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Cascina Fossata rinasce con il social housing

Investire Sgr rilancia una ex cascina con un intervento da 18 milioni di euro. La struttura ospita 104 unità abitative, divise fra monolocali, bilocali e trilocali per esigenze differenti

di Maria Chiara Voci


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3' di lettura

Un unico intervento di riqualificazione del territorio: otto differenti destinazioni d’uso, dagli appartamenti temporanei a canone calmierato all’attività alberghiera e di residence, dal ristorante alla scuola materna, dal supermercato di prossimità alle botteghe artigiane, dagli orti urbani al giardino pubblico, fino a uno spazio polifunzionale e aperto alla città per eventi e conferenze.

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È stato tagliato ufficialmente, a Torino, il nastro di Cascina Fossata, progetto di social housing realizzato da Investire Sgr, società di gestione del Fondo Abitare Sostenibile Piemonte, partecipato dal FIA di Cassa Depositi e Prestiti e dalle fondazioni di origine bancaria del Piemonte tra le quali le torinesi Compagnia di San Paolo e Fondazione Crt.

Una ex cascina (nel tempo inglobata dalla crescita urbana dei quartieri Borgo Vittoria e Madonna di Campagna e fortemente degradata, dopo essere rimasta in disuso per anni) è stata in parte recuperata e in parte ampliata, con l’aggiunta di un corpo moderno, inframezzato da inserzioni di mura antiche conservate, a memoria del luogo. L’intervento, partito nel 2012, è in massima parte concluso ed è costato circa 18 milioni: restituisce una superficie di circa 14mila metri quadrati, di cui 3mila soggetti a vincoli ed è motore di rinascita per il contesto circostante.

«Un’operazione di ricucitura urbana - spiega Paola Delmonte, direttore della divisione investimenti di Cassa Depositi e Prestiti - che per la complessità sia delle forze in campo che delle attività sostenute non ha uguali in Italia. Ma che rappresenta, di fatto, il modello verso cui il fondo Fia, anche nelle sue successive rimodulazioni, vorrà sempre di più puntare». Un cantiere che ha richiesto la collaborazione di diverse professionalità, come spiegano Paolo Boleso e Luigi Goffredo di Investire Sgr «anche perché si è trattato di rigenerare un manufatto storico e di adattarlo a usi che hanno standard normativi e di sicurezza molto differenti l’uno dall’altro».

La struttura ospita 104 unità abitative, divise fra monolocali, bilocali e trilocali, che offrono risposte specifiche a esigenze differenti: dai progetti d’inclusione sociale, alle giovani coppie, alle famiglie, a lavoratori in trasferta, agli studenti. Il periodo di affitto massimo consentito è di 18 mesi e prevede tariffe a canone calmierato. Tutte le unità sono dotate di cucina a induzione, impianti di climatizzazione per riscaldamento e raffrescamento, connessione internet Wi-Fi in fibra e postazioni lan e sono collegate ad aree comuni interne al complesso, arricchito con orti e giardino. Due appartamenti sono destinati a residence e 55 sono le camere di albergo, queste proposte sul mercato libero (anche attraverso piattaforme per l’incontro fra domanda e offerta come Booking). La posizione periferica (ma connessa alla città) di Cascina Fossata, così come la sua vicinanza con lo stadio Delle Alpi, ne fanno una meta di appeal: al punto che (aperta nel luglio scorso) la struttura ha fatto registrare a novembre un tasso di occupazione residenziale del 97% mentre l’hotel, a regime, avrà una media di prenotazioni superiore al 66%. Il supermercato è già aperto da un anno: l’asilo privato, il ristorante e le botteghe artigiane inizieranno a funzionare nei prossimi mesi.

«Questo intervento di rigenerazione urbana - commenta Francesco Profumo, presidente della Compagnia di San Paolo - restituisce alla città uno spazio di incontro di qualità per intercettare la necessità di casa e di socialità in un contesto in cambiamento. Il progetto ha come prima finalità favorire nuove interazioni attraverso spazi di incontro e condivisione, di innovazione e tradizione oltre che di accoglienza». Nel portare a termine un processo così articolato, prosegue Giovanni Quaglia, presidente di Fondazione Crt «molto ha contato l’esperienza accumulata negli anni dalle Fondazioni piemontesi, che tanto si sono spese per venire in tema di emergenza e nuovi bisogni abitativi».

A rendere peculiare la storia del complesso è il modello di sviluppo, che ha visto Doc (la cooperativa di gestione di servizi socio educativi e turistico sociali, che opera nel settore dell’housing sociale attraverso la partecipata Sharing e a cui è affidata anche la conduzione dell'immobile) coinvolta fin dalle fasi preliminari. «Il processo è stato partecipato in tutte le sue fasi - spiegano Maria Teresa Rossi e Mario Ferretti, rispettivamente presidente e vice-presidente di Doc -. Il quartiere si è dimostrato molto permeabile nel coinvolgimento attivo. Anche se appena inaugurata, la struttura è già popolata nel corso della giornata, anche da persone che si ritrovano nel giardino pubblico, attrezzato con panchine e giochi per i bambini». Per il ristorante e le botteghe (che saranno in attività dal prossimo anno) è confermato, infine, l’impegno in prima linea di Slow Food (per bocca del suo fondatore e presidente, Carlo Petrini), disponibile a ragionare su una forma di collaborazione per restituire valore al territorio anche nell’offerta di un cibo etico, sano e a chilometri zero.

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