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Casamonica, il business della famiglia «mafiosa» della Capitale

di Ivan Cimmarusti

(ANSA)

3' di lettura

Un impero criminale basato sull’usura e sulle estorsioni, «schermate» attraverso società di vendita di automobili. È il «sistema Casamonica», utilizzato dalla presunta associazione mafiosa per mascherare le attività illecite. Operazioni «opache» che si riscontrano anche nella gestione di una serie di beni immobili - la maggior parte abusivi - sparsi nella Capitale e affittati a soggetti extracomunitari. A fare lo screening “finanziario” del clan è stato il Gico di Roma della Guardia di finanza, consentendo alla Procura capitolina di eseguire tre diverse misure di prevenzione per un valore di 15 milioni.

L’organizzazione radicata nell’area Sud-Est di Roma
Secondo la Procura di Roma i Casamonica sarebbero una associazione di tipo mafioso. Lo dimostrerebbero gli accertamenti dei carabinieri ma anche gli interrogatori svolti dai collaboratori di giustizia, come Debora Cerreoni (ex moglie di un Casamonica), che ai pm ha raccontato la struttura dell’associazione. Tuttavia fin dal 2003 era stata sollevata una «assimibilità del clan Casamonica ad una associazione di stampo mafioso», proprio per il modo in cui era strutturata e operava nel territorio. L’operazione “Gipsy”, coordinata dai pm capitolina, aveva tracciato il profilo criminale della famiglia Sinti.

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Le misure di prevenzione
Ad oggi risultano sequestrati 15 milioni di euro attraverso tre diverse misure disposte sulla base di indagini del Gico della Guardia di finanza di Roma e due su accertamenti dei carabinieri del Nucleo investigativo. Stando alle verifiche i Casamonica avrebbero creato un impero basato sull’usura e sulle estorsioni regolarmente perpetrate ai danni di imprese con sede nell’area Sud-Est di Roma. La Guardia di finanza è riuscita a scoprire che i giri di usura ed estorsione sono abilmente «schermati» attraverso società di vendita di automobili. Delle sostanziali «scatole vuote» senza neanche una sede fisica ma con centinaia di contratti anomali relativi alla vendita di macchine. Operazioni «opache» che si riscontrano anche nella gestione di una serie di beni immobili - quasi tutti abusivi - sparsi nella Capitale e affittati a soggetti extracomunitari.

I traffici di cocaina con la ’ndrangheta
Gli atti giudiziari, inoltre, raccontano di una stretta alleanza tra i Casamonica e la ’ndrina degli Stangio. In ballo c’è l’acquisto di cocaina con grado di purezza pari a circa il 90% per un costo di 43mila euro al chilo. Gli inquirenti ne sono convinti: «Dalle frasi pronunciate (nelle intercettazioni, ndr) da Domenico Strangio emerge una pregressa conoscenza con i Casamonica e un notevole rispetto nei loro confronti, tale da indurlo a proporre un prezzo più basso di quello normalmente praticato per quel tipo di sostanza». Il dato è analizzato anche dal gip di Roma, il quale afferma che «tutta questa cocaina deve fare parte di un flusso continuo» legato a un «consolidato sistema di fornitura che pochi gruppi criminali possono assicurare. Tra questi certamente le ndrine e alcuni gruppi camorristi».

Interrogatori di garanzia
Intanto sono iniziati gli interrogatori di garanzia per le 33 persone, tutte del clan Casamonica, finite in manette. Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di fare parte di una associazione di stampo mafioso dedita al traffico e spaccio di droga, estorsione, usura e detenzione illegale di armi. Il primo a comparire davanti al gip è stato Angelo Di Guglielmi, difeso dall'avvocato Mario Giraldi, che si è avvalso della facoltà di non rispondere. Domani proseguiranno gli interrogatori e varranno ascoltati, tra gli altri, Consiglio, Luciano e Antonietta Casamonica.

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