svolta nelle indagini

Alessandria, confessa il proprietario della cascina esplosa. Indagata anche la moglie

La notizia del fermo di Giovanni Vincenti arriva nella notte, a poche ore dai funerali solenni di Antonino, Marco e Matteo nella cattedrale dei Santi Pietro e Marco di Alessandria, alla presenza tra gli altri del premier Giuseppe Conte, del presidente della Camera Roberto Fico e del ministro dell'Interno Luciana Lamorgese


Alessandria, per inquirenti esplosione cascina è atto doloso

2' di lettura

C'è una tentata frode all'assicurazione dietro la tragedia di Quargnento (Alessandria) per la quale i carabinieri hanno fermato la scorsa notte Giovanni Vincenti, il proprietario della cascina esplosa in cui tra il 4 e 5 novembre sono morti tre vigili del fuoco, e altri due sono rimasti feriti insieme a un carabiniere. Lo rende noto il procuratore di Alessandria Enrico Cieri nel corso di una conferenza stampa. L'uomo fermato ha fornito agli inquirenti una confessione «precisa, esaustiva», e che «riscontra le evidenze oggettive acquisite in precedenza», negando però l'intenzione di volere uccidere. La moglie di Vincenti è invece indagata a piede libero.

Tragedia causata da timer settato male
Giovanni Vincenti e la moglie erano «fortemente indebitati», ha spiegato il procuratore illustrando i particolari dell'operazione che ha portato al fermo di Vincenti. «Lo scorso agosto - rivela il magistrato - l'assicurazione dell'edificio era stata estesa al fatto doloso. Il premio massimale era di un milione e mezzo di euro». «Il timer era stato settato all'1.30 ma accidentalmente c'era anche un settaggio alla mezzanotte. Questo ha portato alla prima modesta esplosione che, ahimè, ha allertato i vigili del fuoco». L'esplosione doveva quindi essere una sola, ma l'errore nella programmazione del timer, collegato alle bombole del gas, ha provocato la tragedia.

A far crollare Giovanni Vincenti, reo confesso della tragedia di Alessandria, è stato il ritrovamento del manuale di istruzioni per il timer utilizzato per innescare le bombole di gas. «Il foglietto di utilizzo del timer era sul comò in camera da letto. È stato questo elemento a indurlo alla confessione», ha spiegato il magistrato rivelando il particolare ai giornalisti.

Pm: il fermato poteva evitare la tragedia in extremis
Un altro elemento emerso dalle indagini riguarda la possibilità, per Vincenti, di evitare in extremis l'esplosione che ha portatoalla morte di tre vigili del fuoco. «La notte della tragedia Vincenti è stato informato da un carabiniere che il primo incendio era quasi domato - spiega il procuratore -. Vincenti non ha detto che all'interno della casa c'erano altre cinque bombole che continuavano a far fuoriuscire gas. Era intorno all'1, ci sarebbe stata mezz'ora di tempo per evitare la tragedia». Il comandante provinciale dei carabinieri di Alessandria, colonnello Michele Angelo Lorusso, ha invece risposto «no comment» alla domanda se nell'esplosione di Quargnento sia coinvolto anche Stefano Vincenti, figlio dell'uomo fermato.

L'appello a Conte dei familiari
La svolta nelle indagini arriva nella notte, a poche ore dai funerali solenni di Antonino, Marco e Matteo nella cattedrale dei Santi Pietro e Marco di Alessandria, alla presenza tra gli altri del premier Giuseppe Conte, del presidente della Camera Roberto Fico e del ministro dell'Interno Luciana Lamorgese. «Dovete beccarli, dovete fare di tutto per beccarli», è stato l'appello che i parenti delle tre vittime hanno rivolto nell'occasione al presidente del Consiglio. «Bisogna capire perché e chi ha fatto questo», è l'invito pressante del comandante provinciale dei vigili del fuoco, Roberto Marchioni, nell'esprimere la «rabbia» dei pompieri di fronte a questa tragedia.

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