Audizione in commissione Antimafia

Cartabia: «I fondi del Recovery non finiscano nelle mani della mafia»

La criminalità, ha detto la Guardasigilli, è «attratta da facili guadagni». Chiesta l’estradizione dal Brasile di Rocco Morabito

di Nicoletta Cottone

Recovery, Cartabia: giustizia più vicina a cittadini e operatori

4' di lettura

«La mafia non è stata ancora definitivamente sconfitta. Estende i suoi tentacoli nefasti in attività illecite e insidiose anche a livello internazionale. Per questo è necessario tenere sempre la guardia alta». L’audizione della ministra della Giustizia Marta Cartabia, dinanzi alla commissione Antimafia, inizia con la citazione della frase sulla mafia del capo dello Stato Sergio Mattarella, pronunciata in occasione del ventinovesimo anniversario della strage di Capaci.

La ministra ha citato più volte Giovanni Falcone, il magistrato ucciso dalla mafia il 23 maggio del 1992 insieme alla moglie Francesca Morvillo e ai tre uomini della scorta, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani. Un magistrato, ha detto la Guardasigilli, «che osservava i fatti e stabiliva le strategie».

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La criminalità è attratta da facili guadagni

Dopo i lunghi mesi di stallo legati alla pandemia, la ministra si è augurata che i fondi del Recovery «non finiscano in mani sbagliate». La criminalità organizzata, ha detto la Guardasigilli ai parlamentari della commissione Antimafia, «è attratta da facili sorgenti di ricchezza. Non possiamo consentire che i fondi del Recovery finiscano nelle mani sbagliate e l’intervento sia inquinato da interessi illeciti».

Ergastolo ostativo: il Parlamento colga l’invito della Corte Costituzionale

La ministra della Giustizia ha parlato anche dell’ergastolo ostativo. «Stavolta il Parlamento non dovrebbe mancare l’occasione di raccogliere l’invito della Corte Costituzionale a rimuovere i profili di incostituzionalità per scrivere nuove norme che tengano in considerazione le peculiarità del fenomeno mafioso e della criminalità organizzata», ha detto la ministra. Occorre «evitare che siano assimilati al trattamento» dei detenuti comuni e «si potrebbero prevedere specifiche condizioni e procedure per l’accesso alla liberazione condizionale, più rigorose di quelle applicabili ad altri detenuti».

Chiesta l’estradizione per Morabito

La ministra ha reso noto che l’Italia ha chiesto l’estradizione per Rocco Morabito, il narcotrafficante della ’ndrangheta arrestato in Brasile, considerato il secondo latitante più pericoloso dopo Matteo Messina Denaro. L’estradizione è stata chiesta anche per Vincenzo Pasquino, narcotrafficante piemontese arrestato a Joao Pessoa insieme al boss Rocco Morabito.

La scarcerazione di Brusca: «Norma sui pentiti da preservare»

La Guardasigilli ha parlato anche della scarcerazione di Giovanni Brusca. «Credo che la norma sui collaboratori di giustizia - ha detto Marta Cartabia - sia da preservare, anche se pronunciare questo in questo momento è impegnativo. Non sono insensibile al dolore dei familiari delle vittime provocato dalla scarcerazione di Giovanni Brusca».

Sono 753 i detenuti al 41-bis, nessun permesso premio

La ministra in commissione Antimafia ha fornito i numeri dei detenuti in regime di 41-bis: sono 753 i detenuti in tutto, di cui 740 uomini e 13 donne. Sei di loro hanno chiesto di fruire dei permessi premio, «ma nessuno lo ha ottenuto», solo uno del circuito di alta sicurezza.

Sette procedimenti alla Procura europea

Sono già 7 i procedimenti avviati in Italia dalla Procura europea e 162 quelli in tutti i Paesi aderenti a questa struttura, ha detto la ministra della Giustizia Marta Cartabia nella sua relazione davanti, sottolineando che il nuovo organo giudiziario operante dal primo giugno offre uno «strumento fondamentale per il contrasto ai reati finanziari».

Restituire alla collettività i beni sequestrati è un messaggio forte alla criminalità

«Un bene, un’azienda, un immobile, che lo Stato sottrae alla criminalità e restituisce alla collettività - ha sottolineato la Guardasigilli - è un messaggio forte che lo Stato manda alle organizzazioni mafiose e ai cittadini.Questo aspetto della nostra legislazione ha potenzialità ancora tutte da esplorare».

I poteri dell’Anac non saranno intaccati

«I poteri di indirizzo e vigilanza dell’Anac non saranno intaccati. E cito parole recentemente sottolineate da Palazzo Chigi», ha detto la ministra della Giustizia, sottolineando il ruolo dell’Autorità nazionale anticorruzione nella prevenzione della corruzione.

L’avviso di garanzia torni un atto di tutela, non sia stigma

La ministra della Giustizia ha poi risposto al question time a un’interrogazione sulla riforma dell’abuso d’ufficio, in relazione alle indagini che hanno coinvolto il sindaco di Crema. Occorre «restituire ai fondamentali passaggi dell’iscrizione della notizia di reato, e della comunicazione che ne viene fatta all’indagato, il significato di tutela che gli è proprio». Mentre oggi «nei fatti, la comunicazione all’interessato dell’avviso di garanzia spesso diviene di dominio pubblico e rischia di innescare un meccanismo di stigmatizzazione sociale, a detrimento, anziché a vantaggio, della persona destinataria». «In un’ottica di ulteriore cautela, volta a evitare gli effetti paradossali di cui abbiamo fatto cenno, la Commissione Lattanzi - sottolinea Cartabia - istituita il 16 marzo scorso, che ha elaborato una serie di proposte di riforma in materia di processo penale, ha proposto all’articolo 3 di introdurre criteri di delega riguardanti i presupposti dell’iscrizione, in linea con gli sviluppi della giurisprudenza della Corte di Cassazione, la quale richiede “specifici elementi indizianti” e non “meri sospetti” per l’iscrizione». Il nodo dell’avviso di garanzia sarà affrontato nella riforma del processo penale, che «spero sia al più presto all’esame del Parlamento».

Riforma magistratura onoraria nel rispetto principi Costituzione e Ue

Il ministero della Giustizia è al lavoro per la riforma della magistratura onoraria ed è stata istituita una commissione incaricata di studiare la materia, che concluderà i suoi lavori il 25 giugno. «Qualsiasi proposta di riforma - ha detto Cartabia rispondendo a un’interrogazione al question time al Senato - non potrà prescindere dalla cornice dei principi costituzionali ed europei enunciati dalle due corti, la Corte europea e la Corte costituzionale». E ha ricordato che sono allo studio «tra gli altri, i profili attinenti: alla tutela previdenziale, all'indennità onnicomprensiva in relazione agli impegni richiesti ai magistrati onorari, all'impiego nell'ufficio del processo, all'estensione delle competenze da demandare agli stessi». «La complessità ed eterogeneità delle questioni da affrontare ha reso necessaria l’individuazione di due sottocommissioni», ha spiegato la ministra, evidenziando che «sarebbe, quindi, prematuro da parte mia esprimere valutazioni sul percorso dei lavori della Commissione come sul disegno di legge attualmente pendente in Senato per il quale, tra l'altro, scadrà il prossimo 18 giugno il termine di presentazione degli emendamenti».

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