Auto

Casa, colonnina, bank: le tre vie per la ricarica

di N.Des.

(Michael Flippo - stock.adobe.com)

1' di lettura

Molti analisti del car tech prevedono che il rifornimento dell’auto elettrica sarà domestico, ma la necessità di una rete pubblica rimane e l’esigenza fondamentale è aumentare la potenza e la facilità del servizio. La città di Oslo dal 2023 avrà taxi solo elettrici e sta sperimentando la ricarica wireless con piastre a induzione da 75 Watt.

Il rendimento è, teoricamente, inferiore al cavo, ma permette la massima praticità per i futuri mezzi a guida autonoma. Volkswagen ha due soluzioni diverse.

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La prima prevede un robot che, all’interno di aree circoscritte come i parcheggi attrezzati, trasporta nei pressi dell’auto elettrica una power bank mobile per rifornirla durante la sosta. In questo modo, non c’è più bisogno di cercare lo stallo dotato di presa di ricarica.

La seconda è costituita da enormi power bank trasportabili come i bagni chimici. Il primo concept ha una capacità di 360 kWh, è realizzato con batterie Tesla e potrebbe sfruttare accumulatori dismessi dalle auto. Sarebbe ideale per luoghi dove la rete di distribuzione elettrica è inadeguata o inesistente. In questo modo si potrebbe creare o integrare l'infrastruttura di ricarica adattandola in base al calendario degli eventi, alla stagionalità e ai conseguenti flussi di traffico.

Qualcuno crede nel cosiddetto “battery swap”, stazioni di cambio rapido della batteria con impianti robotizzati. Anni fa ci provò Better Place, ora ci riprova Nio. Hyundai promette più semplicemente di caricare un’auto elettrica collegandola ad un’altra auto elettrica. Ed è quello che sarà possibile per i modelli basati sulla sua nuova piattaforma E-GMP.

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