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Cartello dell’acciaio, il Consiglio di Stato annulla le multe dell’Agcm

Coinvolte otto imprese italiane - Il presidente di Federacciai, Alessandro Banzato: «Viva soddisfazione»

di Matteo Meneghello


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(Alamy Stock Photo)

2' di lettura

Non ci fu cartello tra le principali imprese italiane sideurgiche, tra il 2010 e il 2016, per «concertare» il prezzo del tondo per cemento armato e della rete elettrosaldata. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato, respingendo il ricorso dell’Agcm (che nel luglio del 2017 aveva comminato multe a otto produttori) e confermando la sentenza del Tar (a cui si erano rivolti immediatamente i siderurgici) dell’estate del 2018.

Vengono annullati, di conseguenza, gli oltre 140 milioni di euro complessivi di multe. Il provvedimento riguardava Alfa Acciai (30,4 milioni di euro di sanzione), Feralpi Siderurgica (29,4 milioni di euro), Ferriera Valsabbia (10,8 milioni), Industrie riunite odolesi (6,3 milioni), Ori Martin (7 milioni), Stefana (119mila euro di sanzione), Riva Acciaio (15 milioni di euro di sanzione), Ferriere Nord e la sua capogruppo Fin.Fer (43,5 milioni di euro di sanzione).

«È con viva soddisfazione che apprendo il parere del Consiglio di Stato in merito alla purtroppo nota, per i tempi da cui si trascina (dal 2011), vicenda dell’ipotetico cartello tra i produttori siderurgici per cemento armato e rete elettrosaldata - ha commentato il presidente di Federacciai, Alessandro Banzato -. La conferma che non ci fu nessun cartello ricalca alla perfezione il reale stato delle cose e dei rapporti tra le imprese siderurgiche e le aziende acquirenti, improntati, come d’uso, alla più trasparente condotta di interlocuzione nell’ottica di facilitare le negoziazioni».

«Il parere espresso – ha aggiunto Banzato - mette la parola fine a supposizioni fuorvianti che hanno intralciato le consuete attività di vendita e acquisto nel settore siderurgico. Lungi dall’organizzare alcun cartello, siamo invece dell’idea che il libero circolare di vedute e proposte commerciali costituisca linfa vitale per un comparto fortemente internazionalizzato come il nostro».

Non è parso trascurabile a Federacciai, infine, il giudizio di Ance e della Camera di Commercio di Brescia, «che hanno saputo vedere, con occhio particolarmente vigile, sconfessando la ricostruzione di Agcm sul filo del mero e insufficiente indizio».

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