Riscossione

Cartelle esattoriali, cambia ancora il calendario per i pagamenti

Riammessi alle rate 532mila debitori oltre ai decaduti pre-Covid, ma per le notifiche dal 1° aprile si torna a dover saldare in 60 giorni

di Cristiano Dell'Oste e Giovanni Parente

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3' di lettura

Il calendario della riscossione è ancora all’insegna dell’emergenza. La lunga e faticosa fuoriuscita dal “fisco anticrisi” che ha accompagnato le varie fasi della pandemia ha visto un altro passaggio chiave con l’approvazione al Senato in prima lettura, giovedì scorso, del decreto Sostegni-ter (ora il testo attende l’ok definitivo della Camera entro fine mese). L’ampia convergenza da Fratelli d’Italia alle forze di maggioranza ha permesso il ripescaggio di 532mila contribuenti decaduti dalle due sanatorie sulle cartelle (rottamazione-ter e saldo e stralcio), per aver saltato le rate inizialmente dovute per il 2020 e 2021 e più volte prorogate proprio a causa dell’emergenza Covid.

Il calendario della riscossione ne esce completamente rimodulato, a distanza di poco più di due settimane dal precedente (ultimo) intervento con la legge di conversione del Milleproroghe, che ha consentito di richiedere il pagamento dilazionato dei debiti iscritti a ruolo a chi aveva già perso questa possibilità prima del periodo di sospensione Covid (8 marzo 2020 per la maggior parte d’Italia e 21 febbraio 2020 per i centri delle prime zone rosse).

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LE DATE

Il nuovo calendario dopo la rimessione in termini per la pace fiscale

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Le nuove date

Per rottamazione-ter e saldo e stralcio si è scelta la formula di diversificare su tre scadenze gli arretrati:

- entro il 2 maggio (perché il 30 aprile è sabato e il 1° maggio è festivo) vanno pagate le rate 2020;

- entro il 1° agosto (il 31 luglio è domenica) le rate inizialmente dovute nel 2021;

- entro il 30 novembre tutte le rate del 2022.

In tutti e tre i casi, i contribuenti potranno avvalersi della regola dei cinque giorni di tolleranza successivi alla scadenza per saldare il conto. Chi non ce la farà, però, incapperà nella decadenza e non potrà chiedere nessun tipo di rateazione: in pratica, si troverà a dover pagare tutto il debito residuo, a cui poi si torneranno a sommare anche sanzioni e interessi. È proprio quest’ultimo meccanismo, peraltro, ad aver generato una continua rincorsa alla riammissione dei contribuenti decaduti, nella consapevolezza che chi non è riuscito a pagare le somme ridotte e dilazionate ben difficilmente potrà saldare l’intero debito. A maggior ragione in un periodo di difficoltà economica per tante imprese e famiglie.

Riammissione e «normalità»

I debiti dei contribuenti riammessi con le modifiche al decreto Sostegni-ter valgono in tutto 2,45 miliardi di euro, per una media di 4.605 euro. Cifra che include debiti con le Entrate, ma anche con l’Inps, e numerose multe stradali. Non è detto che lo Stato non avrebbe potuto recuperare questo denaro con l’esecuzione forzata, ma il Parlamento e il Governo hanno scelto di dare ai contribuenti un’altra possibilità per saldare il conto in via agevolata. Andando tra l’altro a estinguere le procedure esecutive eventualmente avviate nei confronti dei soggetti decaduti.

Se quest’ultima riammissione è giustificata dalla situazione di emergenza, c’è da chiedersi se e come si potrà tornare a una riscossione “ordinaria”, che non preveda cioè agevolazioni a favore dei ritardatari. Al momento il tema non sembra nell’agenda delle forze politiche. Di certo, le vicende delle ultime settimane – tra caro bollette e fiammata dell’inflazione – non fanno altro che allontanare il ritorno alla normalità, mettendo ancora più sotto pressione la situazione finanziaria di molte famiglie e imprese.

Non è un mistero che da più parti sia stata avanzata l’ipotesi di una nuova rottamazione delle cartelle, una versione “quater” dopo quelle già sperimentate dal 2016 in avanti. Ma la situazione normativa è più complessa e potrebbe richiedere altri correttivi in corsa. Già dallo scorso 1° gennaio sono tornate in vigore le regole ordinarie per le dilazioni: perciò, il debitore può chiedere di pagare in 72 rate senza dover provare lo stato di difficoltà economica solo fino a 60mila euro di debito (e non più 100mila) e decade se salta cinque rate (e non più dieci). Finora il problema delle rateazioni non è ancora esploso, perché tutti hanno avuto 180 giorni di tempo per pagare, ma questo termine extra large varrà solo per le cartelle notificate entro il 31 marzo. Per quelle consegnate dal 1° aprile – salvo proroghe – si tornerà a dover pagare entro 60 giorni.

Riforma rinviata alla delega

Le prove di dialogo sulla flat tax per le partite Iva, dopo la rottura sfiorata sul catasto, non devono far passare in secondo piano un altro dei capitoli delicati della riforma fiscale: la nuova riscossione. Il disegno di legge delega ora in commissione Finanze alla Camera impone di riorganizzare il sistema della riscossione per renderlo più efficiente. Obiettivo in teoria condivisibile da tutti, ma che lascia sullo sfondo i quasi mille miliardi di somme da riscuotere. Un riassetto che dovrebbe abbinarsi a una pulitura del magazzino delle somme inesigibili.

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