Knight Frank

Case in montagna, chalet di lusso in tenuta

di Evelina Marchesini

(Marka)

3' di lettura

È un momento d’oro per investire negli chalet di classe delle Alpi. Parola di Knight Frank, che nel proprio “Ski property report 2017” prende in considerazione le case di lusso nelle più famose località alpine francesi e svizzere, tralasciando l'Italia, le cui location sciistiche - secondo Londra - non hanno i requisiti richiesti e non investono in infrastrutture quanto le cugine d'Oltralpe.

Francia contro Svizzera
Nella competizione tra i due Paesi, sul fronte degli apprezzamenti delle quotazioni su base annua, trionfa la Francia, che piazza peraltro Chamonix al primo posto in classifica nell' Alpine property index di Knight Frank, con una variazione del 4,8%, dopo una performance simile dell'anno precedente che porta il rincaro biennale vicino al 10%. «In generale, la forza del franco svizzero e le restrizioni all'acquisto di proprietà per i non residenti hanno generato una certa debolezza nelle quotazioni delle case in montagna», spiegano dalla casa londinese. La stessa blasonata St. Moritz persiste in una zona di stabilità (+0,5%) e le sole località in rincaro sono Gstaad (1,8%) e Andermatt (1,6%), la prima peraltro svettando a livello internazionale anche come la località alpina più cara, con un prezzo di 29.450 euro al mq. A livello complessivo, l'indice è sceso dell'1,8% su base annuale, con una netta differenziazione geografica: il mercato francese è salito in media dell'1%, quello svizzero scivolato del 5 per cento.

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I prezzi si riferiscono al rilevamento a fine luglio scorso (quindi non tengono ancora conto degli eventuali movimenti invernali) e riguardano residenze di alto livello con quattro camere da letto in location centrali. Includono sia il nuovo sia l'usato.

Investimenti in primo piano
«Gli investimenti in infrastrutture, sia attuali sia pianificati, fanno la differenza - spiegano sempre da Knight Frank - e possono essere di due tipi: impianti di neve artificiale e offerta di attività ad ampio raggio per rendere la località attraente anche in estate. Gli investitori nell'ultimo anno si sono mossi su questo secondo fronte, preferendo resort che garantiscano un rendimento da affitto anche finita la neve. E tra le località meglio posizionate ci sono Chamonix, Gstaad e Courchevel 1650». Va sottolineato che ormai circa il 25% dei turisti delle località alpine non scia, così che oltre alle piste e agli impianti contano oggi i parchi acquatici, le Spa e i sentieri per mountain bike.

In alternativa, è l'altitudine a fare da calamita, garantendo più neve ed esclusività. Così, a parte Gstaad, le località in cima alla classifica degli chalet più cari sono anche quelle con più “metri”: Courchevel 1850 con 25.125 euro al metro quadrato, St. Moritz con 19.914 euro al metro e Val d'Isere con 18.450 euro al mq.

«Il turismo in montagna è in continua evoluzione e le località che vogliono essere competitive devono adeguarsi e saper inventare qualcosa di sempre nuovo - spiegano da Knight Frank -. Le piste non sono più la sola attrazione». Nel 2008/2009 le località alpine francesi e svizzere avevano 80 milioni di visitatori-sciatori, numeri in diminuzione. La stagione 2015/2016 ha per esempio visto un calo dal 3,5% al 4,4% nel numero di sciatori e, anche chi va in montagna per le discese, cerca qualcosa di più: la qualità degli hotel e delle case, le Spa, i divertimenti. Chamonix nel solo settore sci investirà da qui al 2020, 60 milioni di euro. Crans Montana ha appena investito circa 35 milioni di euro tra impianti di innevamento artificiale, pattinaggio su ghiaccio e campo da golf, oltre che inaugurato Le Regents College e sono pianificati 153 milioni di euro per un nuovo hotel da 250 posti letto. St. Moritz ha investito 328 milioni tra stazione ferroviaria, Spa e infrastrutture varie e sono pianificati oltre 60 milioni di euro per nuovi impianti di risalita e collegamenti.

Casa in montagna, un buon investimento? Per Knight Frank ne emerge che, a 5 anni, lo chalet ha guadagnato in media il 6,2%, una residenza di pregio in centro a Londra il 10,1%, l'indice Ftse 100 il 31,3% e l'oro ha perso il 22,3 per cento.

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