IMMOBILI & TRIBUNALI

Case all’asta: +25% in un solo anno

Lo rivela il Rapporto semestrale sulle aste immobiliari del Centro Studi Sogeea. Il valore complessivo stimato è di circa 3,5 miliardi. Simoncini: «serve un fondo di tutela per chi è in difficoltà»

di Laura Cavestri

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(Alexander Raths - stock.adobe.com)

Lo rivela il Rapporto semestrale sulle aste immobiliari del Centro Studi Sogeea. Il valore complessivo stimato è di circa 3,5 miliardi. Simoncini: «serve un fondo di tutela per chi è in difficoltà»


3' di lettura

Le case all’asta in Italia, rilevate al 31 dicembre 2019, sono 23.904 (di cui 194 sono le procedure che riguardano alberghi, bed & breakfast, motel, campeggi e simili) con un aumento del 25% rispetto allo scorso anno. Lo rivela il Rapporto semestrale sulle aste immobiliari del Centro Studi Sogeea, presentato questa mattina in Senato. Il valore complessivo stimato ammonta a circa 3,5 miliardi di euro, per un potenziale incasso per l’Erario di oltre 310 milioni di euro di imposte sulla casa.

Il quadro della situazione
È sempre la fascia di reddito medio-bassa – evidenzia il Rapporto – a pagare il tributo più rilevante alla crisi: il 67% delle case in vendita (quasi 2 su 3) ha un prezzo inferiore ai 100mila euro, percentuale che sale fino all’88% se si prendono in esame anche gli immobili il cui prezzo è compreso tra 100mila e 200mila euro, molto probabilmente appartenuti a impiegati, piccoli imprenditori, artigiani e commercianti. Categorie esposte a crescenti difficoltà e che, sul lungo periodo, si sono trovate a versare un dazio altissimo, arrivando a intaccare anche il patrimonio più prezioso come quello della prima casa.

Più della metà degli immobili residenziali in vendita (13.152 unità) si concentra nel Nord del Paese. A guidare la classifica, infatti, c’è la Lombardia (3.343). A seguire ci sono la Sicilia (2.720), il Lazio (2.565 immobili), il Veneto (2.265) e la Toscana (2.151). Sopra quota mille e 500 immobili anche il Piemonte (1702), la Campania (1.610).
A livello di province, invece, spiccano le 1.443 case all'asta di Roma. Seguono Vicenza (944), Catania (846) e Bergamo (800).

Sul versante turistico ricettivo le strutture all'asta sono 194. Firenze e Trento sono le città con più alberghi in vendita (13); seguono Grosseto (10) e Pistoia (8). Il mercato delle aste immobiliari, dunque, offre notevoli opportunità d’investimento. Molti istituti bancari mettono a disposizione strumenti finanziari ad hoc per procedere all’acquisto e i meccanismi di vendita all’asta sono trasparenti e semplici: chi ha disponibilità di denaro può realizzare dei veri e propri affari e c’è sempre la possibilità di farsi seguire da un tecnico o da un professionista del settore per avere la sicurezza di non commettere passi falsi.
Tra le numerose vendite all’asta sono presenti anche immobili di pregio come, tanto per fare degli esempi romani, il Cinema Adriano (Via Cicerone, valore 27 milioni); il Cinema Roma (Piazza Sonnino, valore 2,3 milioni); il Cinema Ambassade (via Accademia degli Agiati, valore 2,6 milioni); il Multisala Atlantic (Via Tuscolana, valore 11 milioni); il Daniel's Hotel (Via Frattina, valore 3,9 milioni); il secondo piano di Palazzo Fusconi Pighini (Piazza Farnese, valore 3,1 milioni).
Nel resto d’Italia si segnalano l’isola di Tessera (Venezia, valore 2,2 milioni); Villa Corner del XVI sec. (Monselice, valore 3,2 milioni); Villa Odescalchi (Como, valore 2,3 milioni e il Castello di Ozegna (Torino, valore 1,1 milioni).

Il parere
«Troppo spesso – ha sottolineasto Sandro Simoncini, docente di Urbanistica e di Economia delle Imprese all’Università Uninettuno e direttore scientifico del Centro Studi – quando parliamo di case all’asta ci si dimentica la storia “dolorosa” di quell’immobile. Chi compra oggi non la fa semplicemente per investire i suoi soldi, ma per realizzare un progetto di vita. Lo stesso progetto che per qualcun altro, purtroppo, è naufragato in un fallimento. Per questo sarebbe opportuno creare un fondo di salvaguardia che possa aiutare un imprenditore o un proprietario a conservare il proprio immobile».
In ogni caso, ha concluso Simoncini, «Un aumento del 25%rispetto all’anno scorso deve far riflettere il legislatore: non serve aumentare, come in passato, le vendite detassando le imposte sulle alienazioni degli immobili all’asta, ma occorre limitare il più possibile le posizioni debitorie, ormai così numerose e importanti».

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