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Il real estate italiano piace agli investitori esteri

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in prospettiva

Il real estate italiano piace agli investitori esteri

(Agf)
(Agf)

L’Italia e un Paese “core” nella strategia di asset allocation dei grandi investitori internazionali del real estate. Un dato emerso chiaro dalle discussioni che hanno scadenzato la giornata del convegno Quo Vadis organizzato da Dla Piper.
L’appuntamento, giunto alla quinta edizione, si e tenuto ieri a Milano, dove ha riunito un nutrito gruppo di investitori di primo piano sia tra il pubblico sia nei panel di discussione. Un Paese “core” che offre molte opportunità di investimento, anche nel segmento value add e, si spera, presto anche nello sviluppo.

Da Bnp Paribas real estate a Prologis, da Pggm a Benson Elliott ed Axa, i grandi investitori internazionali hanno confermato l’interesse per l’immobiliare italiano, e seppur preoccupati per la situazione politica e per l’instabilità che ne deriva hanno sottolineato che questo aspetto non è nuovo per l’Italia.
Da alcune ricerche è emerso che nel 2018 il capitale estero impegnato nel mattone del nostro Paese potrebbe arrivare al 75% dei volumi totali, superando il 70% raggiunto nel 2017. Un anno, quello passato, che ha segnato un record per gli investimenti immobiliari a quota 11 miliardi di euro, valore che quest’anno non verrà replicato.
In apertura Andrew McCaffery – Global Head of Strategic Client Investments in Aberdeen Standard Investments – ha raccontato dove si possano ancora trovare rendimenti interessanti. McCaffery ha analizzato “Equity, Debt and Alternative Assets” ed evidenziato come, in una valutazione anche di rischi esogeni ed endogeni del mercato, nei prossimi cinque anni ci siano asset come “Europe ex Uk commercial property” o “infrastructure renewables” in grado di ipotizzare dei ritorni attesi tra il 4% e il 5%, i “global commercial property” di circa il 3% e le “Us commercial property” di circa il 2%, contro “Euro inflation linked govt bonds”, “euro govt bond” che superano di poco l’1% o “Us equities” che si avvicinano all’1%.
Il primo panel, moderato da Lisette van Doorn, presidente di Uli Europe, ha focalizzato l’interesse proprio sulla view degli investitori esteri riguardo al nostro Paese, analizzando settori attrattivi, lo stock, se è sufficiente, e se in futuro ci sarà capitale straniero per finanziare progetti di sviluppi immobiliari.
Al momento un forte interesse è rivolto anche al segmento value add. Lo conferma Pggm, fondo pensione olandese. “Abbiamo acquistato, in partenership con Hines, un portafoglio di tre immobili Bpm in centro a Milano - Spiega Tinka Kleine, head of Private Real Estate Europe of Pggm -. Stiamo riqualificando gli immobili, uno dei quali sarà affittato a WeWork”.
Olaf Schmidt, Co-Managing Director per l’Europa e il Medio Oriente e Co-Responsabile del Sector Real Estate Global di DLA Piper: “Nonostante l’attuale clima politico difficile e quasi ostile verso l’Europa, l’Italia continua ad attrarre l’interesse degli investitori internazionali. Esiste però una netta differenza tra chi è già presente nel mercato e chi non ha ancora investito in Italia. Mentre i primi prendono una visione di medio-lungo periodo e si fidano della capacità del mercato italiano di resistere alle attuali tendenze, chi no ha ancora messo piede nel nostro paese preferisce aspettare per il momento”. E si aprono anche nuove prospettive nei cosiddetti settori “alternativi”. “Gli investitori internazionali sono soprattutto alla ricerca di opportunità nel settore residenziale - dice ancora Schmidt -, declinato sotto ogni forma, dallo student housing al microliving fino alla sua interpretazione tradizionale e al senior living o residenziale assistito. Ma il prodotto scarseggia, dobbiamo essere pronti e veloci nel saper rispondere a questa domanda di mercato”. Un interesse confermato da Graham Mackie, a capo di Ubs Asia. “Gli investitori asiatici sono alla ricerca di opportunità in Europa. I capitali privati cercano alternative a Londra nel dopo Brexit, i grandi investitori guardano con attenzione a uffici e residenze a Milano e Roma. Credo che a breve vedremo nuove operazioni con capitale asiatico sul mercato italiano, come in passato abbiamo visto l’acquisizione da parte di Fosun di Palazzo Broggi in piazza Cordusio e del palazzo in Bicocca da parte di un fondo pensione coreano”.
A livello europeo il real estate è cresciuto, nel primo semestre 2018, a quota 105 miliardi di euro, in crescita il settore uffici con 52,7 miliardi di euro (+6%), retail a 24,2 miliardi di euro (+10%), mentre calano l’industriale - che registra 12,6 miliardi di euro (-25%) - e gli hotels a 7,4 miliardi di euro (-11%).
In Italia il calo del totale complessivo degli investimenti nel primo semestre 2018 ha portato i volumi a 3,7 miliardi di euro (-23%), ma il settore uffici ha raccolto 1,3 miliardi di euro (-30%), mentre il retail è cresciuto del 31% raggiungendo 1,5 miliardi di euro, il settore industriale ha raccolto 0,6 miliardi di euro (+57%), mentre calano del 50% gli investimenti nell’hotellerie con 0,3 miliardi di euro. Nei primi nove mesi i volumi, secondo Bnp Paribas real estate, hanno raggiunto quota 5,1 miliardi di euro, grazie a un terzo trimestre in crescita.
Tutti gli investitori sono concordi nel definire Milano una città competitiva a livello europeo, con molte opportunità di investimento in molti settori, dagli uffici all’High street. “Milano rientra nella nostra strategia basata su un programma di investimento per grandi città” ha sottolineato ancora Tinka Kleine. “La nuova strategia dei grandi investitori non guarda ai Paesi ma alle città, connesse tra loro e in competizione per attrarre capitali” ha replicato Barbara Knoflach, Global Chief Executive Officer Investment Management, BNPP.

Anche sul fronte logistica l’Italia attira ancora capitali. Martina Malone, Managing Director and Global Head of Fund Raising, Prologis, ha detto che il Paese offre ampi spazi di investimento, la difficoltà è trovare i terreni per realizzare gli spazi logistici, di cui c’è sempre più bisogno viste le nuove sfide imposte dall’ecommerce.

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