il bando

Case a un euro a Taranto l’interesse dei paesi esteri

Dal Regno Unito alla Russia, i segnali di attenzione per la vendita comunale degli appartamenti nel centro storico del comune pugliese

di Domenica Palmiotti


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La parte più antica di Taranto è bagnata dai cosiddetti “due mari”, Mar Piccolo e Mar Grande, e collegata al resto della città dal famoso ponte girevole e un ponte di pietra.

4' di lettura

«La cosa che mi ha stupito è vedere arrivare al Comune di Taranto manifestazioni di interesse da Francia, Regno Unito, Finlandia, Russia, persino Corea. Non tarantini, ma persone a cui piacerebbe trasferirsi al Sud» osserva Francesca Viggiano, assessore al Patrimonio. Il bando col quale l’amministrazione mette sul mercato, al prezzo di un euro, sei edifici di proprietà nella città vecchia di Taranto, per un totale di circa 20 appartamenti, non è ancora pubblico - lo sarà a breve, si stanno definendo gli ultimi aspetti - ma già suscita interesse. Forse inaspettato nel Comune «ma è la dimostrazione che Taranto non è più una città respingente ma attrattiva» nota Augusto Ressa, assessore all’Urbanistica.

L’idea di offrire immobili pubblici al prezzo di un euro non è nuova. Sinora l’hanno sperimentata solo piccoli centri. «Taranto - evidenzia Viggiano - è la prima città capoluogo a farlo». L’idea guida è duplice: da un lato, mettere ordine nel patrimonio comunale che in città vecchia è imponente; dall’altro, coinvolgere risorse private accanto ai finanziamenti pubblici. «Dopo i crolli del 1978, a causa di vetustà e fatiscenza, sono stati tanti - spiega Viggiano - i privati che hanno dato le loro proprietà al Comune attraverso eredità, lasciti e donazioni. Abbiamo un gran numero di beni di proprietà, cui si aggiungono circa 300 cespiti il cui stato, però, non è ancora concluso e va completato, anche se riguarda aspetti minori».

Gli alloggi a un euro non hanno pendenze ereditarie. Sono ubicati in prossimità delle vie Duomo e Paisiello, tra le più importanti, e non sono confinanti con edifici «collassati». In città vecchia ve ne sono diversi, puntellati da grandi travi in ferro, oppure che hanno solo la facciata perché l’interno è quasi tutto crollato. Nelle case a un euro abiteranno famiglie, ma anche coppie di fatto o persone sole che decidono di mettersi insieme. «Nel momento in cui apriremo il bando - spiega Viggiano - gli interessati avranno 60 giorni per avanzare la loro richiesta che dovrà essere accompagnata da una fideiussione di 5mila euro. Una commissione giudicherà le richieste e attribuirà delle premialità, che sarà maggiore per le famiglie, a decrescere per le attività commerciali, sino a ridursi ulteriormente per i b&b. Una volta che il privato avrà il titolo abitativo, dovrà avviare i lavori di ristrutturazione». Saranno ovviamente a suo carico.

Per il ripristino di un intero edificio si calcola un costo che parte da 130mila euro e arriva intorno ai 200mila. Si fa una stima di 2.500-3.000 euro al metro quadro. Ciascun immobile sarà provvisto di quadro economico (il costo della ristrutturazione), dati catastali, di superficie e rilievi fotografici. «Qualora gli immobili vadano a più soggetti, il ripristino degli edifici - chiarisce Ressa - dovrà avvenire con un progetto unitario che tenga conto della pianificazione urbanistica comunale, del contesto storico e degli eventuali vincoli della Soprintendenza». L’offerta iniziale di sei edifici ha, per il Comune, un valore test. Se andrà bene e le premesse saranno confermate non si esclude un’offerta ulteriore. Oltre al bando, aggiunge Viggiano, «sarà aperta anche una call rivolta a quei privati che, intenzionati a cedere al Comune i loro beni, sinora non lo hanno ancora fatto in quanto non hanno raggiunto un’intesa tra loro». Un aspetto delle proprietà della città vecchia è infatti la frammentazione, con più eredi coinvolti su uno stesso bene. «A questi privati - annuncia Viggiano - diremo che hanno 60 giorni per formularci l’offerta. Dall’accettazione ci saranno tre mesi per definire il tutto».

Le case a un euro sono, spiega Ressa, «una delle tre direttrici di intervento. Le altre due sono l’housing sociale e la riqualificazione degli spazi pubblici e degli immobili storici comunali. L’housing sociale - aggiunge Viggiano - è un’operazione per la quale abbiamo già disponibili 20 milioni, di provenienza Contratto istituzionale di sviluppo. Ci rivolgeremo a professionisti, studenti, persone che vogliono risiedere in città vecchia. Il Comune riqualificherà questi immobili che saranno dati ad un canone determinato in base al reddito del richiedente». «La finalità delle case a un euro e dell’housing sociale è quella - chiarisce Ressa - di aprire la città vecchia a classi sociali diverse abbandonando la strada che ne aveva determinato la ghettizzazione». Abbandonata negli anni dai suoi abitanti, corrosa dal degrado, non solo urbanistico, impoverita socialmente ed economicamente e segnata da fenomeni che vanno dall’indigenza all’illegalità, la città vecchia tarantina cerca dunque di risalire la china. Di quest’isola bagnata dai due mari, Mar Piccolo e Mar Grande, e collegata al resto della città con i due ponti (quello, famoso, girevole, e quello di pietra), il Comune vuole fare una priorità. «La sua rigenerazione - sostiene Ressa - avrà effetti sul resto della città a partire dal Borgo, dove il volano sarà il restauro di Palazzo Uffici che è in corso. Sarà poi importante la mobilitazione delle risorse private accanto a quelle pubbliche».

Messi in pista 596 milioni di lavori, nel triennio 2020-2023, per cambiare il volto di Taranto e avviare una riqualificazione su larga scala. La città vecchia è destinataria di più fondi di cui 90 milioni del ministero Beni culturali. «Nella parte antica - annuncia Ressa - siamo già ai progetti definitivi e ora stiamo lavorando sugli esecutivi per il lungomare di via Garibaldi, il Cantiere Maggese e tre palazzi storici come Carducci, D’Ayala e Troilo che destineremo a finalità sociali, culturali ed espositive. Recupereremo anche l’interrato, il primo e secondo piano di Palazzo Amati dopo aver concluso il ripristino del pianterreno grazie anche a Fondazione Con il Sud».

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