scontro fratricida nel m5s

Casaleggio e Di Battista pronti allo strappo, il gelo dei big: battaglia legale alle porte?

L’erede del cofondatore attacca il «partitismo» e minaccia di staccare la spina a Rousseau. Il Comitato di garanzia insorge. Lo spettro di una disputa in tribunale sull’uso del simbolo

di Manuela Perrone

Tutto su Rousseau, la piattaforma di Davide Casaleggio

L’erede del cofondatore attacca il «partitismo» e minaccia di staccare la spina a Rousseau. Il Comitato di garanzia insorge. Lo spettro di una disputa in tribunale sull’uso del simbolo


5' di lettura

Sono rimasti in pochissimi a richiamare all’unità, come il viceministro allo Sviluppo economico, Stefano Buffagni: «Serve lavare i panni sporchi in casa, e mettere al primo posto l’interesse dei cittadini». Per il resto, il M5S è in piena guerra fratricida: di là chi è rimasto fuori dai palazzi romani, da Davide Casaleggio, l’erede del cofondatore Gianroberto e il plenipotenziario dell’Associazione Rousseau che gestisce l’omonima piattaforma, ad Alessandro Di Battista; di qua il correntone dei governisti, da Luigi Di Maio a Paola Taverna, in sintonia con la stragrande maggioranza dei gruppi parlamentari, da cui ormai da un anno è partita la battaglia contro Rousseau.

L’aut aut di Casaleggio

La faglia è diventata palese il 4 ottobre, nel giorno dell’undicesimo compleanno del Movimento. Casaleggio, dopo che aveva già sospeso una serie di servizi informatici a disposizione di iscritti ed eletti, ha utilizzato il Blog delle Stelle per rivendicare già dal titolo l’appartenenza («Noi siamo Movimento») e per lanciare il suo aut aut con un lunghissimo post: se i Cinque Stelle imboccano la via del «partitismo», ovvero «il rifugio di chi ha paura di perdere i privilegi che ha accumulato», allora «il nostro supporto non potrà più essere garantito, dal momento che non sarebbe più necessario poiché verrebbero meno tutti i principi, i valori e i pilastri sui quali si basa l'identità di un Movimento di cittadini liberi e il suo cuore pulsante di partecipazione che noi dobbiamo proteggere».

La minaccia dello strappo

Casaleggio si è difeso e ha scoccato dardi avvelenati: «Ho dovuto sopportare insinuazioni, attacchi e calunnie nei miei confronti e nei confronti di mio padre anche da persone che grazie al nostro lavoro ricoprono oggi posizioni importanti». Poi ha evocato lo strappo: «Qualunque cosa ci riserverà il futuro, questa idea di movimento (quella originaria, ndr) proseguirà e si espanderà in ogni caso nei mille rivoli della comunità e Rousseau continuerà ad essere accanto a questa idea». Di Battista ha subito condiviso il post, a suggello di un asse che si è rafforzato negli ultimi mesi. Ed è partita la conta dei fedelissimi: un pugno di eletti, come la senatrice Barbara Lezzi e l’europarlamentare Ignazio Corrao, oltre alla sindaca di Roma Virginia Raggi e al suo capo staff Massimo Bugani. Ma è proprio a Palazzo Madama che si guarda per capire quanti potrebbero essere attratti dalla sirena del Movimento delle origini. Perché soltanto lì l’area Casaleggio-Di Battista potrebbe rappresentare un pericolo per la tenuta del governo Conte. E finora la conta non ha dato risultati degni di nota. «La gente ha bisogno di sentire sulla propria pelle gli effetti della buona politica, è finito il tempo dei Savonarola», commenta un senatore.

Lo scudo dei governisti

Gli altri ostentano sicurezza e si schierano a testuggine. Ed è Di Maio, ancora leader di fatto, a incarnare più di ogni altro la svolta M5S che Casaleggio e Di Battista combattono. La diga è franata proprio quando il ministro degli Esteri si è convinto della necessità di unirsi ai governisti della prima ora (a cominciare dal presidente della Camera Roberto Fico e dai parlamentari a lui più vicini), lui che è sempre stato tra i più scettici nei confronti dell’alleanza col Pd, e di avviare il percorso di crescita del Movimento anche attraverso una leadership collegiale e una struttura più organizzata. Neanche la benedizione a questo progetto arrivata da Beppe Grillo, il più solerte fautore della premiership di Giuseppe Conte e del governo giallorosso (che però non ha mai rotto con Casaleggio e col mito della democrazia diretta), è riuscita però a evitare la valanga.

I garanti M5S: «Il blog non è di Casaleggio»

La novità di ieri è stata la durissima risposta a Casaleggio del Comitato di garanzia delMovimento, composto dal capo politico reggente Vito Crimi (che sinora si era tenuto equidistante ed era anzi sospettato di favorire Casaleggio), dal viceministro alle Infrastrutture Giancarlo Cancelleri e dalla consigliera regionale del Lazio Roberta Lombardi. «Il Blog delle Stelle - hanno scritto su Facebook - è il canale ufficiale del M5s e Davide Casaleggio non ricopre alcuna carica nel Movimento 5 Stelle. Il post pubblicato in data odierna sul Blog delle Stelle a firma Davide Casaleggio rappresenta una sua iniziativa, personale e arbitraria, diffusa attraverso uno strumento di comunicazione ufficiale del Movimento 5 Stelle». Insomma: secondo i garanti, il fatto che l’Associazione Rousseau gestisca il blog «non autorizza il suo presidente a utilizzarla per veicolare i suoi messaggi personali non condividi con gli organi del M5S. Il M5S siamo noi, tutti, non è appannaggio di qualcuno in particolare».

L’alternativa: ricucitura o lite in tribunale

Sono parole che esplicitano la reale posta in gioco - di chi è oggi il Movimento? - e che fanno prefigurare un doppio possibile epilogo: o una ricucitura in extremis, che però passi per una revisione delle regole di ingaggio di Casaleggio e per una rivisitazione del ruolo di Rousseau come fornitore esterno di servizi, oppure la scissione con la probabile apertura di un contenzioso in tribunale. Perché la questione è più complessa di come viene presentata. Il simbolo pentastellato depositato da Grillo nel 2015 all’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale - il cerchio con la scritta nera “Movimento” su sfondo bianco, la lettera “V” in rosso e cinque punte colorate di giallo - è stato donato dal comico all’associazione Movimento 5 Stelle fondata nel 2017 da Casaleggio e Di Maio, quella a cui aderiscono i 170mila iscritti legittimati a votare su Rousseau. Ma il marchio con la dicitura Movimento5Stelle.it,poi sostituita con ilblogdellestelle.it, è stato concesso in uso gratuito anche all’Associazione Rousseau, come riportava la nota integrativa al bilancio 2017. Dunque, come ha ricordato l’Associazione Rousseau oggi, «Davide Casaleggio è pienamente titolato a pubblicare i suoi articoli sul blog». Ne deriva che il punto nodale è il divorzio eventuale tra Casaleggio e Di Maio, perché scinderebbe il cuore dell’architettura pasticciata del M5S, e deciderebbe del destino del marchio e del blog.

Caccia ai consensi perduti

Al di là della disputa giuridica sulla forma, c’è infine una questione di sostanza, tutta politica: quanto vale il M5S? Qual è l’oggetto del contendere? Perché tutte e due le parti sanno bene che il patrimonio di 11 milioni di voti del famoso 32,7% conquistato alle politiche di marzo 2018 si è volatilizzato. «Abbiamo perso 8 milioni di voti in due anni», ha certificato Bugani commentando l’esito delle regionali dello scorso 20 e 21 settembre. L’unico potere dei Cinque Stelle, al momento, rimane quello di essere la prima forza in Parlamento, col condizionamento sul governo che ne deriva. Il resto va ricostruito. Per questo non si può escludere alcuno scenario, compreso quello di una scissione e della nascita di una nuova forza politica. Che vedrebbe Di Maio, Fico, Taverna, Lombardi e tutti i ministri remare in un’unica direzione: riprendersi i voti perduti, soprattutto al Sud.

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