Casa24

Real estate, frenano i grandi dossier: in stand-by operazioni per…

  • Abbonati
  • Accedi
immobiliare

Real estate, frenano i grandi dossier: in stand-by operazioni per 6 miliardi



Immobile storico. Palazzo Thiene a Vicenza
Immobile storico. Palazzo Thiene a Vicenza

Sono ormai poche le voci fuori dal coro che si ostinano a vedere un sole splendente sul real estate italiano. In avvio di chiusura d’anno si tirano le somme e si fanno previsioni: quelle più condivise riguardano un consistente rallentamento del mercato.

Scenari Immobiliari registra per primo il calo con stime di volumi di 6,5 miliardi di euro a fine 2018 contro i dieci miliardi di un 2017 da record.

Sul mercato sono diverse le operazioni bloccate, in stand-by per via della cautela degli operatori esteri e italiani sul Paese, che attendono di vedere più chiaro nelle politiche e nelle scelte del governo.

La liquidità in giro non manca, ma le operazioni non partono. Le gare vengono rinviate in attesa di tempi migliori. Almeno sei miliardi di operazioni sono fermi al palo. Quasi tutti deal destinati a essere rinviati al 2019.

Fermi sono innanzitutto i tre maggiori dossier bancari. Mps da tempo dovrebbe lanciare la vendita di un miliardo di euro di asset, ma per il momento non ci sono indicazioni concrete. Stesso discorso per gli immobili strumentali e non di Banco Bpm, 700 milioni (che salgono a tre miliardi se si calcolano anche gli asset di Release), per i quali però dai primi sondaggi si è registrato un disallineamento significativo tra i valori di mercato e quelli di bilancio.

Fermo anche il dossier del portafoglio immobiliare di Banca Popolare di Vicenza che doveva arrivare sul mercato entro l'estate. Un'operazione di oltre 400 milioni di euro, per più di 200 immobili, coordinata da Vitale&Co. real estate. Tra gli immobili di pregio via Turati 12 a Milano, l'edificio di via del Traforo 146 all'angolo con via del Tritone a Roma, palazzo Thiene e la sede storica della Banca d'Italia a Vicenza. Il pacchetto comprende anche la sede milanese di Fineco.

«L’outlook per la seconda parte dell'anno è più complesso di quanto previsto» dice Carlo Vanini di Cushman & Wakefield. «Durante l'estate abbiamo visto oscillazioni pericolose dello spread che non hanno aiutato gli investitori nel processo di selezione degli investimenti. Ma i flussi di capitale dedicati all’Italia sono ancora elevati, ci sono nuovi prodotti e sviluppi che gradualmente arriveranno sul mercato e poi ci sono alcuni asset che hanno completato il processo di valorizzazione e sono pronti a essere ceduti. A oggi stimiamo oltre cinque miliardi di investimenti in pipeline. Non tutti verranno completati entro l’anno». A fine anno Cushman & Wakefield prevede 8-9 miliardi di volumi, con un calo tra il 10-30% sul 2017.

Ignoto anche il destino di Capital dev, la struttura di Unicredit nella quale sono confluiti gli immobili di Parnasi per circa 300 milioni. Unicredit dovrà scegliere come valorizzare e poi vendere gli immobili visto che la mission della banca non è quella di fare lo sviluppatore o gestore immobiliare.

Si attendono poi novità per la gara lanciata dall’advisor Lazard per lo spin off di alcuni immobili del gruppo Enel che la banca d'affari vorrebbe chiudere entro l’anno. Il trophy asset del portafoglio è l'immobile di via Regina Margherita a Roma, la sede dove Enel intende restare in affitto e per la quale richiede all'acquirente investimenti di riqualificazione. Il portafoglio - che comprende anche uffici a Roma e sedi decentrate a Palermo - vale circa 250-260 milioni di euro, ma Enel chiede all'acquirente di spendere circa 150 milioni di euro in capex per rendere moderni ed efficienti gli spazi.

Sul fronte retail ci sono circa un miliardo di immobili sul mercato in attesa di un acquirente . Th real estate si è bloccata nella trattativa sui due factory outlet messi in vendita dal gruppo Percassi a Torino e in Sicilia (300 milioni circa).

Esclusi dai sei miliardi ci sono poi gli outlet che il colosso Usa Blackstone metterà sul mercato, un portafoglio accumulato in Italia tra il 2013 e il 2014, del valore di circa 800 milioni di euro e accorpato sotto il nome di Land of fashion. Difficile dire con quali riscontri

© Riproduzione riservata