team di studiosi del calibro di Franco Mosconi, Massimiliano Panarari, Giovanni Carrosio e Paola Ruggiero, per analizzare punti di forza e di debolezza del territorio e delineare le strategie per ripartire mettendo a frutto gli asset del territorio – creatività e know-how – attraverso un nuovo sistema di competenze e innovazione capace di attrarre e trattenere i giovani. Con un “Brand Carpi” come identità collettiva trainante del genius loci di questa “città creativa dei tessuti e della moda”.
La suddivisione dei compiti scaturita dall’accordo prevede che la Camera di Commercio di Modena si occuperà di internazionalizzazione e delle fiere, la Fondazione Democenter-SIPE (uno dei centri della Rete regionale Alta Tecnologia, gestore del Tecnopolo di Modena) curerà l’innovazione e la sostenibilità, mentre della formazione si farà carico ForModena (società consortile che unisce le agenzie per la formazione professionale della provincia e che già tre anni fa ha lanciato, non con il successo sperato, un percorso di specializzazione ITS post diploma “Tecnico superiore di processo e di prodotto per il Sistema moda 4.0 - Fashion Product Manager”). «La Fondazione Cassa di risparmio garantisce in media 200mila euro l’anno di finanziamenti, il Comune fa la sua parte, ma l’obiettivo ora è fare fundraising tra Regione e Fondi europei – sottolinea il vicesindaco – per valorizzare una “fashion valley” che a differenza di Prato è costituita da marchi e aziende madri ancora tutte italiana e subappaltano a piccole e medie aziende locali. Il 90% della produzione è fatta qui con la rete di fornitura e subfornitura e questo è sinonimo di sostenibilità sociale e non solo ambientale».
«Qui nel distretto abbiamo ancora un indotto con fortissime capacità e si trovano ancora quasi tutte le competenze. Dobbiamo lavorare con un’unica cabina di regia per ricreare un polo del lusso che punti lontano, non a piccole fiere locali. Il problema oggi non sono i soldi ma la disponibilità di persone formate e competenti», rimarca Gianluca Sacchetti, terza generazione alla guida dell’omonima Maglieria carpigiana, rintracciato in trasferta a Parigi, dove lavora per i più grandi marchi come contoterzista per le linee donna. «Il mio arrivo in azienda ha comportato un cambio netto di rotta: ho eliminato tutti i grossisti e tenuto solo il contoterzi, siamo passati improvvisamente da 70 a zero clienti e perso il 40% del fatturato. In tre anni però abbiamo di nuovo triplicato i ricavi arrivando a 6 milioni di euro pre Covid, la metà all’estero prevalentemente per le maison francesi. Ho riportato all’interno tutta la progettazione e prototipazione, con 20 macchine e altrettanti dipendenti (di cui 4 programmatori), anzi 21 con la giovane commerciale che sto assumendo in queste ore».
La lezione all’insegna dello “slow fashion” impartita dall’esperienza Covid sembra avvalorare le scelte carpigiane di iniettare nello storytelling locale di tradizioni e specializzazioni nuovi investimenti in formazione e promozione: «Il progetto Carpi Fashion System si concentrerà sulle cose che da sole le Pmi non riescono a fare – conclude Gasparini -. È appena partito un corso su sostenibilità ed etichettatura gratuito e trasversale a tutte le imprese del distretto, curato da Democenter. Il prossimo autunno stiamo organizzando un mostra legata al Festival della filosofia e al tema “habitus e libertà” che declineremo sull’evoluzione del concetto di libertà nella moda, per connettere all’evento le Pmi del territorio».
Dal canto suo anche la Regione Emilia-Romagna ha annunciato l’avvio di un tavolo sul fashion regionale che metterà a sedere tutti gli interlocutori di un settore che conta sulla via Emilia più di 7.700 imprese manifatturiere, 38mila addetti e 7,7 miliardi di euro di export (senza il terziario), dalla maglieria di Carpi ai distretti dell’abbigliamento di Rimini e delle calzature di San Mauro Pascoli. L’obiettivo è lanciare un piano regionale a lungo termine, con risorse Ue e del Pnrr, incardinato su R&S, sostenibilità e digitale.

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