Il segmento tissue

Cartiere lucchesi anticrisi, corre la produzione

Le aziende del distretto escluse dal lockdown diventano laboratorio dove si perimentano soluzioni per garantire la salute dei lavoratori

di Silvia Pieraccini

Le aziende del distretto escluse dal lockdown diventano laboratorio dove si perimentano soluzioni per garantire la salute dei lavoratori


4' di lettura

Nei supermercati degli Stati Uniti i consumatori sono arrivati alle mani per accaparrarsi gli ultimi rotoli di carta igienica rimasti sugli scaffali. In Italia non siamo a questo punto, ma la carta igienica, i fazzoletti di carta e l’asciugatutto da cucina (il segmento chiamato tissue) sono tra i prodotti monouso più ricercati nelle case in cui si vive in quarantena, anche per l’aiuto che alcuni di essi danno nel contrasto alla diffusione del coronavirus. È per questo che l’industria che li fabbrica, concentrata a Lucca, sta lavorando a pieno ritmo (è uno dei settori definiti “essenziali” dal Governo) con la consapevolezza di soddisfare un bene primario e di dare una mano al Paese. Non solo sul fronte produttivo.

Il distretto cartario di Lucca – formato da 340 aziende tra produttori di carta (soprattutto tissue ma anche imballaggi) e produttori di macchine per la carta, in tutto 10mila occupati e quasi 5 miliardi di fatturato – sta diventando anche un laboratorio in cui, giorno dopo giorno, si sperimentano soluzioni organizzative nuove per garantire la sicurezza dei lavoratori. Soluzioni che potrebbero diventare un modello di riduzione del rischio per le tante fabbriche che ancora aspettano il via libera del Governo alla riapertura.

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Apripista nella sperimentazione di queste soluzioni è Sofidel, il più grande gruppo italiano di tissue e uno dei primi in Europa – quello dei rotoloni Regina – che non solo ha introdotto negli stabilimenti produttivi (a Lucca vi lavorano 800 persone) igienizzanti, mascherine, visiere, sanificazione e distanziamento dei lavoratori. «Abbiamo applicato misure ancora più stringenti di quelle previste dal protocollo Governo-parti sociali del 14 marzo e dalle linee guida dettate dalla Regione Toscana il 28 marzo – spiega l’amministratore delegato di Sofidel, Luigi Lazzareschi – misure che in pratica ci siamo inventati, senza avere riferimenti. Negli stabilimenti di trasformazione della carta abbiamo blindato i turni e li abbiamo ridotti a sette ore in modo che i lavoratori non si incontrino».

Gli addetti sono pagati come se lavorassero otto ore, ma ne lavorano sette per lasciare spazio – senza avere contatti – al turno successivo, composto sempre dalle stesse persone così da non mescolarsi e da poter isolare i lavoratori in tempi rapidi in caso di contagio. «I turni sono blindati – aggiunge Lazzareschi – e abbiamo fatto in modo che, in caso di assenza di un dipendente, ci sia sempre qualcuno che era in quarantena pronto a sostituirlo». Questa organizzazione impone però di fermare le macchine che trasformano le grandi bobine di carta in rotoli o fazzoletti ogni sette ore. «Con la conseguenza che si perde efficienza, si fanno più scarti e in un giorno si lavora per 21 ore anziché per 24, perdendo oltre il 10% della produzione: ma non c’è alternativa», afferma Lazzareschi rivelando di non aver «mai avuto un tasso di assenteismo così basso come in questo periodo nelle linee di trasformazione, a riprova che il nostro sforzo è stato compreso».

Naturalmente fermare le macchine, e poi riaccenderle, non è sempre possibile. Non è lo ad esempio nelle cartiere (dove si producono le bobine-madri e si lavora a ciclo continuo), e in questo caso la soluzione adottata da Sofidel per evitare assembramenti è far uscire tutti gli addetti eccetto il macchinista prima della fine del turno, sostituire il macchinista e far poi entrare il turno successivo. Anche in questo caso vale la regola dei turni blindati. Grazie a questa ri-organizzazione, marzo è stato un mese di produzione in crescita, in cui le macchine hanno girato a pieno regime e le giacenze di prodotto-finito sono diminuite. Il buon primo trimestre si aggiunge a un 2019 che Lazzareschi definisce «discreto», in cui il fatturato del gruppo Sofidel è salito da 1.706 a 1.919 milioni (+12%) e l’ebitda è passato da 107 a 258 milioni (+141%).

«Per quest’anno è difficile fare previsioni – conclude l’ad – ma quel che è certo è che le aziende che hanno sofferto meno, come quelle cartarie, dovranno trovare un modo per aiutare le aziende che sono rimaste chiuse per disposizione del Governo, e che hanno sofferto molto di più. Non esistono ricchi in un mondo di poveri. Stiamo pensando a come fare».

Ha già pronta un’idea Giulio Grossi, presidente degli industriali di Lucca, Prato e Pistoia riuniti in Confindustria Toscana nord: «Le aziende che in queste settimane sono rimaste aperte hanno già dato la disponibilità ad aiutare quelle che sono ancora chiuse nell’adozione dei protocolli di sicurezza e delle misure necessarie per ripartire». Quello che si delinea è dunque un passaggio di competenze tra chi ha già sperimentato, provato, adattato misure di sicurezza, e chi ancora deve partire.

«Il distretto cartario ha inasprito una serie di regole che, soprattutto nel segmento igienico-sanitario, erano già diffuse nelle aziende, e l’ampiezza dei luoghi di lavoro ha aiutato – spiega Tiziano Pieretti, presidente della sezione Carta di Confindustria Toscana nord e socio di Industria cartaria Pieretti (gruppo Cartiera dell'Adda) –. La produzione ha avuto un’impennata in alcuni segmenti ma non mancano i problemi come il non rispetto delle scadenze di consegna che sta generando richieste di danni».

Nel complesso il segno è positivo. «Sta andando bene la produzione di tissue diretta al mercato consumer – aggiunge il direttore di Assocarta, Massimo Medugno – e meno bene la produzione diretta alle aziende e agli alberghi (il cosiddetto mercato “away from home”).

Per l’imballaggio l’andamento è buono per i prodotti diretti ai settori aperti come il farmaceutico e l’alimentare, è in calo per quelli destinati al resto dell’industria manifatturiera. Il sentiment comunque è che in marzo la produzione cartaria sia aumentata; ora bisognerà vedere i mesi di aprile e maggio perché molti clienti hanno già fatto scorte e adesso potrebbero rallentare gli ordini».

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