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Dai capannoni dismessi un’occasione di riqualificazione del territorio

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Dai capannoni dismessi un’occasione di riqualificazione del territorio

Porto Marghera (Venezia)
Porto Marghera (Venezia)

Creare valore con la trasformazione delle aree dismesse (spesso nei contesti urbani) e dei tanti capannoni inutilizzati. Su questo tema si concentra il focus della Construction Conference 2018 (Padova, 12 ottobre) che vede tra i protagonisti anche Diego Carron, presidente della Carron Costruzioni Generali, Giovanni Battista Furlan, presidente di Net Engineering International e Enrico Marchi, presidente Gruppo Save. Tre rappresentanti dell’imprenditoria veneta coinvolti da Civiltà di Cantiere, con Ance e Ance Veneto, per fare un punto sullo sviluppo dell’ecosistema metropolitano sul territorio. Imprese, mondo della progettazione e committenza insieme, per fare rete con le istituzioni e per coinvolgere partner non solo locali per cavalcare l'onda della rigenerazione e creare opportunità di business.

Ma quali sono gli ambiti territoriali e di mercato dove si riscontrano le maggiori opportunità per quanto riguarda la rigenerazione urbana? Secondo una recente ricerca promossa da Confartigianato e curata da Smart Land, in Veneto ci sono 92mila capannoni industriali, situati in 5.679 aree produttive che occupano il 18,4% dell'area edificata regionale. Almeno 1 su 10 è abbandonato o inutilizzato. Questo studio mette in luce un potenziale di patrimonio immobiliare, in gran parte da riconvertire, come altre realtà industriali tipo la Ruhr in Germania o molte altre città non solo metropolitane, da Berlino a Parigi, da Lione a Marsiglia, fino a Porto o Lubiana, hanno già sfruttato.

Se nel nostro Paese, Torino o Milano già da tempo sono impegnate nella ricerca di una nuova vocazione economica, «ora è il momento del Nord Est con aree ettari di territorio, contenitori industriali e magazzini degradati, che costituiscono un patrimonio da rifunzionalizzare», spiegano i promotori dell’evento.

Le aree di crisi industriale, secondo i promotori della Construction Conference, costituiscono l’ambito territoriale dalle maggiori potenzialità per le dimensioni, sia per la loro localizzazione geografico/logistica. Prendendo a riferimento le 4 aree non complesse del Veneto riconosciute dal Decreto del Mise (16 dicembre 2016) e che fanno capo ai comuni di Monselice, Montagnana, Portogruaro e San Donà di Piave, si ritiene che se inserite in un disegno di valorizzazione secondo obiettivi precisi di sviluppo, possano diventare poli in grado di intercettare i nuovi trend.

Fanno scuola investitori nazionali come Despar e altri internazionali come Amazon e la logistica si conferma uno dei settori trainanti. Intorno a Marghera, in particolare – come si annuncia da anni – continua a giocarsi la partita della rigenerazione che richiede programmazione e progettazione, collaborazione efficace tra pubblico e privato.
Tra le novità il progetto Venice Lng per la realizzazione di un impianto di stoccaggio con un investimento da 100 milioni, il revamping dello stabilimento Cereal Docks Marghera per l'ottimizzazione del processo di estrazione di oli vegetali con un investimento da 40 milioni e il progetto Green Refinery promosso da Eni per un investimento di oltre 100 milioni.

Quando si parla di periferie in Veneto si accende un faro anche su quei quartieri e pezzi di città non necessariamente marginali, ma abbandonati nel degrado, con una forte necessità di rifunzionalizzazione. Nonostante le criticità legate al congelamento dei fondi stanziati per il Piano Periferie, i capoluoghi delle città venete contano numerosi progetti in fase di decollo, basti pensare alle aree delle fiere di Verona e Padova e ai processi di rigenerazione urbana avviati a Belluno.

A Verona, con la nuova giunta si ragiona sullo sviluppo dell'ex Arsenale con una cittadella della creatività, un'Ars District, e a Padova è stato lanciato un concorso internazionale per un campus dell'Università nell'ex caserma Piave. Due casi concreti che indicano la strada per i grandi contenitori dismessi, che rinascono con nuovi usi, spesso aperti a cittadini e city users, magari capaci di attrarre investimenti privati per nuove attività economiche.

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