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Pagamenti in edilizia, aumentano le imprese che saldano in ritardo

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Pagamenti in edilizia, aumentano le imprese che saldano in ritardo

Segnano un lieve peggioramento i tempi di pagamento tra le imprese dell’edilizia, riflettendo un mercato che ancora non riparte con decisione. È quanto emerge dallo “Studio Pagamenti” di Cribis, società del gruppo Crif specializzata nella business information (gestione fornitori, gestione del rischio e recupero crediti), che fotografa il complesso delle 723.800 imprese e partite Iva dell'edilizia, divise in installatori (64,9% del totale), costruttori di edifici (33,4%) ed edilizia specializzata (strade, ponti e altre opere diverse dagli edifici, una nicchia dell'1,7%).

I dati aggiornati a settembre, confrontati con lo stesso periodo del 2017, segnalano che tra i costruttori le imprese che pagano puntualmente sono scese dal 41,2% al 37% (in linea con il 36,3% di media nazionale), mentre sale dal 10,2% al 12,2% la quota di chi paga con ritardo grave, cioè oltre i 30 giorni dalla scadenza segnata in fattura. I più puntuali sono al Nord Est (48,5% del totale), le situazioni più critiche al Sud/Isole (solo il 23,1% di virtuosi).

Le performance migliori arrivano dagli installatori, che comprendono le società più piccole e gli artigiani che ruotano attorno a ristrutturazioni e costruzioni. Solo l'8,9% presenta ritardi gravi, mentre il 42,6% salda alla scadenza. Un dato buono, ma in calo rispetto al 47,5% del 2017. Nell’edilizia specializzata è a posto solo il 30% delle imprese mentre il 25% ha ritardi gravi.

«Seppur in lieve calo, la situazione generale si mantiene pressoché stabile, in un Paese come il nostro in cui però si paga ancora con una media di 82 giorni: quasi 3 mesi per incassare una fattura, con punte di 127 giorni nella sanità. Tempi ben più lunghi della media europea e di molti altri Paesi a livello internazionale», ammette Marco Preti, amministratore delegato di Cribis.

Restando al mercato immobiliare, la dinamica dei pagamenti è legata alla salute generale del settore. «Nel 2010, tra i costruttori appena il 5% presentava ritardi. Nel 2013, in piena crisi, si era passati al 15%. Quindi il 12% di oggi rappresenta una tendenza al miglioramento, ma significa che non siamo ancora usciti dalla bufera e che il settore non è stato completamente ripulito da quegli operatori che praticano ancora condizioni nefaste verso i fornitori – sintetizza Preti –. In generale, credo che ormai questa quota sia da considerare fisiologica e sia difficile riagganciare i livelli pre-crisi. Nel 2010 avevamo l'onda lunga del picco dei prezzi e di un mercato che tirava. Oggi, se anche si intravede la ripresa, il contesto generale è più volatile e incerto».

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