Imprese storiche

Cartiere Pigna rivive con Buffetti e De Agostini

Positivi i risultati del progetto di rilancio dell’azienda in attività da 180 anni - Vetrina internazionale al MoMa per modelli Anni 50

di Silvia Pieraccini


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Addette al lavoro un secolo fa circa

4' di lettura

Aveva sbandato. Ma nel giro di tre anni Pigna, storico marchio di quaderni e prodotti per la scuola (ha 180 anni di vita), si è rimesso in carreggiata e ha ripreso la marcia. E ora guarda lontano, con nuovi progetti e obiettivi. Non scalfiti dal fatto che lo stabilimento si trovi ad Alzano Lombardo (Bergamo), una delle zone critiche dell'epidemia Coronavirus: «L'attività prosegue regolarmente - spiega Massimo Fagioli, presidente e ad di Cartiere Paolo Pigna - naturalmente monitoriamo con attenzione l'evolversi della situazione in contatto con le autorità locali». Il personale del commerciale e dell'amministrazione lavora da casa (smart working), quello della produzione e della logistica segue le regole di sicurezza indicate dal ministero. «Pigna è un'azienda solida - aggiunge Fagioli - abbiamo le persone, le risorse e gli strumenti adeguati per affrontare ogni evenienza».

Il rilancio dell'azienda è merito di tre attori che, come raramente accade, hanno trovato comunione d'intenti e di lavoro: Rinaldo Ocleppo, titolare del brand Buffetti, leader nella distribuzione di prodotti per l'ufficio; Vincenzo Manganelli, managing director del fondo d'investimento IDeA; e Giorgio Jannone, storico azionista di riferimento di Cartiere Pigna, che nel momento di difficoltà ha aperto la porta a un partner istituzionale come il fondo del gruppo De Agostini e a un management indipendente, e ha messo risorse per il salvataggio.

Una veduta delle linee produttive

E pensare che nell'estate 2016 il destino di Pigna sembrava già scritto: fallimento. L'udienza al Tribunale di Bergamo era già fissata, quando il fondo IDeA chiese al giudice qualche settimana in più per presentare un piano alternativo, che fu depositato in settembre. Il piano concordatario fu approvato da oltre l'80% dei creditori e IDeA convertì il proprio credito in capitale, rilevando anche 25 milioni di crediti a medio-lungo termine da altre banche e acquisendo così il 51% della società. Per guidare Pigna il fondo scelse Fagioli, manager con esperienza nel mondo dell'editoria.

«Quando siamo entrati nell'aprile 2017 - spiega Manganelli - il problema principale era l'indebitamento elevato. Per alleggerire la situazione finanziaria abbiamo convertito il credito in capitale, spostando la parte restante dell'indebitamento a cinque anni, e Jannone ha immesso nuove risorse per 1,5 milioni. Con lo stralcio del 90% dei creditori chirografari e l'impegno a reinvestire nella società ogni euro prodotto, si sono ricreate le condizioni per ripartire».

Il piano di sviluppo in più fasi ha fatto il resto. Visto che il mondo dei quaderni e della carta è da tempo in contrazione, Pigna ha cercato spazi di crescita in comparti vicini come gli zaini e la scrittura, e ha lanciato iniziative di marketing come la riedizione di vecchi quaderni (Nero Oriente del 1948 o Bella Copia del 1951) tratti dall'archivio storico, messi in vendita anche nel temporary store dedicato al made in Italy allestito al museo d'arte moderna MoMa di New York. Ma il passo fondamentale è stata la ricerca di un partner industriale: «Un partner forte – spiega Manganelli - che condividesse il clima aziendale di collaborazione virtuosa instauratosi con Jannone. L'incontro con Buffetti, che stava cercando aziende italiane con marchi forti, è stato un incontro felice, pieno di empatia».

A maggio 2018 il gruppo di Ocleppo, 85 milioni di fatturato e una rete di oltre 800 negozi (tutti in franchising eccetto uno diretto a Torino), ha acquisito il 40% di Pigna, con Jannone rimasto al 29% e fondo IDeA al 31%. E ha proseguito il rilancio. «L'azienda è ripartita - spiega Manganelli - e soprattutto sa dove sta andando. L'ad ha messo a punto strategie di prodotto e distributive, ed essere inseriti nella rete Buffetti si è rivelato fondamentale perché oggi arrivare al mercato è più difficile, i margini si abbassano e bisogna essere sempre più efficienti: conta la dimensione e contano le sinergie commerciali».

È così che i ricavi Pigna, che già nel 2018 avevano ripreso a salire (29,4 milioni, +13%), nel 2019 sono arrivati a 32 milioni con un margine operativo lordo (ebitda) di 1 milione, nonostante il mercato di riferimento segni una forte contrazione (-15% negli ultimi due anni). Ed è così che si sono potuti anticipare i tempi del ritorno in bonis.

Il piano di rilancio dell'azienda, presentato al Tribunale, sarebbe scaduto a dicembre 2021, ma con due anni di anticipo - dicembre 2019 - Pigna ha avuto il via libera per l'uscita dal concordato, che era la pre-condizione posta da Buffetti per rilevare la restante parte della società: alla fine dell'anno scorso Ocleppo è salito al 100%.

«Pigna ha un grande brand ben posizionato sul mercato - spiega il presidente di Buffetti - e l'obiettivo è farlo diventare il brand di punta della nostra rete nella scolastica. Pigna può riprendersi le quote di mercato perdute e spingere sulla diversificazione nei prodotti di cucito, come zaini e astucci, e di scrittura, così come sull'estero, che oggi è poco sviluppato: abbiamo davanti molto da fare, resta l'ad che ha fatto molto bene».

Il fatto che Pigna sia un'azienda “collaterale” a Buffetti, che fa prodotti pesantemente sinergici - spiega Ocleppo - è un fattore fondamentale: «Il piano industriale triennale prevede una crescita annuale di oltre il 10% e l'azienda ha ricominciato ad assumere. È finito il periodo della ristrutturazione, bisogna mantenere l'efficienza creata, e se i risultati arriveranno ci saranno altre assunzioni».

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