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Cartelle, riforma per la riscossione. Intanto arriva la tregua fiscale

La Corte dei conti chiede una revisione del sistema di recupero coattivo. Nell’ultima manovra rottamazione, stralcio dei mini-debiti e riscrittura inesigibilità

di Marco Mobili e Giovanni Parente

(ANSA)

4' di lettura

Una montagna dei 1.100 miliardi non recuperati. Sulla riscossione si gioca una delle principali partite di efficienza del sistema fiscale italiano. A chiedere di procedere senza indugi sulla strada della revisione del sistema di recupero coattivo è la Corte dei conti in una deliberazione adottata poco prima della fine del 2022 e resa nota lunedì 16 gennaio 2023, che si concentra proprio sulla riforma della riscossione e gli effetti delle modifiche degli ultimi anni. Modifiche che ancora non tengono in considerazione gli ultimi interventi della manovra 2023 (legge 197/2022) che prevedono due sanatorie (sulle dodici complessive) della tregua fiscale e la riscrittura delle modalità per la cancellazione dei crediti inesigibili.

Logiche manageriali

Ma andiamo con ordine. La Corte dei conti con la deliberazione 56/2022 del 23 dicembre scorso afferma a chiare lettere che «non è più rinviabile una riforma del sistema di riscossione coattiva dei tributi, dei contributi e delle entrate locali improntata a logiche manageriali, in grado di superare l’approccio formale dell’agente della riscossione e puntare su una gestione efficiente ed efficace, nel rispetto del principio di compartecipazione alla spesa pubblica secondo la capacità contributiva del singolo, nonché di quelli d'imparzialità e buon andamento della Pa».

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La doppia mossa della tregua fiscale

In attesa di riprendere il capitolo più complessivo della riforma, Governo e Parlamento nell’ultima legge di Bilancio hanno dedicato due interventi della tregua fiscale sulla riscossione e nuove regole per le inesigibilità. Più nel dettaglio, ci sono la cancellazione dei mini-debiti fino a mille euro e la rottamazione quater.

La cancellazione dei debiti fino a mille euro

La cancellazione delle mini-cartelle fino a mille euro affidati alla riscossione dal 2000 al 2015 è stata rivista nel passaggio parlamentare della manovra rispetto al testo entrato in Parlamento. Prima di tutto sono stati estesi di due mesi i termini in cui effettuare l'operazione: dal 31 gennaio si passa al 31 marzo 2023. Poi, per accogliere le richieste pervenute dai sindaci,è stato previsto un regime specifico per i carichi affidati agli agenti della riscossione da enti diversi dalle amministrazioni statali, dalle agenzie fiscali e dagli enti pubblici previdenziali. In pratica, per i crediti di competenza degli enti locali e degli enti previdenza privati saranno annullati solo se verrà adottata una delibera entro il 31 gennaio 2023, che andrà comunicata all'agente della riscossione e resa nota attraverso i siti istituzionali. In ogni caso, l’annullamento automatico sarà limitato alle somme dovute a titolo di interessi per ritardata iscrizione a ruolo, di sanzioni e di interessi di mora ma non scatterà per il capitale dovuto per l'importo maturato come rimborso delle spese per le procedure esecutive e di notifica della cartella di pagamento. Per le sanzioni amministrative, incluse quelle per le multe stradali, l'annullamento riguarderà solo per gli interessi e non, invece, per le sanzioni e il rimborso delle spese per le procedure esecutive e di notifica, che dovranno comunque essere pagate dal debitore. A partire dal 1° gennaio e fino al 31 marzo 2023 resta comunque sospesa la riscossione dell’intero importo.

La nuova rottamazione

La nuova rottamazione delle cartelle (si tratta dell’edizione «quater») prevede che la definizione agevolata dei carichi affidati alla riscossione dal 2000 al 30 giugno 2022 sia estesa alle sanzioni diverse da quelle irrogate per violazioni tributarie o per violazione degli obblighi relativi ai contributi e ai premi dovuti agli enti previdenziali, comprese le sanzioni per violazioni del codice della strada, ma limitatamente agli interessi e all’aggio.

Più in generale, però, la nuova rottamazione riproduce gran parte delle regole già utilizzate per le precedenti definizioni agevolate ma la grande novità rispetto al passato è che oltre a interessi e sanzioni venga cancellata anche l'aggio dal conto per chi aderisce. La domanda (su un modulo che dovrà essere messo a disposizione dall'agente della riscossione entro il 20 gennaio) andrà presentata (o eventualmente integrata se già presentata) entro il 30 aprile 2023, anche se il termine dovrebbe slittare al 2 maggio in quanto cade di domenica e il 1° maggio è festivo. Nella dichiarazione il debitore dovrà assumere l'impegno a rinunciare agli eventuali pendenti relativi ai carichi che intende definire. A seguito della presentazione delle domande, l'agente della riscossione avrà tempo fino al 30 giugno 2023 per comunicare ai debitori che hanno presentato domanda l'ammontare complessivo di quanto dovuto. La prima (o unica) scadenza di pagamento è il 31 luglio 2023 in cui andrà saldato il 10% del totale dell'importo dovuto (la stessa percentuale si applica anche per la seconda rata in scadenza il 30 novembre 2023). Nel complesso, il piano dei pagamenti potrà arrivare a un massimo di 18 rate, estendendosi fino al 2027. Confermato, però, che il versamento omesso, tardivo o insufficiente fa scattare l'inefficacia della definizione agevolata. Restano, comunque, i cinque giorni di tolleranza rispetto a ciascuna scadenza per procedere al pagamento.

I crediti inesigibili

La manovra interviene però anche aprendo la possibilità di avviare una sorta di operazione pulizia del magazzino della riscossione da tasse, sanzioni e multe non pagate o con scarsa possibilità di essere recuperati. Da un lato, viene riscritto il calendario delle inesigibilità con termini più ravvicinati per i crediti più datati e comunque restringendo l'orizzonte temporale rispetto alla disciplina ora in vigore. Dall'altro, invece, vengono previste specifiche situazioni in cui l'agente della riscossione può comunicare agli enti creditori che quelle somme non sono più recuperabili.


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