IL CANTIERE DEL GOVERNO

Casa, aliquote e sconti: i tre vizi del Fisco su cui dovrà intervenire Draghi

Il coro dei tecnici: più tasse sul mattone, meno sui redditi medi e tagli alle agevolazioni

di Marco Mobili e Gianni Trovati

Consultazioni, Zingaretti: «Bene Draghi su fisco progressivo e no a condoni»

3' di lettura

Revisione della curva Irpef per appianare il salto di aliquota che castiga i redditi medio-bassi; ripensamento delle tasse sul mattone, con la possibilità di rimettere in discussione sia l’esenzione dell’abitazione principale sia la cedolare sugli affitti. E, naturalmente, taglio effettivo e drastico del groviglio di sconti che passano sotto il nome di tax expenditures. Il lavoro sulle proposte di riforma fiscale che il presidente del consiglio incaricato Mario Draghi ha voluto mettere ai primi punti del programma del nuovo governo è già in corso in Parlamento.

Il lavoro delle commissioni

A portarlo avanti sono le commissioni Finanze di Camera (presidente Luigi Marattin, di Iv) e Senato (Luciano D’Alfonso, del Pd) nell’indagine conoscitiva sul tema avviata a inizio anno. Ovviamente l’indirizzo che l’ex presidente della Bce vorrà dare alla riforma è ancora da definire. Ma non è irrilevante il confronto approfondito sul merito che tutte le forze politiche stanno portando avanti in queste settimane ascoltando istituzioni ed esperti della materia, in un ventaglio ampio che va dall’agenzia delle Entrate a Bankitalia, dall’Upb alla Corte dei conti, da economisti fino a ex ministri. Che, nella diversità delle loro analisi, si sono in larga maggioranza concentrati sui tre filoni citati all’inizio.

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Sono i tre vizi capitali del nostro sistema fiscale, e incrociano le raccomandazioni inviate a più riprese dalla commissione Ue al nostro Paese: un fattore non secondario visto che la riforma, nel progetto Draghi, sarà agganciata al Recovery Plan.

I vizi “capitali” del nostro sistema fiscale

I tre temi sono tornati anche nell’audizione di Carlo Cottarelli, insieme all’altra esigenza, rilanciata da molti, di trovare formule per fare in modo che l’Irpef incentivi la nuova occupazione, a differenza di quanto accade oggi. La proposta del direttore dell’Osservatorio conti pubblici della Cattolica è quella di un taglio di tasse temporaneo per il «secondo percettore di reddito» della famiglia. Si tratta, è chiaro, di una leva per incentivare l’occupazione femminile, che prova a evitare il rischio di obiezioni costituzionali nella previsione di un trattamento di favore riservato a una determinata categoria di contribuenti.

Per il resto, invece, il ripensamento del fisco anche secondo Cottarelli dovrebbe viaggiare in direzione di una maggiore omogeneità, anche superando i confini netti che oggi separano dipendenti, pensionati e autonomi. L’idea di un nuovo prelievo “universale”, ha spiegato, andrebbe accompagnata dall’introduzione di un forfait per scontare le spese di produzione del reddito dei dipendenti, e comporterebbe l’addio alla mini-Flat tax oggi prevista per gli autonomi fino a 65mila euro di ricavi o compensi annui.

Un tema del genere è naturalmente indigesto alla Lega. Ma è difficile immaginare una riforma incisiva che non imponga ai partiti di rinunciare a questa o quella bandiera. Perché, come ha sostenuto Nicola Rossi alle commissioni, l’ordinamento fiscale italiano è ormai «incorreggibile», e «va ripensato dalle fondamenta come nei primi anni 70». Anche per rifondare un sistema che secondo Serena Sileoni e Carlo Stagnaro, ascoltati a nome dell’Istituto Bruno Leoni, è «ai limiti della legittimità costituzionale».

Le tasse sul mattone

A far discutere sarà inevitabilmente anche il fisco sul mattone, su cui già in questi giorni Confedilizia ha lanciato l’allarme dopo aver ascoltato le tante proposte portate dai tecnici di reintroduzione delle tasse sull’abitazione, revisione degli estimi catastali e ripensamento della cedolare secca. Temi fin qui considerati intoccabili, così come il taglio alle spese fiscali sempre ipotizzato mentre ogni manovra ne introduceva di nuove. Ma è da capire quanto i vecchi tabù potranno resistere al drastico cambio di scenario prodotto dall’ingresso in campo di Mario Draghi.

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