Il Gruppo marchigiano

Caseificio Sabelli compie 100 anni, più business e nuove acquisizioni

di Michele Romano

 Una fase della lavorazione, a fianco uno degli stabilimenti

3' di lettura

Era il 1921 quando Nicolangelo Sabelli fonda a Bojano, in Molise, il caseificio che porta il nome di famiglia ed era il 1950 quando il figlio Archimede decise di trasferirlo nelle Marche. Cent’anni di crescita, scanditi da 4 passaggi generazionali all’interno di una famiglia che è sempre rimasta il pilastro più importante dell’attività. Cent’anni festeggiati da uno spot sulle reti nazionali, il primo nella storia aziendale, completamente girato nelle Marche, a testimoniare un legame inscindibile con il territorio tra passato a futuro.

Il presente di Sabelli è ben descritto dai numeri: 4 siti produttivi, 8 piattaforme distributive, 4 brand, 165 mila tonnellate di latte fresco lavorato all’anno, 550 tra dipendenti e collaboratori e 200 milioni di ricavi nel 2020, con un Ebitda che sfiora i 18 milioni a conferma di un trend di crescita continuo, che sarà confermato anche a fine 2021 (+5% è la stima del fatturato). Numeri sui quali la pandemia ha avuto un effetto minimo grazie alla recente riorganizzazione per aree di business: alla brusca frenata nella ristorazione, uno dei principali canali di vendita, è corrisposta una maggiore richiesta nei punti vendita della Gdo, a cominciare dalle mozzarelle multipack. «E tra segni positivi e quelli negativi, il bilancio consolidato ha tenuto», dice soddisfatto Simone Mariani, che guida l’azienda insieme al cugino Angelo Galeati. I due amministratori delegati sono i nipoti del quasi centenario Archimede Sabelli, oggi presidente onorario del gruppo, che si ostina a ricordare loro «di restare fedeli all'arte casearia e di disinteressarsi delle logiche di prezzo».

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La crescita è stata possibile anche per una serie di acquisizioni, che dal 2010 al 2018 hanno riguardato il caseificio teramano O’Hara, la trevigiana Trevisanalat, Ekolat in Slovenia e il caseificio genovese Val d’Aveto, ultimo arrivato in ordine di tempo e che dopo essere entrato nell’orbita Sabelli ha raddoppiato la produzione di yogurt. «Proprio la posizione finanziaria netta molto positiva potrebbe aprirci nuove opportunità per rafforzare la strategia di crescita esterna– anticipa Mariani – allontanando, almeno nel breve periodo, la possibilità della quotazione in Borsa».

Sopra uno degli stabilimenti

Il gruppo, che dal 1978 ha sede principale e 350 addetti ad Ascoli Piceno, è oggi una realtà consolidata nel mercato dei formaggi freschi di qualità: è il terzo polo nazionale nella produzione di mozzarelle (il solo stabilimento di Trevisanalat fattura 70 milioni) e l’unico a proprietà interamente italiana, ed è leader nei segmenti burrata (14% della produzione nazionale) e stracciatella (31,5%).

«Sono prodotti di alto profilo, la cui richiesta è costantemente in crescita e rappresentano per la loro freschezza e qualità della materia prima, una gratificazione emotiva per il consumatore» e con i quali costruire una strategia di penetrazione all’estero, che oggi vale il 12% del fatturato complessivo del gruppo. L’obiettivo è di arrivare velocemente al 30% con l’Europa, in particolare quella dell’Est, che rappresenta una buona opportunità: «In tanti puntano alla Francia, ma sono convinto che ci siano buone possibilità di business anche altrove», dice l’amministratore delegato, che strizza l’occhio soprattutto al segmento della ristorazione di qualità.

«Poter aumentare la produttività mantenendo inalterata la qualità è una scelta etica di lavoro e di rispetto per la materia prima, i prodotti, i clienti, i dipendenti, i fornitori», sottolinea Mariani.

Nei prossimi 12 mesi si completerà il primo contratto di sviluppo co-finanziato dal Mise attraverso Invitalia per un totale di 12 milioni, il primo che nelle Marche ha riguardato un’azienda dell’agroalimentare: 9 milioni sono stati investiti in impianti e attrezzature innovative nell'ottica 4.0, e per uno studio con l'università di Padova sulla proteina betacaseina A2 del latte, «quello delle mucche dei tempi di nonno Archimede, latte più digeribile rispetto alla più diffusa A1»; altri 3 milioni sono stati investiti per migliorare la qualità del latte e allungare la shelf life dei prodotti, mantenendo le caratteristiche di sicurezza, salubrità e qualità organolettriche.

Sul fronte del welfare aziendale, infine, Sabelli ha distribuito 500 euro a dipendente («un segno di gratitudine per il loro impegno nel caos del Covid») e sta realizzando un progetto pilota per l’introduzione di robot collaborativi negli stabilimenti, che si faranno carico di trasportare i carichi pesanti, alleggerendo il lavoro dei collaboratori, «obiettivo impensabile solo qualche anno fa».

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