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Carta bimbi da 400 euro al mese: come funzionerà il nuovo bonus multiservizi

Prende forma il nuovo bonus annunciato dal ministro per la Famiglia, Elena Bonetti: una carta bimbi da 400 euro al mese, quasi certamente dalla nascita fino al terzo anno di vita, con un tetto reddituale Isee per i nuclei che potranno beneficiarne ancora da individuare

di Davide Colombo

Come funzionerà la carta bimbi da 400 euro al mese

Prende forma il nuovo bonus annunciato dal ministro per la Famiglia, Elena Bonetti: una carta bimbi da 400 euro al mese, quasi certamente dalla nascita fino al terzo anno di vita, con un tetto reddituale Isee per i nuclei che potranno beneficiarne ancora da individuare


3' di lettura

Una carta bimbi da 400 euro al mese, quasi certamente dalla nascita fino al terzo anno di vita, con un tetto reddituale ISEE per i nuclei che potranno beneficiarne ancora da individuare. Prende forma il nuovo bonus annunciato dalla ministra per la Famiglia, Elena Bonetti. E da quel che trapela sui contenuti della bozza del ddl Bilancio inviata ai ministeri sembra si tratti di una “carta servizi”, valida cioè per pagare prestazioni diverse: da una quota della retta del nido alla baby sitter.

La carta bimbi partirebbe con un finanziamento di 500 milioni di euro (fino a qualche giorno fa si parlava di 600 milioni) e dovrebbe rappresentare il primo passo di un riordino di prestazioni in scadenza come il bonus nascita, in bonus mamma e il voucher asili nido. La cifra di 400 euro è la stessa prevista nel ddl delega all’esame della commissione Affari sociali della Camera (lì si parla di “dote servizi”). Ieri mattina la ministra Bonetti ha dato nuove indicazioni sugli aiuti per la famiglia. «Nella manovra 2020 - ha spiegato alla trasmisione Rai Agorà - ci sono prime misure importanti a sostegno della natalità e soprattutto della prima infanzia. Ci sono tre misure principali. La prima è un assegno mensile, universale, per tutti i nuovi nati già nel 2020, che va da 80 a 160 euro a seconda del reddito. Le famiglie meno abbienti avranno 160 euro al mese, le famiglie più ricche 80. Tre le fasce: 80, 120 e 160 euro». Poi - ha aggiunto la ministra - ci sarà una misura sugli asili nido. «Significa che - ha sottolineato - le famiglie avranno un contributo per iscrivere e portare all’asilo nido i bambini, fino ad arrivare a 250 euro mensili, che significa 3000 euro annui. Questo non solo per i nuovi nati, ma per la fascia da 0 a 3 anni. La terza misura è il congedo di paternità esteso a 7 giorni».

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Poche risorse, un milione di bimbi esclusi
Tornando al ddl delega all’esame della Camera, la scorsa settimana in sede di audizione il presidente dell’Inapp, Stefano Sacchi, aveva analizzato gli effetti della “dote servizi”. In quella sede si era parlato di un intervento da 2,2 miliardi. Nell’ipotesi che la dote servizi andasse a 1,3 milioni di beneficiari l’assegno sarebbe di 140 euro al mese, molto meno dei 400 su cui sta riflettendo il governo. Già dal 2020 parte delle nuove risorse reperite per la manovra dovrebbero comunque servire per aumentare l’offerta di posti al nido, al momento disponibili solo per il 24% dei bimbi fino a 3 anni e che, secondo i sindacati, lasciano fuori almeno 1 milione di bambini.

Beneficio per le famiglie povere
Sempre in sede di audizione sulla delega, Alberto Zanardi dell’Ufficio parlamentare di Bilancio, aveva spiegato che con un vincolo finanziario di circa 2 miliardi, dalle simulazioni effettuate con il modello UPB, risulterebbe, in corrispondenza dell’importo massimo della dote previsto dal DDL (400 euro mensili), che il valore del sussidio potrebbe rimanere costante fino a una soglia ISEE pari a 5.000 euro per poi ridursi linearmente fino ad azzerarsi in corrispondenza di un livello ISEE di 9.800 euro. In questo caso il beneficio raggiungerebbe circa 545.000 bambini 0-2 anni (pari al 42 per cento di quelli totali) con un importo medio di 301 euro. Non sapendo quali scelte adotterà il governo sul tetto di reddito, da questa analisi si può concludere che la dote sembrerebbe configurarsi come un beneficio essenzialmente destinato a famiglie povere. A questo punto si tratta di valutare se effettivamente siano queste le famiglie per le quali l’obbligo di cura dei figli rappresenti il principale impedimento alla partecipazione al mercato del lavoro e come questo nuovo aiuto si sovrapponga al Reddito di cittadinanza.

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