il ritratto

Luciano Carta dall’Aise a Leonardo, profilo di un ufficiale gentiluomo

Liberata Silvia Romano agli sgoccioli del suo incarico, il 20 maggio l’ex direttore Aise si insedia alla holding di sicurezza e difesa

di Marco Ludovico

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(IMAGOECONOMICA)

Liberata Silvia Romano agli sgoccioli del suo incarico, il 20 maggio l’ex direttore Aise si insedia alla holding di sicurezza e difesa


3' di lettura

Ha stupito il suo approdo a Leonardo, ha sorpreso tutti l’ultimo blitz dei suoi agenti. A quattro mesi dal suo insediamento a Forte Braschi, il 25 marzo 2019, l’esordio operativo di Luciano Carta alla direzione dell’Aise è la cattura in Bolivia del terrorista Cesare Battisti. Dopo anni e anni di latitanza. Ma l’epilogo dell’incarico resterà negli annali dell’ex Sismi. La liberazione ormai insperata di Silvia Romano dopo 18 mesi di prigionia avviene mentre Carta sta facendo le consegne, i saluti istituzionali di rito e gli scatoloni ormai pronti. Il 20 maggio si siederà alla presidenza di Leonardo spa.

La Sardegna nel cuore e nel carattere
A 63 anni Luciano Carta lascia lo Stato con due anni di anticipo per mettersi in gioco al vertice di una delle tre grandi società a partecipazione pubblica. Prende il testimone di Gianni De Gennaro, un’altra riserva speciale della Repubblica. Ma per conoscere meglio il nuovo presidente di Leonardo bisogna partire dalla sua origine: la Sardegna. I sardi, si sa, restano tali per tutta la vita come pochi altri. Carta nasce a Carbonia ma è legato a Bolotana, città dei suoi genitori e dove è nata sua moglie. Ci ritorna ogni volta che può. Sempre con discrezione, per lui naturale da sempre. Ma oltre il carattere introverso c’è un’attenzione spasmodica a fatti e persone.

Una vita nelle Fiamme Gialle
Dopo 45 anni in Guardia di Finanza non è facile lasciare la divisa con greca e tre stelle di generale di corpo d’armata. Carta ha svolto tutto il cursus honorum Gdf: a Milano nel pool investigativo di Mani Pulite, capo ufficio stampa del Comando generale, capo di Stato maggiore - il «C3» nel gergo della Finanza - e poi ai Reparti speciali, quattro anni fa sfiora la nomina a comandante generale con l’uscita di Saverio Capolupo. L’allora premier Matteo Renzi però impone il nome di Giorgio Toschi il 29 aprile 2016. Carta fa un passo di lato, entra all’Aise come terzo vicedirettore, sparisce del tutto dai riflettori da lui poco amati. Ma in silenzio risale la corrente contraria. Con la tenacia tipica, appunto, dei sardi. E piazza, uno dopo l’altro, colpi ormai mirabolanti.

La passione per l’intelligence
Al contrario di molti dei suoi colleghi, Carta è uomo schivo, riservato, lontano anni luce dallo stile piacione di certi salotti romani. Liceo classico, plurilaureato, molto attaccato alla sua famiglia, è uomo dai paradossi apparenti: appassionato di giornalismo, non si trovano sue interviste. Curioso da morire come si addice a un poliziotto - «economico-finanziario» nel caso Gdf - Carta ha il culto dell’intelligence da sempre. L’informazione è elemento strategico di obiettivi, valutazioni, decisioni. Ma deve andare di pari passo a una conoscenza meticolosa dei dossier come tutti gli riconoscono. A scuola si direbbe «un secchione».

La sfida a Leonardo
L’approdo alla ex Finmeccanica è una scommessa di almeno tre anni tutta da giocare. A dispetto di cronache fuorvianti e delle immancabili invidie, quello di Carta non è affatto un promoveatur ut amoveatur, vista la stima trasversale della politica e delle istituzioni. Fino al Quirinale. A piazza Montegrappa, sede della holding di difesa e sicurezza, troverà l’ad Alessandro Profumo conosciuto nelle precedenti relazioni istituzionali.
Ma anche Enrico Savio, prima linea alla «Strategy & Marketing Intelligence», già vicedirettore vicario al Dis. E Marco Di Capua, ex ufficiale Gdf, «Chief Audit Executive». Nè va dimenticato che proprio il presidente di Leonardo porta il bilancio nel consiglio di amministrazione. Carta sarà il massimo garante della trasparenza e dell’efficienza dei conti della holding agli occhi del mercato e degli investitori.

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