dopo l’abbattimento delle ville abusive

Casamonica style, tra ori e mosaici cosa c’è dietro il trionfo del kitsch

di Serena Uccello


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Ansa

2' di lettura

Come aveva già capito Jeff Koons la gente ha perso il desiderio di ammirare la bellezza , le masse adorano il kitsch che è brutto ma felice. La riflessione di Koons ben si approprierebbe alle foto e alle immagini video circolate in queste ore e provenienti dalle ville dei Casamonica. Esaltazione certamente del brutto, e anche di un malintenso senso dell’allegria e di una presunta felicità, tutta fatta di potere e ricchezza. Un eccesso in confronto al quale, gli arredi del covo di via Bernini a Palermo di Riina (di cui peraltro si hanno solo descrizioni e non foto) o quella della villa di Corleone sembrano improntati alla medesima sobrietà di linee dei mobili Ikea. E se la villa di Walter Schiavone, fratello del boss Carmine Schiavone, detto Sandokan, completamente ispirata al film “Scarface”, ci era già apparsa come il tripudio dell’esagerazione, ecco prepariamoci ad alzare l’asticella.

Ammettiamolo certe soluzioni artistico-architettonico se non ci fosse l’attestazione documentaria delle foto faremmo fatica ad immaginarle. Leggiamo sulla bacheca Facebook del sociologo e scrittore Alberto Abruzzese: «A Duchamp e Cattelan i Casamonica fanno un “baffo”: ... quando gli estremi si toccano ... in effetti l'accostamento tra i gusti privati dei Casamonica e alcuni indirizzi dell'arte potrebbe fruttare alcune considerazioni inattese sia per quanto riguarda artisti che hanno avuto e hanno ruoli di primo piano nei mercati e consumi dell'arte sia per quanto riguarda “tribù” che in varia forma, in vari “linguaggi”, agiscono nella società civile con identità e valori radicalmente estranei».

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Valerio Spada, fotografo, artista, vincitore del Guggenheim Fellowship per le arti creative, è un profondo conoscitore del mondo criminale perché ha firmato Gomorrah Girl, in cui partendo da un fatto di cronaca - l’omicidio nel 2004 a Forcella della quattordicenne Annalisa Durante, colpita da un proiettile durante una sparatoria nel suo quartiere - racconta attraverso l’adolescenza nei luoghi contaminati dal crimine organizzato. Perché con la mostra I am nothing, ospitata da Camera nel 2017 ha raccontato la mafia siciliana, attraverso le storie di alcuni boss e latitanti, i segni della sua inesorabile penetrazione nel tessuto sociale per spiegare l’impatto e la deformazione sul costume, la mentalità, il linguaggio. A Spada le immagini dei Casamonica suggeriscono «un misto straordinario tra Gatto nero, gatto bianco di Kusturica e Scarface!». Un immaginario improntato al cinema, anzi del cinema imitazione nel tentativo di rincorrere la «creazione di un mondo Gipsy». In che senso? «Sì un unico grande villaggio nomade», dice, in cui in quel luogo si aggregano, si trovano, riproponendo quanto visto al cinema e in televisione. «Cinema e televisione che nel momento in cui mettono in scena queste storie si rifanno a queste realtà. Si crea dunque una specie di circolo vizioso». Un corto circuito tra imitante e imitato.

Per Enzo Ciconte, storico dell’organizzazioni criminali, autore di numerosi testi in particolare sulla ’ndrangheta, «questo genere di ostentazione, è la tipica ostentazione del parvenu che cerca attraverso l’ostentazione appunto della ricchezza di accreditarsi. I Casamonica vengono dall’Abruzzo non appartengono alla nobiltà mafiosa». Si mostrano e mostrano, niente a che fare con la strategia del basso profilo di Provenzano ad esempio.

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