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Cartelle: pagamenti in 180 giorni, ma va versato l’aggio del 6%

La possibilità di saldare le cartelle a 6 mesi dalla notifica rischia di trasformarsi in una mezza beffa per i contribuenti

di Marco Mobili e Giovanni Parente

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3' di lettura

La possibilità di saldare le cartelle entro 180 giorni dalla notifica estesa dalla manovra anche a quelle che arriveranno nei primi tre mesi del 2022 rischia di trasformarsi in una mezza beffa per i contribuenti. Per come è formulata la norma del decreto fisco lavoro, collegato alla legge di Bilancio, il raddoppio dell’aggio (dal 3% al 6%) a carico del contribuente scatta già dopo il 60esimo giorno dalla “ricezione” dell’atto da parte dell’agente della riscossione.

Inoltre, non è detto che la questione venga superata con l’addio all’aggio contenuto nel Ddl di Bilancio licenziato dal Senato e che attende ora solo il via libera definitivo della Camera, perché «l’aggio e gli oneri di riscossione dell’agente pubblico» restano fermi «per i carichi affidati fino al 31 dicembre 2021». Si tratta di un concetto ben diverso dalla notifica della cartella, che potrebbe avvenire anche diversi mesi dopo.

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L’urgenza di saldare il debito (o dilazionarlo)

Ma facciamo un passo indietro. In questi giorni diversi professionisti vengono interrogati dai loro clienti, a cui stanno arrivando le cartelle dopo il blocco delle notifiche che, a causa della pandemia e per effetto di diverse proroghe, è durato fino al 31 agosto 2021. La stima è che la ripresa dell’invio negli ultimi mesi dell’anno riguardasse circa 4 milioni di atti. Con il loro arrivo si pone quindi la necessità di saldare il debito o di individuare la modalità almeno per dilazionarlo.

Nelle “consegne” che avvengono agli operatori economici tramite posta elettronica certificata (Pec), il messaggio indica che il pagamento può avvenire oltre i 60 giorni: il termine originario dei 150 giorni per le sole cartelle notificate dal 1° settembre al 31 dicembre 2021 è stato elevato a 180 giorni dalla conversione del decreto fisco lavoro, che è in vigore dal 21 dicembre. Ma all’apertura dell’allegato, ossia della vera e propria cartella, si scopre come il conto lievita già dal 61esimo giorno dalla notifica con l’applicazione dell’aggio, o per essere precisi degli «oneri di riscossione», in misura piena al 6 per cento.

Con un impatto non certo irrilevante. Ad esempio su un debito complessivo di 50mila euro l’aggio nei primi 60 giorni “pesa” per 1.500 euro e poi diventa di 3mila (in entrambi i casi vanno aggiunte anche le spese di notifica).

In un’ipotetica timeline, quindi, una cartella notificata il 10 dicembre 2021 potrebbe essere saldata fino all’8 febbraio 2022 con l’aggio al 3 per cento, mentre dal giorno successivo scatterebbe il raddoppio dell’onere della riscossione a carico del contribuente che però potrebbe pagare fino all’8 giugno 2022, sfruttando i vantaggi espressamente previsti dalla norma fino a quel giorno: l’inapplicabilità degli interessi di mora e l’impossibilità per l’agente della riscossione di procedere a espropriazioni forzate.

Una corsa a ostacoli con le date

Resta, però, di fondo un ginepraio di date e una gimcana in cui è molto semplice sbagliare e rischiare di incappare in future contestazioni di versamenti insufficienti o intempestivi. Un discorso simile può riguardare anche l’estensione dei 180 giorni anche alle cartelle notificate nei primi tre mesi del 2022, su cui maggioranza e Governo hanno trovato un accordo nel passaggio al Senato della manovra.

L’addio all’aggio con un onere a carico della fiscalità generale di 990 milioni all’anno a partire dal 2022 potrebbe alleggerire il conto finale dei debitori. Ma il sistema attuale si applica a tutti i carichi affidati fino al 31 dicembre 2021. Verosimilmente questo significa che la gran parte (se non tutte) le cartelle notificate a inizio 2022 conterranno ancora il carico dell’aggio.

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