LO STUDIO

«Caserme verdi» per l’Esercito con 1,5 miliardi di investimenti

Presentato oggi a Roma al Casd-centro alti studi difesa

di Marco Ludovico


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(Imagoeconomica)

3' di lettura

L’investimento necessario, un miliardo e mezzo. Rinnova in venti anni il patrimonio immobiliare dell’Esercito, realizza basi militari di nuova generazione, moltiplica le interazioni tra caserme e territori locali. Fino a rendere disponibili spazi, come asili e soprattutto strutture sportive, aperti al pubblico.

“Caserme verdi per l’Esercito-Studio per la realizzazione di grandi infrastrutture” è un documento oggi illustrato al Casd (Centro Alti Studi per la Difesa) alla presenza del ministro Elisabetta Trenta e del capo di Sme-Stato maggiore dell’Esercito, Salvatore Farina. Una scommessa quasi obbligata: le dislocazioni militari sono in gran parte frutto di un periodo storico superato. Le condizioni attuali, in diversi casi, mostrano «uno stato di degrado generalizzato». Fino a comportare «un serio rischio per l’incolumità del personale militare» come si legge nello studio.

Obiettivo 26 infrastrutture nuove, ecco la mappa
L’Esercito non si nasconde l’urgenza di un intervento dettato da diverse criticità negli attuali assetti immobiliari, molti realizzati più di 70 anni fa. I costi di manutenzione sono ormai esorbitanti, crescono a vista d’occhio. Lo studio, curato dal dipartimento Infrastrutture di Sme, ha ripreso dossier già avviati da tempo. Poi ha avuto un’accelerazione nell’ultimo anno con l’approdo alla guida dell’Esercito del generale Farina.

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Sono state individuate 26 infrastrutture. Al Nord est sono cinque: le caserme “Bafile” a Venezia, “Montesanto” a Gorizia , “Trieste-Baracca-Leccis” a Casarsa della Delizia/Orcenico (Pn), il comprensorio “Spaccamela-Bevilacqua-Zavattaro” a Udine e quello “La Comina” di Pordenone. Nel Nord ovest sono in ballo le caserme “Babini” a Bellinzago Novarese (No), “Riberi” a Torino, “M. Fiorito” a Candiolo (To), “Annibaldi e “Santa Barbara” a Milano, “ex Piazza d'Armi – Artale” a Piacenza e il comprensorio “Dalla Chiesa – Perotti” a Fossano (To).

«Gravitazione al Centro-Sud»
La nuova articolazione delle basi militari vede una maggiore concentrazione, in gergo militare “gravitazione”, dal nord verso il centro e il sud d’Italia. Si prevedono sei infrastrutture “verdi” nelle caserme “De Gennaro” a Forlì, “Setti” a Modena, “Mameli” a Bologna, “Bartolomei” a Cesano (Rm), il comprensorio di Camp Darby a Pisa e la Cecchignola nella capitale. Nel meridione sono interessate nove strutture: le caserme “Salomone” a Capua (Ce), “Libroia” di Nocera Inferiore (Sa), “Briscese” a Bari, “Floriani” a Torre Veneri (Le), “Sernia-Pedone” a Foggia, il comprensorio “Ronga-Gucci-Capone” di Persano (Sa); la “Crisafulli Zuccarello” di Messina, la “Mereu-Riva di Villasanta-Monfenera” di Cagliari, il poligono e la caserma “Pisano” di Capo Teulada (Ca).

I progetti pilota per partire subito sono quattro: uno, già avviato, alla Cecchignola. Poi, a seguire, le dislocazioni di Pordenone, Cesano e Foggia.

Moduli omogenei nei nuovi edifici
Dopo una configurazione così diversificata degli immobili militari nel corso della storia d’Italia ora serve procedere secondo criteri standard e uniformi. A partire dalle aree funzionali: il comando, l’area addestrativa, la logistica, gli alloggi e la zona sportiva-ricreativa. Di quest’ultima il documento parla a più riprese di «apertura alla cittadinanza locale», «fruibilità esterna» e di «aumentare l’integrazione con il tessuto sociale». Infrastrutture, tutte, da realizzare con un «basso impatto energetico». In coerenza e d’intesa con l’azione della Spe, la Struttura progetto energia costituita al gabinetto del ministro della Difesa.

Una scommessa cruciale
Quella di “Caserme Verdi” è una sfida strategica per il generale Farina, una delle più importanti per la forza armata. Tra i profili prioritari del progetto c’è il benessere del personale, a partire dal miglioramento della qualità degli ambienti di lavoro. Ma è l’aspetto finanziario la partita più avvincente. La stima di un miliardo e mezzo di costi è indicativa ma il dipartimento Infrastrutture di Sme ha già delineato un crono-programma di interventi. Non manca il confronto con gli oneri attuali di manutenzione, certi e documentati caserma per caserma.

Manutenzioni onerose, rischi in aumento
Da un raffronto su venti anni tra le spese di manutenzione delle strutture attuali e quelle necessarie per le caserme “verdi” emerge un risparmio dei costi di funzionamento di 450 milioni. Manutenzioni costose e patrimoni vetusti sono oggi sovraccarichi ormai patologici: non solo dell’Esercito, ma di tutte le forze armate. Nulla, del resto, fa escludere un seguito del progetto “Caserme Verdi” esteso anche alla Marina e all’Aeronautica.

Toccherà a governo e parlamento convalidare e riconoscere l’urgenza di rinnovare il patrimonio immobiliare della Difesa legato alla sua operatività. Il più rebus complicato, reperire le risorse. Ma la soluzione è obbligata. Perché i rischi, nelle condizioni attuali, sono ormai troppi.

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