Industria

Cartiera di Mantova, rilancio con il piano green

Nuovo round per il progetto di riavvio elaborato dalla Pro-Gest. Investiti oltre 250 milioni dal 2015 ma resta il nodo delle autorizzazioni ambientali

di Silvia Pieraccini

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Una veduta della cartiera di Mantova

Nuovo round per il progetto di riavvio elaborato dalla Pro-Gest. Investiti oltre 250 milioni dal 2015 ma resta il nodo delle autorizzazioni ambientali


3' di lettura

Finirà nella storia industriale del Paese come una delle operazioni più travagliate per far ripartire una fabbrica chiusa da anni. E che fabbrica: la Cartiera di Mantova, da tutti conosciuta come Cartiera Burgo, è il simbolo italiano della carta da giornale, l'emblema - anche architettonico, vista l'originalità e il fascino della struttura, progettata all'inizio degli anni Sessanta da Pier Luigi Nervi, che assomiglia a un ponte sospeso - di una stagione di espansione e di grandi progetti.

Grande, per la verità, è anche il progetto degli attuali proprietari, il gruppo cartario Pro-Gest della famiglia Zago, con sede a Ospedaletto d'Istrana (Treviso), leader italiano nel cartone e nella carta da imballaggio (23% del mercato), 23 stabilimenti in sette regioni dal Trentino- Alto Adige alla Puglia, 485 milioni di fatturato 2018 con 33,6 milioni di utile e 1.300 dipendenti.

Lo stabilimento e gli impianti di depurazione

Quattro anni e mezzo fa, nel luglio 2015, Pro-Gest ha comprato dalla Burgo lo stabilimento mantovano da 550mila metri quadrati, di cui 120mila coperti, che era chiuso dal 2013, quando è cessata l'attività dell'ultimo produttore italiano di carta da giornale. E da allora ha investito più di 250 milioni per trasformare la vecchia cartiera in uno stabilimento all'avanguardia per la produzione di carte per imballaggio alimentato con carta riciclata: ha demolito edifici, ne ha ricostruiti di nuovi, ha sostituito tutti gli impianti produttivi installando tecnologie avanzate, ha restaurato sotto la direzione della Soprintendenza la storica costruzione progettata da Nervi reinserendo le originali pareti in vetro, sabbiando e riverniciando il ponte sospeso.

Una fabbrica modello che però non è ancora entrata in funzione a causa dell’effetto Nimby.

A quasi un lustro dall'acquisto dello stabilimento mantovano, il progetto di reindustrializzazione è impantanato, insieme con i 150 posti di lavoro attesi. Cartiera di Mantova riassume oggi l'intero catalogo di ostacoli italiani allo sviluppo: comitati cittadini contrari, ricorsi al Tar, autorizzazioni concesse e poi negate, revisioni progettuali, e ancora proteste, richieste di nuovi documenti, stop and go, burocrazia e tentennamenti. Fino al ridimensionamento del progetto iniziale, che ha perso per strada un pezzo strategico, il rifacimento del termovalorizzatore esistente destinato a bruciare gli scarti di lavorazione, una miscela di materiali plastici, metallici e frammenti di vetro prodotta dal riciclo della carta, il cosiddetto pulper di cartiera. Nel novembre scorso, dopo un percorso autorizzativo estenuante, il gruppo Pro-Gest ha presentato una nuova richiesta di Via, la Valutazione d'impatto ambientale, che non contempla più il contestatissimo termovalorizzatore che avrebbe attivato un investimento di ulteriori 50 milioni e 25 posti di lavoro, producendo energia da reimpiegare in azienda.

Francesco Zago, direttore delle cartiere del gruppo Pro-Gest

«Adesso che abbiamo ridimensionato il progetto, speriamo almeno che venga autorizzato in tempi brevi» sospira Francesco Zago, direttore delle cartiere del gruppo Pro-Gest e figlio del fondatore Bruno. «Ma questa vicenda - aggiunge - dimostra che il Paese deve riflettere su cosa vuol essere in futuro».

La Provincia di Mantova, competente sul procedimento, prima di Natale ha annunciato di aver ricevuto l'integrazione della documentazione relativa al nuovo progetto, ha indicato il 18 febbraio prossimo come termine per presentare osservazioni da parte di chi abbia interesse e ha fissato la prima riunione della Conferenza dei servizi in questi giorni,riunione in cui Pro-Gest illustrerà il nuovo progetto e lo studio di impatto ambientale. «Non facciamo previsioni sui tempi di autorizzazione, dipenderà dalla completezza dei documenti» fanno sapere dalla Provincia.

Francesco Zago ora spera nel via libera in primavera, anche se non si dà pace. «E pensare che le cosiddette Bat (Best available techniques), le migliori tecniche disponibili per smaltire gli scarti di lavorazione dell'industria cartaria, indicano il termovalorizzatore a piè di fabbrica, come quello che avremmo voluto costruire e che tutte le aziende hanno in Paesi come la Germania, come la soluzione da perseguire. La Provincia avrebbe dovuto imporci di farlo, e invece è accaduto il contrario». Le proteste e i timori per la salute hanno prevalso. Con una conseguenza: «Quando cominceremo a produrre, gli scarti di lavorazione verranno caricati sui camion e portati al termovalorizzatore di Brescia, dove i prezzi per lo smaltimento stanno lievitando: così le aziende italiane diventano sempre meno competitive rispetto a quelle degli altri Paesi» aggiunge Zago che è anche vicepresidente di Assocarta, l'associazione dell’industria di settore.

A fine gennaio scadranno i contratti a termine di 21 lavoratori sui 52 rimasti nella cartiera di Mantova, in gran parte ex-Burgo, impiegati finora per le operazioni di installazione e test. Altri (all'inizio erano 80) stanno cercando altri lavori, delusi dalle prospettive. Che all'inizio era di tutt'altro tenore: nella decisione di Pro-Gest di acquisire Cartiera di Mantova ha pesato il fatto che fosse dotata di un termovalorizzatore e che avesse ancora l'Aia, l'Autorizzazione integrata ambientale, seppur da riesaminare e adattare alla nuova produzione. Ma non è andata così, e il percorso (si veda l’articolo in pagina) è stato più tortuoso di quanto chiunque potesse immaginare.

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