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Cartelle fiscali, arriva il condono: ecco chi riguarda e cosa occorre fare

Tra le ipotesi più accreditate c’è quella che vengano azzerate 61,5 milioni di cartelle riferite a carichi affidati alla riscossione dal 2000 al 2015

di Marco Mobili e Giovanni Parente

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I punti chiave

  • I contribuenti interessati non dovranno presentare una domanda per aderire alla sanatoria
  • La verifica sui debiti eventualmente cancellati dovrà essere effettuata nell’area riservata del sito di agenzia delle Entrate-Riscossione
  • Gli anni di riferimento del condono non sono quelli in cui è maturato il debito ma quelli in cui il carico è stato affidato dall’ente impositore alla riscossione

2' di lettura

La grande attesa è destinata a terminare nelle prossime ore. Con la messa a punto del decreto legge Sostegni, atteso in Consiglio dei ministri venerdì 19 marzo, il Governo scioglierà anche gli ultimi dubbi sul condono delle cartelle esattoriali. Un condono che dovrebbe comportare la cancellazione automatica di molti dei debiti affidati all’agente della riscossione tra il 2000 e il 2015. Tra le ipotesi che circolano quella più accreditata al momento è che non dovranno più pagare nulla i contribuenti che avevano debiti residui (comprensivi di contestazione iniziale, sanzioni e interessi) fino a 5mila euro.

Cancellazione automatica per 61,5 milioni di cartelle

Una volta entrata in vigore la norma e se il Governo confermerà le intenzioni di tagliare drasticamente il magazzino degli arretrati dell’ex Equitalia, il contribuente non dovrà fare nulla. Se i debiti rientrano nella sanatoria, sarà la stessa amministrazione finanziaria a cancellare le pendenze di cittadini, imprese e professionisti. Con l’ipotesi della soglia a 5mila euro, l’Esecutivo si accinge a mandare al macero 61,5 milioni di vecchie cartelle per un controvalore di 70 miliardi di euro.

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All’apparenza potrebbe apparire come una cifra enorme. In realtà si tratterebbe di appena il 7% del magazzino di agenzia delle Entrate-Riscossione (Ader) che attualmente ammonta a quasi mille miliardi. Un numero in cui però, come più volte ribadito davanti al parlamento dal numero uno di Entrate e Ader Ernesto Maria Ruffini, c’è un’elevattisima quota di importi non più recuperabili perché intestati a soggetti defunti, falliti o nullatenenti.

La verifica sul sito di Agenzia Riscossione

Non dovendo presentare una domanda per la cancellazione, al momento non sembra prevista neanche una comunicazione da parte di Agenzia Riscossione che il debito è stato definitivamente cancellato. Anche per evitare di continuare a pagare, considerando il fatto che nessuno degli importi già versati sarà restituito, il contribuente potrà verificare la propria situazione debitoria all’interno dell’area riservata di agenzia Entrate-Riscossione. Il rispettivo estratto conto indicherà se il debito è stato definitivamente stralciato.

Gli anni di riferimento

Attenzione alle facili speranze. Sebbene il numero di cartelle definitivamente cancellate dovrebbe essere il doppio del mini-condono fino a mille euro della pace fiscale 2018, i termini di riferimento riguardano - almeno secondo le prime ipotesi circolate - i carichi affidati dal 2000 al 2015. Quindi questo significa che conta la data in cui il debito è stato consegnato nelle mani dell’ex Equitalia e non l’anno in cui è avvenuta la prima contestazione o l’anno d’imposta di riferimento. Tanto per intendersi, un debito d’imposta relativo a una delle ultime dichiarazioni dei redditi presentate non sarà interessato da questa sanatoria.

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