Immobili

Case, la Ue prepara stretta su certificazione energetica per renderle più efficienti

La portata del rinnovo della classe energetica dovrà essere proporzionata allo stato di partenza dell’immobile, dovrà cioè essere fattibile rispetto alla categoria energetica di partenza. Saranno esclusi gli edifici storici

articolo corretto il 7 marzo alle ore 21,31

Manovra, sulla rete è il superbonus il tema più dibattuto

4' di lettura

Dal 2030 in poi, prima di poter vendere un immobile, il proprietario potrebbe essere chiamato a interventi di riqualificazione energetica, proporzionati allo stato di partenza dell’abitazione e alla classe di efficienza energetica che può raggiungere.
È una delle proposte allo studio della Commissione europea che, il 14 dicembre prossimo, presenterà un nuovo pacchetto di misure per ridurre le emissioni.

«Non commentiamo i documenti trapelati. Stiamo preparando una revisione della direttiva sul rendimento energetico degli edifici che intendiamo presentare presto». Questa la risposta di un portavoce della Commissione europea, interpellato dal Sole 24 Ore.

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Il piano di Bruxelles

Nel pacchetto ci saranno anche provvedimenti sul metano, sulla ’decarbonizzazione’ del settore del gas e per promuovere tecnologie e pratiche per aumentare l’assorbimento della CO2 da parte dei suoli agricoli e dell’industria.

Il pacchetto potrebbe subire modifiche anche sostanziali prima dell’adozione da parte del collegio dei commissari.
Sugli edifici, secondo quanto è stato confermato da fonti di Bruxelles dopo le anticipazioni de Il Messaggero, la Commissione vuole aggiornare la direttiva Ue del 2018 con obiettivi più ambiziosi per le case nuove, che dal 2030 dovrebbero essere a zero emissioni.
Per gli edifici vecchi la portata del rinnovo obbligatorio della classe energetica dovrà essere proporzionata e fattibile rispetto alla classe di partenza dell’immobile.

La nuova certificazione, potrebbe dunque diventare più stringente e sarebbe obbligatoria per gli edifici da costruire, da ristrutturare, in caso di vendita o di rinnovo dell'affitto. Agli Stati membri verrebbe richiesto di assicurare che dal 2027 gli edifici pubblici appartengano alla classe F e dal 2030 dovranno salire di una altro gradino alla classe E. Gli edifici residenziali, case e appartamenti, dovranno rientrare almeno nella classe F da gennaio 2030 e salire alla classe E dal 2033

Il peso dei costi sulla vendita

I costi dell’intervento dovrebbero poi entrare nel contratto di vendita. Dal campo di applicazione della nuova norma saranno esclusi gli edifici storici. L’introduzione graduale di standard minimi obbligatori di prestazione energetica per i diversi tipi di edifici sarà un elemento centrale della nuova direttiva.

Ma l’intervento sull’edilizia va oltre, in quanto una priorità del Green Deal. Non solo perché gli edifici sono responsabili del 40% del consumo energetico totale e del 36% delle emissioni di gas serra legate all’energia nell’Ue, ma anche perché le riqualificazioni creano lavoro. Centosessantamila posti in 10 anni nel solo settore dell’edilizia green, secondo le stime della Commissione.

L’intervento sugli immobili è quindi già previsto in altre proposte in discussione, come l’Ets sul riscaldamento o le norme sull’efficienza energetica, con l’obbligo per le amministrazioni pubbliche di rinnovare ogni anno almeno il 3% della superficie totale degli edifici di proprietà. Oltre alle regole, la nuova direttiva sull’efficienza energetica punterà a rimuovere gli ostacoli più comuni alla riqualificazione e indicherà nuovi strumenti per facilitare le ristrutturazioni da parte dei proprietari. In questo contesto si sta pensando di utilizzare la leva del credito e si sta valutando anche la possibilità di incentivare gli interventi delle società elettriche ed energetiche in quanto capaci di assumersi il rischio del finanziamento iniziale e di ripagare gli investimenti con i risparmi sull’energia.

Il no di Confedilizia

Decisamente contraria all’iniziativa della Commissione Ue la Confedilizia, dalla quale è giunto un secco (non seco come indicato per errore in precedenza) ’no’ all’ipotesi di legare la vendita degli immobili a determinati standard energetici, “una misura che lederebbe i diritti dei proprietari” sottolinea in una nota il presidente dell’organizzazione Giorgio Spaziani Testa.

Le proteste dei consumatori

«Al di là del fatto che non si capisce e non sappiamo quello che vuole fare la Commissione Ue, sia chiaro fin da ora che faremo le barricate contro qualunque norma che impedisca la libera vendita di una casa solo perché ha una bassa classe energetica» afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

«Si tratterebbe di fatto di un esproprio che impedirebbe la vendita di un edificio, visto che non tutti possono permettersi di ristrutturare un appartamento, magari ereditato, prima di poterlo vendere - prosegue Dona -. Sarebbe una violazione del diritto di proprietà privata fissato dall’articolo 42 della Costituzione» conclude Dona.

Rincara la dose il Codacons: «L'obbligo di rinnovo energetico prima della vendita per edifici e abitazioni è una idea ridicola che non potrebbe essere applicata in Italia».
«Non esiste alcun nesso – spiega il presidente Carlo Rienzi – tra il diritto di vendita di una proprietà privata e l'obbligo di efficientamento energetico che l'Ue vorrebbe mettere in capo ai proprietari di case. Un simile provvedimento, infatti, creerebbe un evidente squilibrio a danno di chi possiede una abitazione, porterebbe ad un rialzo ingiustificato dei prezzi delle case e bloccherebbe quasi del tutto il mercato immobiliare».
«Senza contare che una misura così ridicola e palesemente ingiusta verrebbe immediatamente bloccata dalla Corte Costituzionale e non potrebbe quindi essere attuata nel nostro paese», conclude Rienzi.

La precisazione

Secondo fonti europee, tuttavia, i dettagli del nuovo provvedimento sono molti, e ci sono non poche eccezioni previste. Il lavoro di definizione del testo legislativo non è ancora terminato, fanno sapere le stesse fonti.

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