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Carraro, la famiglia lancia un’Opa a 2,4 euro e prepara il delisting

Il titolo, in forte recupero da gennaio, non era lontano dal prezzo proposto - Il corrispettivo, per un controvalore complessivo di circa 51,2 milioni, si intende «cum dividendo»

di Matteo Meneghello

(ValentinValkov - stock.adobe.com)

3' di lettura

La famiglia Carraro lancia una opa volontaria sulla omonima società quotata, finalizzata al delisting. Lo annuncia una nota della società. L’offerente riconoscerà un corrispettivo pari a 2,40 euro per ciascuna azione portata in adesione all’offerta, prezzo non lontano dal corso azionario degli ultimi giorni (il premio sulla quotazione dell’ultima seduta è dell’1,26%), ma più consistente se rapportato alla media dell’ultimo trimestre per un titolo che dagli 1,56 euro di inizio anno ha già registrato un apprezzamento di circa il 50%. Il titolo si è allineato al prezzo dell’Opa l’ha superato, dando conto di un’aspettativa di rilancio da parte del mercato. L’offerente è Fly srl, società controllata indirettamente da Enrico e Tomaso Carraro.

L’opa è finalizzata ad acquisire la totalità delle azioni ordinarie di Carraro spa - dedotta la partecipazione di maggioranza già detenuta e le azioni proprie - pari a complessive 21.331.916 azioni ordinarie dell’emittente rappresentative del 26,76% del capitale sociale e a ottenere la revoca dalla quotazione sul Mercato telematico azionario. L’esborso massimo previsto, per supportare il quale è stata attivata una linea di credito con Banco Bpm, è di 51.196.154 euro. Il corrispettivo offerto si intende «cum dividendo»: nel caso in cui il dividendo proposto dal consiglio di amministrazione della Carraro relativo al 2020 (pari a circa 15 centesimi per azione) venisse pagato prima del pagamento del corrispettivo dell’offerta, quest’ultimo sarà decurtato dal prezzo dell’opa (che dovrebbe quindi scendere a 2,25 euro).

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L’offerta da parte della famiglia Carraro riguarda le 21.331.916 azioni ordinarie di Carraro in circolazione, pari al 26,76% del capitale, ed è «esclusivamente subordinata» alla circostanza che le adesioni abbiano ad oggetto un numero complessivo di azioni tali da consentire all’offerente di venire a detenere, eventualmente anche unitamente alle persone che agiscono di concerto, «una partecipazione complessiva superiore al 95% del capitale sociale dell'emittente». Nel caso in cui la condizione di efficacia non dovesse verificarsi a chiusura del periodo di adesione - specifica la nota - l’offerente «potrà rinunciarvi, in tutto o in parte, a suo insindacabile giudizio (e previo accordo con la banca finanziatrice) essendo in ogni caso inteso che l'offerente fin d’ora dichiara che non rinuncerà alla condizione di efficacia laddove la percentuale raggiunta fosse pari o inferiore al 90 per cento».

L’offerente, Fly srl, è attualmente controllata da Finaid, ma quest’ultima cederà parte della partecipazione alle persone che agiscono di concerto in modo che il capitale di Fly sia detenuto al 49,7% da Finaid, al 45,7% da Julia Dora Koranyi Arudini e al 4,5% da Enrico e Tomaso Carraro. Finaid è a sua volta controllata al 65% da questi ultimi mentre il restante 35% è detenuto da altri azionisti con Finaid che possiede il 18,5% delle azioni proprie.

Il gruppo padovano, attiva nel settore dei sistemi di trasmissione per veicoli off-highway e trattori specializzati, ha chiuso il 2020 con una perdita di 3,3 milioni di euro (-0,7% sul fatturato) in peggioramento rispetto all’utile per 8,1 milioni del 2019 (+1,5% sul fatturato) e un fatturato consolidato in ribasso del 13% a 478,7 milioni, per lo più a causa dei lockdown produttivi imposti a livello globale per arginare la pandemia. Inoltre, l’Ebit è calato del 46% a 12,2 milioni (da 22,5 milioni) e l’Ebitda è sceso del 23,7% a 32,6 milioni (6,8% sul fatturato), mentre l’Ebitda rettificato, al netto di effetti non ordinari, è sceso da 43,9 a 37 milioni. La posizione finanziaria netta consolidata è risultata a debito per 143,8 milioni, in miglioramento dai 149,6 milioni del 30 giugno, ma in peggioramento rispetto al debito di 123,6 milioni del 2019. La società ha segnalato che «il primo semestre del 2021 evidenzia un portafoglio ordini in crescita grazie all'andamento positivo di tutti i mercati di riferimento» e che «la forte ripresa in tutti i mercati di riferimento, e complessivamente nell’intero mondo industriale, sta impattando in modo importante i flussi di fornitura provocando inefficienze all’intero sistema produttivo».

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