Casa24

Affitti in condivisione, Badi raccoglie 26 milioni di euro e punta su Roma

  • Abbonati
  • Accedi
startup

Affitti in condivisione, Badi raccoglie 26 milioni di euro e punta su Roma

I fondi di venture capital scommettono su Badi, che raccoglie capitale fresco e punta a diventare leader europeo degli affitti condivisi non turistici, Italia compresa. La startup spagnola di stanze in affitto, sbarcata da noi a fine 2017 ma rimasta in sordina, è stata oggetto di un secondo round di finanziamenti per 30 milioni di dollari (pari a poco più di 26 milioni di euro, che seguono i 10 milioni di dollari di febbraio 2018), versati come leader dell’operazione dalla firm americana Goodwater Capital e con la partecipazione di Target Global, Mangrove Capital e Spark Capital, che già figuravano tra i sostenitori.

«Ci sono enormi opportunità per il mercato degli affitti. Entro il 2050, la popolazione mondiale urbana aumenterà dal 54% al 66% e il numero di abitazioni nelle città non sarà quasi più sufficiente e saranno prevalentemente disponibili le unità abitative più piccole e le stanze. È qui che Badi entra in gioco – spiega il Ceo Carlos Pierre al Sole 24 Ore –. Con il nuovo capitale puntiamo a crescere rapidamente nei centri nevralgici come Barcellona, Madrid, Londra, Parigi, Berlino e Roma. Aumenteremo le attività di marketing per far conoscere il marchio, ma investiremo anche sul prodotto per migliorare la user experience e sviluppare un sistema iper efficiente di prenotazione e pagamento. A quel punto entreremo in una fase successiva, in cui potremo fornire agli utenti assistenza post-affitto, ad esempio con una consulenza mirata in materia legale e di redazione dei contratti», aggiunge il Ceo.

Badi è un sistema che mette in contatto con una sorta di chat immediata domanda e offerta di stanze o piccole unità abitative in affitto, ma non fa concorrenza allo short rent, come AirBnb, perché si occupa di locazioni non turistiche, oltre la durata di un mese. La pubblicazione degli annunci è gratuita ed è aperta a privati, eventualmente a property managar che hanno in gestione un certo numero di immobili, ma è chiusa per le agenzie immobiliari, «perché il nostro modello non prevede il pagamento di fee – spiegato Pierre –. Il nostro target di riferimento è vario, perché va da studenti e giovani lavoratori che hanno convenienza a dividere gli spazi, a professionisti che da ogni parte del mondo arrivano nella capitali europee. E anche dal punto di vista dei proprietari funzioniamo in diverse situazioni, perché in alcuni casi si tratta di persone che vivono nella casa e cercano co-inquilini, altre volte sono investitori saltuari o professionali che hanno stanze o monolocali da mettere a reddito e preferiscono una durata media della locazione».

Badi è già attiva in tutta Italia, ma ora vuole crescere. Al contrario di quanto avviene per la maggior parte degli investimenti nel real estate italiano, gli sforzi non si concentreranno subito su Milano, ma partiranno da Roma.
«Il capoluogo lombardo è senz’altro interessante, ma abbiamo condotto diversi test preliminari e pensiamo che la Capitale oggi sia sottoperformante. La popolazione è ingente, il livello dei canoni è alto e il 21% del mercato immobiliare capitolino è composto da affitti tra privati. Quindi lo spazio per crescere è ampio. Inoltre, già oggi proviene da Roma la fetta più importante dei nostri iscritti italiani, pari al 25%», argomenta Carol Jiang, global managing director di Badi.

Inizialmente, non ci sarà un ufficio fisico in Italia. Potrebbe arrivare nella seconda metà del 2019 se la crescita sarà rapida. Badi, dal lancio del 2015, ha contato 12 milioni di richieste di affitto, nel 2018 ha pubblicato 120mila stanze e ha l'obiettivo per l'anno in corso di triplicarle. Quanto al team, in prevalenza basato a Barcellona, è passato in breve tempo da 25 a 65 dipendenti.

© Riproduzione riservata