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Cashback, addio o stop al superpremio: le ipotesi in campo per il restyling

Pressing di Lega e FdI sul governo: utilizzare quelle risorse per sostenere le aziende travolte dalle misure restrittive anti Covid

di Andrea Carli

Aggiornato il 18 marzo 2021, alle ore 14:30

Cashback, ecco come cambiano le regole da gennaio

4' di lettura

È stato uno dei biglietti da visita del governo Conte. Ora potrebbe avere i mesi contati nella peggiore delle ipotesi, o subire un forte ridimensionamento nella «migliore». È il cashback, l’operazione anti contante partita a gennaio dopo una fase sperimentale nel periodo natalizio che prevede il rimborso del 10% se si usano carte di credito, carte di debito e prepagate, bancomat e app di pagamento. Fino a 300 euro all’anno, cioè fino a 150 euro a semestre con almeno 50 pagamenti. Il rimborso massimo per singola transazione è di 15 euro.

Le ipotesi sul tavolo

Lo scenario attuale ancora una volta caratterizzato dall’esigenza di recuperare risorse da destinare alle attività che hanno dovuto chiudere a causa dell’aumento dei contagi coronavirus fa sì che le ipotesi siano due: lo stop anticipato a tutto il programma cashback (chiusura a luglio così da recuperare tre miliardi), o la chiusura solo del Super Cashback (ogni sei mesi i primi 100mila cittadini a fare più transazioni ottengono 1.500 euro, quindi con il Super Cashback è possibile guadagnare fino a 3mila euro all’anno). In entrambi i casi, si delineerebbe una marcia indietro sostanziale, più accentuata nella prima ipotesi, parziale nella seconda, nei confronti dell’iniziativa promossa dall’esecutivo precedente per disincentivare il contante.

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Le possibili occasioni per il restyling

L’occasione che potrebbe dare un colpo di spugna o promuovere un restyling al programma non è ancora definita. Tra le ipotesi che circolano, il decreto Sostegni, nell’ambito dei 15 miliardi di dote aggiuntiva che potrebbero prendere forma nell’ambito del Def da presentare entro il 10 aprile o ancora tramite un emendamento o una norma nel decreto Recovery, il super decreto di accompagnamento al Recovery plan. Nei prossimi giorni il quadro si dovrebbe chiarire.

La coperta corta dell’ultimo scostamento di bilancio

La scelta del presidente del Consiglio Mario Draghi di mettere più risorse per l’acquisto di vaccini nell’ambito del decreto Sostegni che venerdì 19 marzo dovrebbe arrivare sul tavolo del Consiglio dei ministri - il budget sarebbe di cinque miliardi, triplicato rispetto alle ipotesi iniziali - fa sì che la coperta delle risorse sia ancora una volta corta. I 32 miliardi previsti dallo scostamento di bilancio approvato a gennaio dal parlamento oltre ai nuovi sieri dovrebbero finanziare altri dossier: dagli aiuti per partite Iva e piccole imprese alla proroga degli ammortizzatori Covid-19, dal reddito d’emergenza alle cartelle esattoriali. La coperta appare già corta. Già si ipotizza che il governo, nell’ambito del documento di economia e finanza da presentare entro il 10 aprile, potrebbe essere chiamato a individuare una dote aggiuntiva da almeno 15 miliardi per dare solidità all’annunciato riordino degli ammortizzatori sociali, rendere credibile l’avvio della riforma fiscale ed evitare lo scalone previdenziale che si affaccia a fine anno con la fine della sperimentazione triennale di Quota 100.

Le perplessità di Draghi sul programma

Draghi, che ha annunciato l’intenzione di chiedere al parlamento l’autorizzazione per un nuovo scostamento di bilancio, non sarebbe convinto dell’utilità del programma per favorire l’uso della moneta elettronica fortemente voluto dal suo predecessore a Palazzo Chigi. L’ipotesi di una sforbiciata troverebbe contrari solamente i Cinque Stelle, che non sarebbero disposti a cancellare con un colpo di spugna un programma che ha caratterizzato la strategia anti evasione dell’esecutivo precedente.

Il nodo dei furbetti

Il programma dovrebbe scadere a giugno del 2022. Ma il condizionale è d’obbligo: nella nuova maggioranza non mancano le voci che mettono in evidenza due punti deboli: il costo ritenuto eccessivo e il fatto che sia emerso, grazie alla segnalazione dei gestori delle stazioni di servizio e dei distributori, un problema di «furbetti». Sono quelli che effettuano micro transazioni così da scalare la classifica di chi effettua più pagamenti con moneta elettronica, e aumentare le chances di vincere il Super Cashback di 1.500 euro ogni sei mesi. Si ha infatti diritto al Super Cashback se si rientra nei primi 100mila cittadini che hanno totalizzato, in un semestre, il maggior numero di transazioni con carte di credito, carte di debito e prepagate, bancomat e app di pagamento. La prassi di frazionare i pagamenti, va ricordato, è in linea con il regolamento nella versione attuale (in quella precedente, poi modificata, non era consentita).

Pressing di Lega e FdI: sostegno delle aziende

Il leader della Lega Matteo Salvini ha proposto di utilizzare i soldi del cashback per le aziende in crisi. Fratelli d’Italia chiede di destinare immediatamente le risorse del cashback alle imprese che sono state travolte dalle misure restrittive adottate per contenere i contagi coronavirus. «Siccome stiamo indebitando i nostri figli, i soldi non vanno buttati in cose cretine - ha sottolineato Giorgia Meloni -. L’Italia sta spendendo 5 miliardi di euro nel cashback, la lotteria degli scontrini, e ha messo 11 miliardi di euro sui ristori. Ho scritto a Draghi per chiedergli di togliere i 5 miliardi dal cashback e metterli sui ristori per le aziende».

Colao, è già stato un successo non mi preoccupa se ci fermiamo a metà

Sul tema è intervenuto il ministro dell'Innovazione tecnologica, Vittorio Colao in un’audizione alla Camera. «Il tema - ha spiegato - è di competenza del Mef, ma io non mi preoccupo molto del fatto che ci fermiamo a metà, è stato già ad oggi un grande successo, abbiamo un elevatissimo numero di strumenti di pagamento che sono stati registrati e molti italiani grazie al cashback hanno imparato cose che prima non facevano, l'effetto traino c’è già stato. Non voglio entrare nella valutazione - ha aggiunto - come ministero lo abbiamo supportato tecnicamente, ci sono sicuramente alcune migliorie di tipo tecnico, di struttura, o regole da cambiare, sono in contatto con altri ministri per valutare questo».

L’emergenza povertà

Considerato che l’emergenza sanitaria ha bruciato la terra su cui stava camminando il Reddito di cittadinanza, e che a fine 2020 l’incidenza della povertà assoluta è tornata a crescere sia in termini familiari (da 6,4% del 2019 al 7,7%), con oltre 2 milioni di famiglie, sia in termini di individui (dal 7,7% al 9,4%) che si attestano a 5,6 milioni, si discute sull’ipotesi di chiudere il piano per liberare risorse a sostegno dei poveri.

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